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Lugano Addio?

Ecco come cambiera’ il segreto bancario in Svizzera & C. se l’accordo con l’Ocse venisse ratificato. Intanto il caso Ubs e quello Lgt mostrano che sono i banchieri “pentiti” (o meglio coloro che vendono i nominativi dei propri clienti) i veri nemici degli evasori.

di Redazione Soldionline 10 nov 2009 ore 14:30
Articolo a cura di Salvatore Gaziano

tratto da www.rientrocapitali.it : la prima rivista online (e gratuita) dedicata interamente alla scudo fiscale


Il segreto bancario svizzero non assomiglia ancora a una forma di formaggio piena di buchi ma certo è stato messo in discussione. E il caso che ha creato la prima grande crepa è stato il cosiddetto caso UBS. Che ha visto il governo degli Stati Uniti contro una delle principali banche svizzere a cui è stato chiesto di fornire l’elenco dei 52.000 cittadini americani titolari di conti all’estero. Intenzioni non proprio pacifiche visto che l’obiettivo era stanare quelli che il Fisco Usa considerava evasori fiscali, minacciando altrimenti pesantissime rappresaglie finanziarie contro Ubs. Che avrebbero anche potuto portare al collasso di questo istituto. Alla fine nelle scorse settimane si è arrivati a un accordo che ha consentito ai dirigenti del colosso svizzero di evitare un’incriminazione per favoreggiamento di evasione fiscale ma che probabilmente creerà nel futuro altri problemi ad altre banche situate in paradisi bancari. Per chiudere questo contenzioso, che era già costato una salatissima multa, Ubs ha accettato di fornire alle autorità fiscali statunitensi i nomi di 4'450 clienti (quelli maggiormente indiziati di frode fiscale piuttosto che di evasione). In principio la linea di difesa di Ubs era quella di «contestare vigorosamente» in tribunale la richiesta ma ha prevalso la realpolitik. L'accordo fra Ubs e le autorità americane ha da subito aperto un ampio dibattito perché si è trattato di una decisione senza precedenti che rischia di far vacillare l'istituzione elvetica del segreto bancario. Qualcosa non di poco conto per un’economia che deve alle attività bancarie e finanziarie quasi il 15% del proprio prodotto lordo.
L'Autorità federale svizzera dei mercati finanziari (Finma) ha acconsentito all'accordo con gli Usa, spiegando che in gioco c'era la sopravvivenza della stessa Ubs. Il ministro delle Finanze svizzero, Hans-Rudolf Merz, ha rincarato la dose, spiegando che il dipartimento di Giustizia americano, in assenza di un accordo aveva minacciato un'incriminazione a carico di Ubs, che avrebbe messo a rischio l'esistenza della banca e danneggiato l'intera economia del Paese che oggi attrae il 27% di tutti i conti offshore detenuti a livello globale.

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Messa sotto pressione dai grandi paesi, Stati Uniti e Germania soprattutto, la Svizzera aveva già annunciato nei mesi scorsi di volersi allineare alle norme sullo scambio d'informazioni fiscali dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), sopprimendo la distinzione tra evasione e frode fiscale. La Confederazione, rileva Sergio Rossi, professore di economia all'Università di Friburgo, «ha fatto ciò che le è stato chiesto». Numerosi paesi, in primo luogo gli Stati Uniti, vogliono evitare buchi nei loro bilanci: la caccia ai contribuenti è destinata a proseguire oltre la vicenda Ubs. «La pressione sarà mantenuta – aggiunge Rossi -  La Svizzera potrebbe vedersi imporre il modello accettato dal Liechtenstein, secondo cui le banche devono fornire al fisco di origine dei suoi clienti stranieri i nominativi e i montanti depositati».
Della stessa opinione Hans-Rudolf Merz, il presidente della Confederazione Elvetica il quale ha rammentato come l'Unione europea sembra dirigersi verso uno scambio automatico delle informazioni, come auspicato in particolare da Francia e Germania: “abbiamo ottenuto un momento di tregua ma ci troviamo ancora parzialmente sotto tiro”. Prima che tutti questi accordi siano effettivamente operativi potranno passare anche alcuni anni visto che devono essere ratificati anche a livello di singolo Paese. Ma la direzione sembra segnata e in Svizzera e a Montecarlo già diversi banchieri ammettono che la loro ragion d’essere dovrà essere sempre più costituita dal fornire una gestione della ricchezza ad alto valore aggiunto, non potendo più contare sulla “rendita” del segreto bancario. “Per coloro che vogliono sfuggire al fisco, invece, la fine della distinzione tra evasione e frode ha modificato le carte in tavola” spiega il professor Rossi. Finora, il settore ha potuto approfittare dalla rendita indotta dal segreto bancario, spiega dal canto suo François Savary, direttore degli investimenti presso Reyl & Cie “Non si tratta forzatamente della fine delle pressioni internazionali - sottolinea Savary - anche se possiamo perlomeno sperare di attraversare un periodo intermedio, una sorta di zona d'equilibrio tra il mantenimento del segreto bancario e la volontà degli altri Stati di ottenere concessioni dalla Svizzera”.

