Parmalat, i fondi contro Bondi
I fondi non condividerebbero alcune linee delle strategie di Bondi, soprattutto sotto il profilo della politica dei dividendi. I giudizi degli analisti
di Edoardo Fagnani 28 gen 2011 ore 14:03Un gruppo di investitori di lungo termine, costituito da Skagen AS, Mackenzie Financial Corporation, Zenit Asset Management AB, i quali detengono direttamente o indirettamente il 15,3% delle azioni di Parmalat, hanno firmato un accordo di coordinamento. L’obiettivo degli investitori è di presentare una lista di undici candidati per l’elezione del consiglio di amministrazione di Parmalat e una lista di cinque candidati (due dei quali sindaci supplenti) per l’elezione del collegio sindacale, che verranno presentati e votati alla prossima assemblea degli azionisti di Parmalat. La lista è alternativa all'attuale board di Parmalat, guidato da Enrico Bondi. I fondi non condividerebbero alcune linee delle strategie di Bondi, soprattutto sotto il profilo della politica dei dividendi.
Il Sole 24 Ore di giovedì 27 gennaio ha ipotizzato la candidatura di Rainer Masera alla presidenza di Parmalat, mentre altri quotidiano non escludono l’ipotesi di Carlo Salvadori.
Il Sole 24 Ore di venerdì 28 gennaio ha segnalato che anche i sindacati avrebbero chiesto a Parmalat di accelerare sul piano di crescita del gruppo in Italia e all’Estero, avallando la tesi proposta dai fondi di investimento.
Intanto, gli analisti di Exane hanno migliorato il giudizio su Parmalat, portandolo da “Underperform” (farà peggio del mercato) a “Neutrale”. Gli esperti hanno alzato da 2 euro a 2,3 euro il target price. Intermonte, invece, ha ritoccato al rialzo il prezzo obiettivo sulla società, alzandolo da 2,5 euro a 2,55 euro. Gli esperti consigliano l’acquisto delle azioni in ottica speculativa. Gli analisti di Equita sim hanno alzato da 2,08 euro a 2,8 euro il target price sul gruppo di Collecchio, in quanto considerano il titolo interessante a livello speculativo. Gli esperti ora consigliano l’acquisto delle azioni.
Tango bond
Plus, l’inserto del sabato de Il Sole 24 Ore, ha risposto alle e-mail inviate da alcuni lettori che hanno investito nei bond della Repubblica Argentina andati in default nel 2001. Il settimanale ha ricordato che per interrompere i termini di prescrizione è necessario inviare alla banca una raccomandata in cui indicare la data del contratto stipulato con l’istituto e specificare che si intende tutelare i propri interessi, in quanto parte lesa per aver sottoscritto i bond andati in default. Plus consiglia di inviare la raccomandata anche se si è aderito all’offerta pubblica di scambio effettuata nel 2005 e se si è richiesto l’intervento della TFArgentina. Il settimanale ha segnalato che il titolo con codice ISIN: XS0209139244, legato al PIL dell’Argentina, non ha pagato alcun interesse, in quanto il Pil del paese sudamericano non ha superato la soglia che fa scattare l’assegnazione della cedola.
Lehman Brothers
Il Sole 24 Ore di giovedì 27 gennaio ha fornito un aggiornamento sulla questione dei rimborsi per i risparmiatori che avevano investito in titoli e derivati emessi da Lehman Brothers. Il quotidiano finanziario ha evidenziato che l’amministratore Alvarez&Marsal ha accolto le proposte avanzate dal fondo hedge guidato da John Paulson che ha proposto di elevare il rimborso per alcuni obbligazionisti del’ex colosso bancario statunitense. Tra questi ci sarebbero anche gli obbligazionisti italiani, che potrebbero ottenere il 24% di quanto investito inizialmente. La precedente proposta prevedeva un rimborso del 20%. Il Sole 24 Ore ha evidenziato che il nuovo piano penalizza coloro che avevano investito in derivati. A questo punto le nuove proposte devono avere il via libera dei diversi gruppo di creditori di Lehman Brothers.
Alitalia
Il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, ha dichiarato che non ci sono novità in merito alla compagine azionaria della compagnia aerea. Il manager ha ribadito che esiste un lock-up che lega i soci per quattro anni.
General Motors – Ford
Il Sole 24 Ore di domenica 23 gennaio ha ricordato che entro l’11 febbraio gli obbligazionisti italiani di General Motors dovranno depositare la documentazione presso la corte di New York per approvare il piano di ristrutturazione del colosso automobilistico. Il quotidiano finanziario ha precisato che sulla questione l’Associazione Bancaria Italiana ha chiesto l’intervento della Consob. Infatti, le banche potrebbero essere obbligate a gestire i voti per gli obbligazionisti, con la conseguenza che i risparmiatori non riescano a votare o, addirittura perdere i rimborsi. Il Sole 24 Ore di venerdì 28 gennaio ha scritto che l’ABI avrebbe chiesto ai legali di General Motors di far slittare la data per il voto al piano di ristrutturazione.
Il Sole 24 Ore di martedì 25 gennaio ha riportato la notizia che Toyota ha mantenuto anche nel 2010 la leadership globale nelle vendite di autoveicoli. Tuttavia, la distanza con General Motors si è notevolmente ridotta. Lo scorso anno il colosso giapponese ha venduto 8,42 milioni di auto, contro le 8,39 milioni del gruppo automobilistico statunitense. Il quotidiano finanziario non esclude che nel 2011 General Motors possa sopravanzare Toyota e ha segnalato che lo scorso anno il colosso statunitense ha venduto più automobili in Cina (2,35 milioni, compresi i partner locali) rispetto agli Stati Uniti (2,21 milioni).
Secondo quanto riportato da alcune agenzie si sarebbero arenate le trattative tra General Motors India e Piaggio per una partnership nei motori diesel.
MF di venerdì 28 gennaio ha scritto che General Motors ha rinunciato a prestiti federali per un ammontare di 14,4 miliardi di dollari. Queste risorse sarebbero servite per rendere più efficienti le vetture sul lato dei consumi.
Piaggio
Il numero uno di Piaggio, Roberto Colaninno, ha confermato l’obiettivo di vendere 250mila veicoli in India nell’esercizio in corso. Il manager si è dichiarato soddisfatto dei risultati del 2010.
Secondo quanto scritto su Il Sole 24 Ore di venerdì 28 gennaio nel periodo 2010/2013 la società motociclistica dovrebbe generare un flusso di cassa di circa 500 milioni di euro. Di queste risorse 300 milioni saranno utilizzati per finanziare gli investimenti, 50 per ridurre l’indebitamento e i restanti 150 milioni potrebbero essere destinati a rafforzare il capitale e a remunerare gli azionisti. Intanto, Roberto Colaninno ha dichiarato che Piaggio sta trattando con alcuni potenziali partner in Cina.
It Holding
Il Mondo ha scritto che un gruppo di investitori di Dubai sarebbe interessato a rilevare il marchio Gianfranco Ferré messo in vendita da It Holding. Il settimanale ha ricordato che nei giorni scorsi il fondo Prodos aveva rinunciato all’acquisizione della maison.
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Quotazioni: PARMALAT
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