S&P vede grigio sul settore bancario
L'agenzia di rating ha ricordato che le prospettive di oltre la metà delle principali 50 banche europee restano negative. Non si salvano le banche italiane
di Edoardo Fagnani 16 dic 2009 ore 16:36Il responsabile di S&P ha evidenziato che nel 2009 le perdite sui crediti nelle principali banche europee dovrebbero ammontare a 180 miliardi di euro e non sono previsti miglioramenti nel 2010. Secondo Panichi, nel 2010 la redditività degli istituti sarà inferiore a quella media dell’ultimo decennio, in quanto le perdite sui crediti continueranno ad assorbire una significativa parte dell’utile. Inoltre, nei prossimi mesi sarà difficile replicare i risultati ottenuti nel 2009 dall’attività di trading.
Roberto Panichi ritiene che la potenziale nuova regolamentazione limiterà le opportunità di crescita delle banche e aggiungerà incertezza, almeno nel breve periodo.
Anche per l’Italia le prospettive per i prossimi trimestri restano negative, nonostante il taglio di rating sia stato inferiore rispetto a quelli effettuati sugli istituti europei. Secondo Renato Panichi, l’Italia è stata meno toccata dalle difficoltà di liquidità e dalla presenza di asset tossici.
S&P ha ricordato che nel 2009 ha tagliato il rating di 17 banche e istituzioni finanziarie italiane, oltre ad aver peggiorato le prospettive per altri 11 gruppi. Per contro l’agenzia non ha proceduto ad alcun miglioramento di rating. Panichi ha precisato che i tagli effettuati nel 2009 sono dovuti principalmente in seguito al deterioramento della qualità dell’attivo e al calo della redditività degli istituti. Tra i tagli di rating effettuati nel 2009 l’agenzia di rating ha ricordato quelli che hanno toccato Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare.
S&P ritiene che nel 2010 le perdite sui crediti degli istituti nazionali resteranno elevate, all’incirca sul livello di quelle del 2009, che l’agenzia stima nell’ordine dell’1,2% dei prestiti.
Renato Panichi ha segnalato quattro problematiche che peseranno sui rating delle banche italiane:
- crescita economica nazionale inferiore rispetto alla media europea;
- elevato rischio di credito nelle aziende;
- elevato rischio di concentrazione su singoli affidamenti;
- minore capacità dello stato italiano di supportare il sistema bancario rispetto alla media europea.
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