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Ma come cambierà il segreto bancario svizzero? Nessuna distinzione fra frode ed evasione fiscale e accettazione di fornire supporto alle amministrazioni finanziarie di altri Paesi. Ma al momento la Svizzera ha dettato le sue condizioni ovvero:
•    nessuno scambio automatico di informazioni;
•    assistenza amministrativa in materia fiscale limitata a casi singoli motivati e su domanda;
•    esclusione delle "fishing expeditions" ovvero ispezioni sommarie tipo l’invio di liste di nominativi da verificare a campione:
•    soluzioni transitorie eque;
•    lo scambio di informazioni è limitato alle imposte considerate dalla relativa Convenzione di doppia imposizione.
Insomma se si legge bene cosa hanno firmato finora i funzionari svizzeri è difficile sostenere che il segreto bancario sia caduto veramente. Anche perché siamo ben lontani ancora dalla ratifica e quindi dall’entrata in vigore di questo accordo che non certo apre le porte allo scambio di informazioni fiscali fra la Svizzera e gli altri stati. Salvo casi molto circoscritti.  Il Dipartimento Federale delle Finanze svizzero si è dichiarato, infatti, disposto a collaborare con gli 007 degli altri Paesi, fornendo assistenza quindi ma solo ad alcune condizioni. Per esempio occorrerà fare una domanda concreta e motivata, indipendentemente dall'esistenza di un reato fiscale.E identificare chiaramente la banca interessata a fornire la collaborazione, fornendo quasi il numero di conto esatto in Svizzera del contribuente oggetto di indagine nel Paese residente. Altrimenti se tutte queste condizioni non verranno rispettate la domanda verrà rispedita al mittente. Insomma il segreto bancario nei prossimi anni potrebbe non esserci per quei contribuenti stranieri che si faranno (volenti o nolenti come insegnano alcuni casi recenti) pizzicare in qualche lista o scoprire con le mani nella marmellata.


copertina_rientrocapitaliTutte condizioni che potrebbero variare (in senso restrittivo) in caso di ulteriori pressioni della comunità internazionale (quasi certe nel caso di nuovi forti turbolenze economiche/finanziarie che costringeranno ancora più gli Stati ad andare allo scontro frontale con i paradisi bancari)  o accordi differenti con i singoli Stati. Ma intanto le schermaglie continuano. Come hanno denunciato in questi giorni a Lugano il Corriere del Ticino, segnalando come al confine italo-svizzero le autorità italiane abbiano piazzato delle telecamere per filmare le targhe degli italiani o agenti in borghese della Guardia di Finanza sono stati visti sconfinare nella Svizzera italiana. E  accusando il ministero dell’Economia italiano, di fare terrorismo mediatico sull’argomento. Ma ricordando anche la possibilità che qualcuno in Svizzera tiri fuori “altri dossier” segreti che interesserebbero probabilmente molti politici a Roma. Se l’Italia ha lanciato l’offensiva, la Svizzera potrebbe non essere proprio “neutrale” su questo tema. Il braccio di ferro è solo agli inizi. 

E’ possibile scaricare gratuitamente sul sito www.rientrocapitali.it il dossier completo dedicato allo Scudo Fiscale

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