La stampa del 21 maggio
di Mauro Introzzi 21 mag 2010 ore 09:49Il Sole 24 Ore ha pubblicato un’intervista all’amministratore delegato di Alitalia, Rocco sabelli. Il manager ha ribadito che la compagnia aerea non è in vendita e che in caso di aggregazioni con altri gruppi, il modello preso come riferimento sarà quello di British Airways e Iberia. Sabelli ha confermato che al momento non sono previsti nuovi aumenti di capitale per Alitalia e ha precisato che l’obiettivo di riportare in utile la compagnia aerea è stato rinviato al 2012, vale a dire un anno dopo rispetto a quanto fissato nel piano industriale.
Infine, Sabelli ha segnalato che la nube del vulcano islandese avrà un effetto negativo tra i 30 e i 40 milioni di euro sul risultato operativo.
Eni vince un round in Kazakhstan (MF)
Secondo quanto riporta il quotidiano finanziario il cane a sei zampe potrebbe festeggiare la chiusura, da parte delle autorità del paese asiatico, dell'inchiesta contro le società che gestiscono il giacimento del Kashagan. Sono state archiviate le accuse di fronde fiscale e di incremento dei costi per 1,3 miliardi di dollari.
Nel frattempo restano però in corso altre 2 indagini.
Lancia e Chrysler, reti di vendita unite. Pomigliano divisa sul piano Marchionne (Corriere della Sera)
Il quotidiano di Via Solferino indica le prossime mosse di Fiat, pronta a integrare le reti di vendita di Lancia e Chrysler. Si tratta della prima tappa del processo che porterà a sinergie totali tra ogni divisione di Fiat e del gruppo Usa anche sotto il profilo commerciale.
In altre parole le concessionarie venderanno sia i vecchi modelli made in Usa, che manterranno per ora il loro marchio, mentre quelli dal 2011 avranno in brand italiano.
Ieri, intanto, i Cobas hanno definito "disumana" la proposta di riorganizzazione dell'impianto di Pomigliano fatta dai vertici Fiat.
Tango Bond, la nuova offerta non convince (La Repubblica)
Il quotidiano diretto da Ezio Mauro descrive i risultati della nuova offerta di swap sui Tango Bond. Un'offerta accettata solo dal 45% degli investitori, mentre il governo da Buenos Aires puntava almeno al 60%. I risparmiatori italiani coinvolti hanno titoli per 5,3 miliardi, 4,3 miliardi di essi si fanno raprpesentare dalla Task Force Argentina, e hanno tempo fino al 7 giugno per aderire.
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