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General Motors torna a Wall Street!

Nel primo giorno di quotazione la società ha registrato un progresso del 3,06%. Fissato a a 33 dollari per azione il prezzo di collocamento

di Edoardo Fagnani 19 nov 2010 ore 11:13
Gentili lettori,
per utilizzare in modo corretto questa rubrica è importante tenere presente che:
- la rubrica ha lo scopo di monitorare per voi tutte le notizie importanti che vengono pubblicate settimanalmente sulle società italiane e i principali gruppi internazionali che hanno emesso Corporate Bond; non abbiamo incluso i gruppi più solidi, perché riteniamo del tutto improbabile un loro default;
- la rubrica non intende fornire analisi e valutazioni sulle società emittenti, o notizie specifiche sulle loro emissioni obbligazionarie, ma semplicemente effettuare il monitoraggio della stampa per consentirvi di reperire notizie che magari vi erano sfuggite. Chiaramente spesso da quelle notizie si possono trarre informazioni utili per valutare lo stato di salute della società, e quindi anche eventuali problemi sul rimborso delle emissioni;
- la rubrica è di fatto una rassegna stampa settimanale, quindi non contiene analisi e giudizi di chi la redige. In ogni caso, qualsiasi notizia o commento contenuto nella rubrica non può essere interpretato come sollecitazione a fare o non fare, acquistare o vendere. Qualsiasi decisione di investimento o disinvestimento sarà presa da voi in totale autonomia.



Ecco le notizie pubblicate dalla stampa nella settimana in corso:


General Motors – Ford
Ritorno positivo per General Motors a Wall Street. Nel primo giorno di quotazione la società ha registrato un progresso del 3,06% a 34,01 dollari, dopo aver toccato un massimo di 35,99 dollari in avvio di seduta. Il colosso automobilistico aveva fissato a 33 dollari per azione il prezzo di collocamento, nella parte alta della forchetta compresa tra i 32 dollari e i 33 dollari indicata dall’azienda. In seguito alla forte richiesta di titoli, i vertici di General Motors avevano incrementato da 365 milioni a 478 milioni di titoli ordinari l’ammontare delle azioni ordinarie offerte nell’ambito dell’IPO. Le azioni offerte potrebbero crescere a 550 milioni nel caso di esercizio dell’opzione a favore dei collocatori. Di conseguenza, la quota detenuta dal Tesoro USA potrebbe scendere dal 61% fino al 26%. Il governo statunitense ha dichiarato di voler cedere al più presto la restante partecipazione in General Motors. Il quantitativo dei titoli privilegiati è stato portato da 3 miliardi a 4,6 miliardi di dollari. Il controvalore complessivo dell’operazione, quindi, potrebbe arrivare a quasi 23 miliardi di dollari, che farebbe di General Motors il collocamento più grande negli Stati Uniti.
Secondo quanto scritto su Il Sole 24 Ore di venerdì 19 novembre il gruppo cinese SAIC ha confermato l’ingresso nel capitale di General Motors in occasione della quotazione del colosso automobilistico. Il gruppo asiatico avrebbe rilevato l’1% del capitale, investendo circa 500 milioni di dollari.
Il Sole 24 Ore di giovedì 18 novembre ha scritto che Ford sarebbe intenzionata a ridurre la quota detenuta in Mazda, portandola dall’11% al 3%. Il controvalore dell’operazione sarebbe pari a 120 milioni di dollari. Le azioni interesserebbero ad alcune società giapponesi.

Default
Il Sole 24 Ore di lunedì 15 novembre è tornato sulla vicenda dei bond andati in default, segnalando che i vecchi obbligazionisti Parmalat sono stati i più fortunati con i rimborsi, incassando tra il 24% e il 36% del valore nominale dei bond, a cui si aggiungerebbe un 5% per i dividendi incassati. Solo le briciole, invece per i possessori delle 1,8 miliardi di euro di obbligazioni Cirio, Giacomelli, Finmatica, Finmek, Fin.Part e La Veggia. I possessori di questi bond hanno incassato fino a oggi 86 milioni di euro, vale a dire poco più del 4% dell’ammontare investito. Il quotidiano ha ricordato che resta a disposizione l’opzione di fare causa alla banca che ha venduto i bond. In primo luogo occorre mandare una raccomandata alla banca con la quale si chiede di poter prendere visione di alcuni documenti. In questo modo si interrompono i termini di prescrizione (decennale). La banca è tenuta a rispondere entro 90 giorni e presentare i documenti, che devono essere firmati dallo stesso istituto e dal cliente prima dell'investimento. In caso contrario, il rapporto è considerato nullo e il risparmiatore può tornare in possesso dei soldi.

