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Parmalat, contrasti sul dividendo

Il fondo di investimento McKenzie Cundill avrebbe richiesto alla società di distribuire la ricca cassa, attraverso un dividendo straordinario

di Edoardo Fagnani 26 feb 2010 ore 14:05
Gentili lettori,
per utilizzare in modo corretto questa rubrica è importante tenere presente che:
- la rubrica ha lo scopo di monitorare per voi tutte le notizie importanti che vengono pubblicate settimanalmente sulle società italiane e i principali gruppi internazionali che hanno emesso Corporate Bond; non abbiamo incluso i gruppi più solidi, perché riteniamo del tutto improbabile un loro default;
- la rubrica non intende fornire analisi e valutazioni sulle società emittenti, o notizie specifiche sulle loro emissioni obbligazionarie, ma semplicemente effettuare il monitoraggio della stampa per consentirvi di reperire notizie che magari vi erano sfuggite. Chiaramente spesso da quelle notizie si possono trarre informazioni utili per valutare lo stato di salute della società, e quindi anche eventuali problemi sul rimborso delle emissioni;
- la rubrica è di fatto una rassegna stampa settimanale, quindi non contiene analisi e giudizi di chi la redige. In ogni caso, qualsiasi notizia o commento contenuto nella rubrica non può essere interpretato come sollecitazione a fare o non fare, acquistare o vendere. Qualsiasi decisione di investimento o disinvestimento sarà presa da voi in totale autonomia.


Ecco le notizie pubblicate dalla stampa nella settimana in corso:


Parmalat
Parmalat ha chiuso il 2009 con ricavi per 3,96 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% rispetto ai 3,91 miliardi realizzati nell’esercizio precedente. Il margine operativo lordo è balzato del 16,2%, passando da 316,6 milioni a 367,8 milioni di euro. In calo, invece, l’utile netto, che è sceso da 372,8 milioni a 615,4 milioni di euro. A fine anno la posizione finanziaria netta era positiva per 1,38 miliardi di euro, in miglioramento rispetto agli 1,11 miliardi di inizio 2009. Per l’esercizio in corso Parmalat prevede un giro d’affari di 4 miliardi di euro e un margine operativo lordo 365 milioni. Il management di Parmalat ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,104 euro per azione, in calo rispetto agli 0,173 euro staccati lo scorso esercizio. La cedola sarà distribuita il 19 aprile. L’importo comprende gli 0,041 euro staccati lo scorso autunno in qualità di anticipo. L’ammontare complessivo del dividendo è pari a 178,65 milioni di euro, mentre l’esborso totale sarà di 108,82 milioni.
MF e Il Sole 24 Ore di venerdì 26 febbraio hanno riportato alcune dichiarazioni del fondo di investimento McKenzie Cundill, primo azionista di Parmalat, con una quota del 7,7% del gruppo di Collecchio. I rappresentanti del fondo avrebbero richiesto ufficialmente al management della società alimentare di distribuire la ricca cassa dell’azienda, considerando che a fine 2009 Parmalat poteva contare su una posizione finanziaria netta positiva per 1,38 miliardi di euro. McKenzie Cundill ritiene che Parmalat sia sovracapitalizzata e ha ipotizzato un’eventuale distribuzione della liquidità attraverso un dividendo straordinario e il riacquisto di azioni proprie.
Il Sole 24 Ore di sabato 20 febbraio ha riportato la notizia che il tribunale di New York ha rigettato la richiesta di risarcimento intentata contro Bank of America da alcuni fondi di investimento per i titoli emessi dai veicoli situati alle isole Cayman che avevano finanziato Parmalat in Brasile. Il giudice ha ritenuto che la banca statunitense non avesse responsabilità su queste emissioni. Il quotidiano italiano ha ricordato che Bank of America resta coinvolta nei processi in corso in Italia. Intanto, a Parma è stato interrogato l’ex tesoriere di Parmalat, Franco Gorrini, in merito ai conti del Parma Calcio, quando era sotto la gestione del gruppo di Colecchio.
Parmalat ha comunicato che a seguito del procedimento di accreditamento delle azioni e dei warrant ai creditori della società, il capitale sociale del gruppo di Collecchio è passato da 1.714.314.528 azioni a 1.727.300.338 azioni.
Parmalat ha raggiunto un accordo con Parmalat Capital Finance, in liquidazione nelle Cayman Islands. Come parte della transazione, Parmalat libererà 5,6 milioni di azioni precedentemente emesse a favore di Parmalat Capital Finance e attualmente sotto sequestro al tribunale di Parma ed assegnerà 12,4 milioni di azioni nuove (già emesse) a favore di Parmalat Capital Finance rinunciando al contempo alle proprie insinuazioni nel fallimento di Parmalat Capital Finance alle Cayman Islands. Parmalat Capital Finance rinuncerà a tutte le sue pretese nei confronti di Parmalat, in tutto il mondo, incluse le insinuazioni tardive nei confronti di Parmalat e quelle da socio unico verso Parmalat Finanziaria. Parmalat Capital Finance cederà inoltre a Parmalat il suo credito da finanziamento a Parmalat de Venezuela (45 milioni di dollari più interessi) e altre sue pretese minori. Con la cessione del finanziamento a Parmalat de Venezuela, questa controllata ritorna nella piena e incondizionata disponibilità di Parmalat.
Parmalat ha comunicato che entro la fine del 2010 potrebbe tenersi l’udienza di Appello nell’ambito della causa intentata contro la società di revisione Grant Thornton. Nessuna novità, invece, sulla causa intentata contro Citigroup.

