Rassegna stampa economica del 10 gennaio
di Mauro Introzzi 10 gen 2012 ore 09:53Il quotidiano economico indica che, pur mancando ancora qualche dettaglio e numerosi passaggi formali, la famiglia Ligresti è a un passo dall'accordo definitivo sul controllo della holding Premafin. L'opzione più gettonata è quella che vede l'ingresso di Unipol direttamente nel capitale di Premafin. La compagnia assicurativa delle coop "assumerebbe così un doppio onere" da un lato si farebbe carico del debito di Premafin da 322 milioni di euro, quindi promuoverebbe un aumento di capitale per mantenere le redini della controllara Fondiaria-Sai. L'ultimo passo sarebbe una fusione a tre tra Premafin, Fondiaria-Sai e Unipol.
Bonomi sceglie Montani per BPM (MF)
Secondo il quotidiano finanziario il numero uno della Popolare di Milano avrebbe scelto Piero Montani alla carica di consigliere delegato della banca. Il banchiere, ex amministratore delegato di Antonveneta e attuale numero uno di Banca del Mezzogiorno, sarà nominato ufficialmente oggi dai consigli di sorveglianza e di gestione. Nei board si parlerà poi del nuovo socio, Raffaele Mincione (all'8,27% della banca), e del rimborso del prestito convertendo. Secondo il quotidiano c'è sul tavolo l'ipotesi di un bond con rendimento interessante.
Teheran vuole chiudere il buco con Eni (MF)
Il quotidiano finanziario riporta le parole di Mohsen Ghamsari, capo degli affari internazionali della Nioc (la compagnia petrolifera di stato iraniana). Il petroliere ha dichiarato che sarà ripagato il debito di 2 miliardi di dollari contratto con Eni a base di forniture di petrolio. Il timore di un mancato pagamento aveva preso forma dopo l'accordo preliminare sull'imposizione di sanzioni sul'esportazione di petrolio iraniano all'Unione Europea.
Limporto in questione sarà restituito al cane a sei zampe sulla base dei contratti buyback.
Marchionne: "Tra Torino e Detroit scelta difficile" (La Repubblica)
Il quotidiano diretto da Ezio Mauro riporta le parole pronunciate da Sergio Marchionne sulla scelta della sede del nuovo gruppo nascente dalla fusione tra Fiat e Chrysler. Una scelta, che vale da sola 10mila posti di lavoro, che arriverà tra un paio d'anni e che sarà compiuta dai manager di Fiat "e non da altri". Il manager italo-canadese ha puntualizzato che la sede sarà decisa al momento della fusione e dopo la conclusione della trattativa con il fondo Veba sul resto delle azioni di Chrysler (pari al 41,5%).
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