Pictet modifica il peso sui bond
I gestori hanno inserito una quota di valute dei Paesi Emergenti, mentre non hanno modificato la strategia di investimento nel segmento azionario
di Edoardo Fagnani 17 nov 2009 ore 15:37Da un estratto della “Nota di Strategia di Pictet Funds” datata 10 novembre 2009, Andrea Delitala e Marco Piersimoni, Investment Advisory di Pictet Funds, hanno evidenziato che nel mese di ottobre i dati macroeconomici “sono stati ancora discreti, ma di tono inferiore a settembre e, talvolta, sotto le attese”. In particolare, secondo i due gestori di Pictet Funds “la maggiore delusione è arrivata dal mercato del lavoro USA dove la disoccupazione è balzata oltre il 10% con largo anticipo sulle peggiori previsioni”.
Delitala e Piersimoni hanno evidenziato che “in ottobre è riapparsa la volatilità dopo mesi di progresso quasi ininterrotto, proprio a causa del timore che la Fed potesse segnalare la fine della terapia intensiva monetaria”. Tuttavia, la scelta del FOMC di non modificare la propria politica economica ha allontanato questa minaccia.
Anche in questo mese Andrea Delitala e Marco Piersimoni non hanno modificato la strategia di investimento nel segmento azionario.
I due gestori di Pictet Funds hanno evidenziato che “dopo i massimi del 19 ottobre gli indici azionari hanno corretto fino al 6-8% per poi recuperare quasi tutto”. Delitalia e Piersimoni hanno aggiunto che “i profitti aziendali negli Stati Uniti sono stati soddisfacenti anche nel trimestre appena concluso, con un tasso di sorprese positive superiori all’80%”. A livello settoriale, i due gestori mantengono un peso superiore nel settore informatico, mentre rimane sottopesato il settore dei beni voluttuari. A livello geografico tutte le aree restano neutrali.
Modifiche minime nel comparto obbligazionario, dove Delitalia e Piersimoni hanno evidenziato che “le obbligazioni archiviano un mese negativo non solo a consuntivo ma persino durante lo storno azionario, il che avvalora la decisione di ridurne la durata finanziaria”. Secondo i due gestori non è stata favorevole la scelta di ridurre il peso dei Corporate bond “i cui spread hanno continuato a contrarsi marginalmente”. Tuttavia, Delitalia e Piersimoni hanno difeso quella scelta “perché il rischio tasso è divenuto la componente principale di volatilità anche su questi titoli”.
In particolare, i due gestori hanno mantenuto la quota strategica di titoli indicizzati all’inflazione (20% del reddito fisso) e il debito dei Paesi Emergenti in valute forti e hanno inserito una quota di valute dei Paesi Emergenti “il cui apprezzamento, per quanto frenato dalle autorità locali, è giustificato dai fondamentali e invocato dal FMI che per questa via auspica il riequilibrio della crescita mondiale a favore dei Paesi sviluppati”.
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