Azioni:
Home » Notizie » economia politica » Euro in crisi?

Euro in crisi?

Come abbiamo più volte indicato ai nostri lettori negli ultimi tre mesi, le tensioni e le incertezze legate alla crisi del debito di alcuni Paesi europei (in primis ovviamente la Grecia), stanno cambiando (almeno in questa fase) la percezione degli investitori internazionali nei confronti dell’Euro.

di Redazione Soldionline 3 mar 2010 ore 11:25
Articolo a cura di JCAssociati.it

Come abbiamo più volte indicato ai nostri lettori negli ultimi tre mesi, le tensioni e le incertezze legate alla crisi del debito di alcuni Paesi europei (in primis ovviamente la Grecia), stanno cambiando (almeno in questa fase) la percezione degli investitori internazionali nei confronti dell’Euro.

La nostra impressione è che, soprattutto nel caso di un peggioramento della congiuntura economica internazionale, la disaffezione degli investitori verso l’Euro potrebbe continuare, enfatizzando i problemi legati all’indebitamento di alcuni membri e il vuoto normativo per gestire questa situazione. A questo proposito, le recenti notizie di un possibile “prestito ponte” di Germania e Francia, se da un lato potrebbero tranquillizzare i mercati nell’immediato, dall’altro potrebbero rappresentare un “precedente” non necessariamente positivo. Un prestito alla Grecia dei paesi finanziariamente più solidi in assenza di regole certe relative alla politica fiscale infatti, potrebbe a nostro parere indebolire ulteriormente le prospettive della Valuta Unica Europea.

In questo scenario quindi, la sostenibilità del debito rischia di diventare una discriminante sempre più fondamentale (soprattutto lo ripetiamo in un eventuale scenario di debole crescita economica), ed è fondamentalmente per questo che negli ultimi mesi abbiamo cominciato a suggerire una strategia di progressiva diversificazione valutaria, proprio verso quelle valute di Paesi particolarmente “solidi” dal punto di vista dell’indebitamento.

Oggi quindi vogliamo effettuare una verifica relativamente all’indebitamento di vari paesi la cui valuta può rappresentare un’alternativa di investimento all’Euro. La verifica verrà fatto sia dal punto di vista dei fondamentali macroeconomici, indicando il rapporto Debito/PIL e Deficit/PIL (che rappresentano una misura della sostenibilità delle finanze di un Paese), sia dal punto di vista della percezione dei mercati, verificando l’andamento dei Credit Default Swaps (che rappresentano l’indicazione delle probabilità di insolvenza assegnate ad un determinato Paese dai mercati finanziari).

Vediamo innanzitutto i fondamentali macroeconomici del debito dei paesi le cui valute abbiamo individuato come possibili alternative all’Euro. Nella tabella successiva, oltre al rapporto Debito netto/PIL abbiamo anche indicato il Deficit del 2009 (sempre in termini percentuali rispetto al PIL). Come termine di paragone abbiamo anche inserito i dati relativi a Grecia, Italia e Eurozona (media).

  Debito netto/PIL (%) Deficit/PIL (%)
 
stima 2011
fine 2009
     
Eurozona
68,20%
-6,30%
Italia
103,40%
-5,00%
Grecia
101,20%
-13,00%
     
Norvegia
-146,00%
10,90%
Svezia
-10,50%
-2,60%
Australia
1,80%
-3,80%
Svizzera
12,00%
-0,40%
Canada
35,70%
-3,10%
Gran Bretagna
69,90%
-12,20%
Stati Uniti
72,20%
-9,90%
Giappone
112,70%
-7,40%

Fonte: ECONOMIST.com


Ovviamente, tanto più alto è il rapporto Debito netto/PIL tanto meno solida è la posizione finanziaria di un Paese; un valore negativo invece segnala che il paese ha più risorse finanziarie attive (cioè riserve valutarie, Fondi Sovrani, ecc.) rispetto al debito, indicando quindi una posizione finanziaria positiva (e quindi molto solida).