General Motors – Ford
Il Sole 24 Ore di sabato 20 febbraio ha scritto che Opel, la controllata tedesca di General Motors, ha deciso l’assunzione di 600-700 lavoratori in Polonia che si occuperanno della produzione del nuovo modello della Astra.
Il Sole 24 Ore di martedì 23 febbraio ha riportato le dichiarazioni del governo tedesco, che ha chiesto a General Motors un maggiore impegno finanziario nel salvataggio di Opel. Il piano del colosso statunitense prevede aiuti pubblici per 2,7 miliardi di euro, mentre l’impegno di General Motors dovrebbe essere limitato a 600 milioni. Al governo tedesco è stata richiesta una linea di credito da 1,5 miliardi di euro.
Secondo quanto scritto sul Financial Times di mercoledì 24 febbraio sarebbe a rischio la vendita del marchio Hummer, attualmente controllato da General Motors, a una società cinese. Il governo della Cina, infatti, avrebbe contestato le modalità dell’operazione. Il colosso automobilistico statunitense ha minacciato la chiusura di Hummer, qualora non andasse in porto l’accordo con il gruppo cinese.

Tango bond
Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, un tribunale avrebbe ribadito il divieto per il governo del paese sudamericano all’utilizzo delle riserve monetarie per il pagamento dei debiti con i paesi esteri. 

Finmatica
Plus, l’inserto del sabato del quotidiano Il Sole 24 Ore, ha riportato un breve sunto della storia di Finmatica, partita con un collocamento spumeggiante e terminata con il fallimento dell’azienda, passando per l’emissione di un bond mai rimborsato. Il settimanale ha scritto che l’ex numero uno di Finmatica, Pierluigi Crudele, oggi si occupa di consulenza finanziaria.

Snia
Snia ha comunicato che Caffaro Chimica (società in liquidazione in Amministrazione Straordinaria) ha richiesto al Tribunale di Milano di dichiarare lo stato di insolvenza della capogruppo Snia. Qualora il Tribunale di Milano dichiarasse lo stato di insolvenza di Snia, ciò determinerebbe l‘estensione della procedura di Amministrazione Straordinaria in capo alla società.

Safilo
Safilo ha comunicato che il Presidente Vittorio Tabacchi, il Vice Presidente Esecutivo Massimiliano Tabacchi e l’amministratore Ennio Doris hanno rassegnato le proprie dimissioni dalle cariche ricoperte. Di conseguenza, l’intero Consiglio di amministrazione si intende decaduto con effetto dall’Assemblea ordinaria che procederà alla nomina del nuovo organo consiliare.
Dalle comunicazioni di internal dealing pubblicate sul sito di Borsa Italiana emerge che l'amministratore delegato del gruppo, Roberto Vedovotto, lo scorso 19 febbraio ha acquistato 456mila azioni Safilo a un prezzo unitario di 0,31 euro, in un'operazione dal controvalore di poco superiore ai 141mila euro.

It Holding
Secondo quanto scritto su Il Sole 24 Ore di martedì 23 febbraio, l’ex numero uno di It Holding, Tonino Perna, sarebbe indagato anche dalla procura di Campobasso, con l’accusa di frode doganale e false fatturazioni.

Fin.Part – Cerruti
MF di martedì 23 febbraio ha dedicato ampio spazio alla situazione di Cerruti 1881 che dal settembre del 2008 è passata dalla gestione Fin.Part a quella del fondo statunitense Matlin Patterson. Il gruppo italofrancese punta al rilancio in grande stile e prevede di tornare all’utile nel 2012. Per l’esercizio in corso è stimato un fatturato nell’ordine dei 165 milioni di euro, rispetto ai 137 milioni del 2009.

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