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Le indicazioni degli analisti di Unicredit sul 2010

di Edoardo Fagnani 15 gen 2010 ore 14:12
Secondo il rapporto presentato oggi a Milano da Unicredit Group, il 2010 sarà un anno di crescita solo moderata per la zona euro. Il recente miglioramento, infatti, è stato guidato principalmente dalle esportazioni e da alcuni fattori di sostegno temporanei che esauriranno il loro effetto nel corso del 2010, mentre i segnali di crescita endogena sono ancora scarsi e i fondamentali degli investimenti rimangono deboli.
Gli analisti sostengono che, dopo una seconda parte del 2009 caratterizzata da una crescita relativamente robusta, la ripresa potrebbe perdere un po’ di slancio nella prima parte del 2010. Una fase di espansione più sostenibile dovrebbe iniziare solo l’anno prossimo. Dopo lo scivolone di quasi il 4% nel 2009, il PIL dovrebbe crescere dello 0,9% nel 2010 e dell’1,3% nel 2011. Per contro, le pressioni inflazionistiche sono destinate a rimanere deboli a lungo.
Secondo gli esperti, in un simile contesto, con le dinamiche creditizie destinate a rimanere deboli ancora per diversi mesi, la BCE può permettersi di adottare un approccio graduale per la sua exit strategy. Per quest’anno, un progressivo ritiro della liquidità senza variazioni del tasso di rifinanziamento sembra lo scenario più probabile. Di conseguenza, gli esperti di Unicredit ritengono che il ciclo di rialzo dei tassi avrà quindi inizio solo nella prima parte del 2011.
Gli analisti ritengono che sul reddito fisso, i temi cruciali del 2010 saranno la forza della ripresa economica, le exit strategy delle banche centrali e il rischio di nuove “bolle” sui prezzi degli asset, unitamente alla sostenibilità del debito pubblico e alle prospettive per il rating sovrano. Sul fronte dei cambi, invece, è probabile che il dollaro tornerà a indebolirsi nella prima metà del 2010 a causa di un nuovo rallentamento della crescita negli USA, che costringerà la Fed ad aspettare il terzo trimestre prima di cominciare ad alzare i tassi di interesse. Il cambio euro/dollaro, quindi, potrebbe riportasi oltre 1,50 grazie anche all’affievolirsi dei timori sullo stato della finanza pubblica di alcuni paesi europei.

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