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Rassegna stampa del 21 aprile 2017

di Mauro Introzzi 21 apr 2017 ore 07:12 Le news sul tuo Smartphone

Consob: possibile eliminare la Tobin tax (Il Sole24Ore)

Il quotidiano riporta le parole pronunciate ieri nel corso di un’audizione alla Camera dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sulla situazione del mercato italiano.

Secondo Vegas l’introduzione di una flat tax per attirare imprenditori e manager che delocalizzando a venire in Italia è una manovra positiva mentre la Tobin tax potrebbe essere eliminata. Quest’ultima è una di quelle imposte che “non danno gettito, disincentivano e basta, e bisognerebbe fare un ragionamento se vale la pena di mantenerle”.

Il Sole24Ore mette in evidenza che il numero uno di Consob ha invece denunciato “rischi di marginalizzazione” per il mercato azionario di Milano, rispetto ai circuiti Euronext e Deutsche Boerse. Vegas ha infatti spiegato che “Piazza Affari avrebbe un futuro molto più interessante se, come dovrebbe essere, il clearing europeo dei titoli trattati in euro venisse tolto da Londra e delocalizzato su Milano”.

 

Banca Imi: i tre titoli da Pir al top (MF)

Il quotidiano finanziario riprende un report in cui Banca Imi ha selezionato, tra una settantina di azioni, i 3 titoli migliori alla luce della normativa sui Pir, i Piani Individuali di Risparmio. Secondo gli esperti della banca d’affari italiana i migliori sono Anima, Ivs e La Doria, titoli bollati con un “buy” (acquistare).

Anima ha per Banca Imi un prezzo obiettivo di 6,8 euro, in target che include una probabilità del 50% di un’acquisizione di Aletti Gestielle, che, sulla base delle stime degli esperti sarebbe accrescitiva in termini di utili per azione 2018 di oltre il 15%.

Ivs ha invece un target price a 14,1 euro: la società sarebbe a sconto rispetto ai peer. La Doria è valutata 10,3 euro: anche essa sarebbe ad altissimo sconto rispetto ai comparabili.

 

Sempre più estero in Unicredit. Mustier: avanti con la crescita (Corriere della Sera)

Il quotidiano mette sotto la lente l’azionariato di Unicredit alla luce dell’assemblea degli azionisti di ieri. Nella compagine dei soci, dopo il maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro dello scorso febbraio, quelli esteri controllano circa due terzi del capitale dell’istituto. Il Corriere evidenzia anche l’assottigliamento delle due categorie di soci che hanno accompagnato l’istituto — l’allora Credito Italiano — fin dalla privatizzazione del 1993: le fondazioni, ora al 6% (con Crt e CariVerona entrambe all’1,8%), e il popolo dei risparmiatori, sceso al 13% dal 28% circa dello scorso mese di novembre

Secondo l’amministratore delegato Mustier, che ha definito Unicredit una vera e propria public company, è un segno dell’attrattività del gruppo e più in generale delle banche italiane e del Paese.

 

Bonus ai manager: l’attacco dei Fondi alle società italiane (La Repubblica)

Il quotidiano scrive che Iss, il proxy advisor “che orienta il voto dei propri clienti istituzionali”, starebbe consigliando ai propri associati di opporsi - nelle assemblee - ai piani di incentivazione a lungo termine e alle politiche di remunerazione per i manager. 

In 2 assemblee recenti, quelle di Eni e Snam, è già successo: in quella di Eni il 22% dei presenti ha votato contro o si è astenuto, in quella di Snam il 66,95% del capitale sociale (praticamente la totalità dei presenti) ha approvato il bilancio e la distribuzione dei dividendi mentre solo il 54,08% ha votato il piano di incentivazione a lungo termine e ancora meno, il 41,32% del capitale, ha approvato la politica di remunerazione.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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