Al contrario, il rapporto Deficit/PIL segnala il passivo del 2009; tanto più è negativo quindi tanto più difficili (o in alcuni casi insostenibili) sono le dinamiche di spesa del Paese. Dalla tabella emergono chiaramente alcuni paesi decisamente più “virtuosi” dal punto di vista del debito: Norvegia, Svezia, Australia, Svizzera e Canada. Non sorprende che questi stessi Paesi abbiano avuto nel 2009 Deficit mediamente più contenuti.

E’ evidente quindi, che in caso di un peggioramento della congiuntura e di un focalizzarsi degli investitori sui fondamentali del debito nazionale, le valute di questi cinque paesi potrebbero risultare notevolmente avvantaggiate.

Anche l’analisi del costo dei CDS (si veda grafico successivo) sembra confermare che la percezione di mercato sta andando in questa direzione. Da fine 2009 infatti sono aumentati i costi di “assicurazione” contro la maggioranza di stati sovrani, Francia e Germania inclusi (non inclusi nel grafico). Norvegia, Svezia, Australia e Svizzera invece possono vantare una notevole stabilità (il Canada non permette la libera circolazione di questo dato), segno che gli investitori non sono preoccupati della solidità finanziaria di questi paesi.

grafico1_3

In conclusione, viste le dinamiche degli ultimi mesi, ci sembra sempre più sensato indirizzare gli investimenti usando come discriminante il livello di indebitamento nazionale. Tra i paesi industrializzati, di cui abbiamo parlato oggi, le alternative in quest’ottica non sono molte; tra le economie emergenti invece, che dopo la crisi del ’97 hanno in genere adottato politiche economiche molto prudenziali, la scelta è decisamente più ampia (ma anche più complessa), di questo però parleremo in una nostra prossima analisi.

imported-image-49662_2

Per ulteriori analisi e commenti registrati gratis cliccando qui

JC Investimenti è un servizio di consulenza on-line rivolto a investitori privati e istituzionali realizzato da analisti indipendenti di provata professionalità ed esperienza. I principali obiettivi di JC Investimenti sono:
· fornire analisi e commenti indipendenti sui mercati finanziari, attraverso Report periodici e interpretazioni in tempo reale dei principali avvenimenti economici;
· segnalare corrette strategie di investimento attraverso "Portafogli Consigliati" aggiornati in tempo reale. Per corrette strategie di investimento si intende un insieme di scelte che consentano un'adeguata distribuzione dei rischi e diano la possibilità di ottenere rendimenti superiori alla media del mercato;
· contribuire ad una maggiore consapevolezza degli investitori sulle opportunità, i rischi, gli errori e i casi di disinformazione più frequenti del mondo del risparmio;
· aggiornare gli abbonati sui principali temi normativi, legali e fiscali legati al mondo del risparmio.
Il servizio JC Investimenti non promette rendimenti favolosi ma mette in condizione gli iscritti di effettuare le scelte di investimento con maggiore cognizione di causa, evitando situazioni che potrebbero mettere a rischio la consistenza del proprio patrimonio.
TAG: euro , crisi

Commenti dal 1 al 1
(1)

lorenzo mercoledì, 3 marzo 2010

Debiti globali?

Ed i rapporti debito globale/ricchezza netta e debito globale /pil dove li mettiamo?Vogliamo vedere che gli Usa con Giappone ed UK sono ultimi?

n° 1
da

Soldi e Lavoro

Aspettativa con riserva del posto di lavoro dopo sei mesi di malattia

Aspettativa con riserva del posto di lavoro dopo sei mesi di malattia

Dipende da quanto prevede in materia il contratto collettivo, anche per quanto riguarda il periodo di aspettativa non retribuita a causa della malattia Continua »

da

ABC Risparmio

IMU, scadenze e pagamenti

IMU, scadenze e pagamenti

Con il decreto legge n. 201/2011 è stata anticipata al 2012 l’introduzione dell’imposta municipale unica, considerata sperimentale fino al 2014. Ecco su cosa, quanto e come si paga l'Imu Continua »