Tango bond
Plus, l’inserto del sabato del quotidiano Il Sole 24 Ore, ha scritto che alcune banche hanno ritardato di dar seguito all’operazione di cambio dei titoli di stato argentini nell’ambito del secondo swap con i bond andati in default nel 2001. Il settimanale segnala che i ritardi sono concentrati tra gli istituti a maggiore dimensione, mentre gli istituti cooperativi avrebbero già provveduto a consegnare i nuovi titoli. Le banche hanno giustificato i ritardi con l’applicazione della normativa sulla tassazione dei titoli. Plus ha segnalato che i ritardi nella consegna dei titoli potrebbe causare alcuni problemi nel caso in cui i prezzi dei nuovi bond dovessero perdere valore. A questo punto, secondo alcuni esperti, si potrebbe chiedere i danni alla banca, una volta ottenuti i titoli e accertata una minusvalenza.
Anche il Corriere della Sera di martedì 16 novembre è intervenuto sulla questione, indicando che sono centottantamila i risparmiatori italiani che stanno ancora aspettando i nuovi Tango Bond. Ma questa volta la colpa non è dell'Argentina, ma delle banche italiane. Nonostante il paese sudamericano (pur in forte ritardo) abbia già distribuito i nuovi titoli oggetto del secondo concambio e del denaro contante per pagare parte degli interessi non percepiti tra il 2003 e il 2010 a chi aveva richiesti le obbligazioni "par", da un mese tutto è bloccato nei caveau delle banche italiane. Gli istituti si difendono citando "problemi burocratici". Chi aveva i titoli presso banche straniere, invece, ha già ottenuto le obbligazioni.

Alitalia
I principali quotidiani finanziari nel week-end hanno riportato le dichiarazioni del presidente dell’antitrust, Antonio Catricalà, secondo cui il prossimo anno Alitalia potrebbe cedere alcuni slot nella tratta Linate-Fiumicino. Gli stessi quotidiani hanno riportato la notizia che nel mese di ottobre Alitalia ha imbarcato 2,18 milioni di passeggeri, il 13,5% in più rispetto allo stesso mese del 2009. I vertici della compagnia aerea hanno precisato che il 63% dei ricavi è arrivato dal traffico internazionale e intercontinentale.
Secondo quanto scritto su Il Sole 24 Ore di giovedì 18 novembre la SEA ha richiesto ad Alitalia il pagamento di debiti per un ammontare di 17 milioni di euro, relativi a mancati pagamenti negli ultimi 24 mesi. I debiti fanno riferimento ad AirOne nella gestione Carlo Toto, prima di essere assorbita da Alitalia. La SEA minaccia la sospensione dei servizi a terra negli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa. Alitalia ha rispedito al mittente le accuse.
I vertici di AirFrance-KLM hanno ribadito che resteranno soci stabili di Alitalia fino al 2013, vale a fine fino al termine degli accordi siglati dalle due compagnie sull’azionariato.

Finmatica
Il Sole 24 Ore di lunedì 15 novembre ha segnalato che è in corso un primo riparto sul bond da 100 milioni di euro emesso da Finmatica. Gli obbligazionisti riceveranno una cifra pari a 7% del valore complessivo dell’obbligazione. Il quotidiano non esclude altri riparti.

Parmalat
Gli analisti di Morgan Stanley hanno limato le stima sulla redditività del gruppo di Collecchio per l’esercizio in corso. Tuttavia, gli esperti hanno confermato il rating “Overweight” (sovrappesare) e la valutazione di 2,4 euro per azione.
Centrobanca, invece, ha limato da 2,08 euro a 2,05 euro il target price su Parmalat. Gli esperti hanno confermato il giudizio “Hold” (mantenere).

Risanamento
Il Sole 24 Ore di sabato 13 novembre ha scritto che Risanamento ha depositato presso la Consob il prospetto informativo relativo all’aumento di capitale di 150 milioni di euro.

It Holding
Milano Finanza ha ripercorso la storia di It Holding, dalla fondazione, avvenuta nel 1971 a opera di Tonino Perna fino al crack degli ultimi mesi, che ha costretto i commissari straordinari a procedere con lo spezzatino delle attività, con la cessione dei marchi Ferrè, Ittierre e Malo. Queste operazioni dovrebbero portare introiti per complessivi 45 milioni di euro.

Wind
Wind Acquisition Finance e Wind Telecomunicazioni hanno lanciato un obbligazione per un ammontare di 2,7 miliardi in euro e in dollari. La tranche in euro ha una durata di 7 anni e contempla l’opzione di riacquisto al terzo anno. I titoli saranno garantiti da Wind e da Wind International Services. Inoltre, Wind Telecomunicazioni dovrebbe ottenere nuove linea di credito per un ammontare di 3,9 miliardi di euro. Moody’s ha assegnato un rating “Ba2” a entrambe le operazioni.
Intanto, l’agenzia S&P ha migliorato le prospettive sul rating sul debito di Wind, portandole da “Stabili” a “Positive”. Il rating sulla compagnia telefonica è “B+”, all’interno del livello speculativo.


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