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L'economia della prostituzione in uno studio Usa

L’Urban Institute ha analizzato il mercato della prostituzione in otto tra le maggiori città USA. Giro d’affari, reti sociali di reclutamento e supporto, modalità di gestione del business

di Marco Delugan 17 apr 2014 ore 12:06
Le correnti di opinione favorevoli alla regolarizzazione della prostituzione non sono mai del tutto sparite. In Italia vuol dire abolizione della legge Merlin, che dal 1958 abolisce la regolamentazione statale della prostituzione e dispone sanzioni per lo sfruttamento della prostituzione.

LA LEGGE MERLIN
La legge Merlin riprendeva, sulla spinta di quanto accaduto in Francia dove già dal 1946 erano state abolite le case chiuse, dei principi contenuti nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” del 1948 e nella “Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione” del 1949, entrambe promulgate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

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Le motivazioni per l’abrogazione della legge Merlin e la regolamentazione statale della prostituzione vanno dalla difesa della salute pubblica e della rispettabilità sociale, a questioni economiche e fiscali. Secondo alcuni, infatti, il gettito fiscale che deriverebbe dalla legalizzazione e regolamentazione statale della prostituzione si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi di euro, con un giro d’affari complessivo di circa 25 miliardi. Ma, dato che il mercato della prostituzione è un mercato illegale, e quindi una rilevazione diretta del fenomeno è impossibile, queste cifre vanno prese con beneficio di inventario.

Uno studio importante su questo tema è da poco stato pubblicato negli Stati Uniti.

MERCATO DEL SESSO: LO STUDIO DELL’URBAN INSTITUTE
Lo studio è stato realizzato da Urban Institute e commissionato dal Dipartimento della Giustizia Usa e si è concentrato su quanto accade in otto città: Atlanta, Dallas, Denver, Kansas City, Miami, Seattle, San Diego e Washington DC.

Monitorare il mercato del sesso è difficile anche negli Usa
. E’ legale solo in alcune parti del Nevada. Non potendo contare su dati quantitativi certi, le indagini su questo tema si devono basare su  interviste ai così detti “testimoni privilegiati” e cioè avvocati, prostitute, poliziotti, protettori e altre figure che gravitano attorno a quel mondo. In questa indagine sono state intervistate 260 persone.

Primo del suo genere negli Stati Uniti a documentare il lato economico, dello sfruttamento della prostituzione, comprendendo lavoro di strada, prostituzione on-line, servizi di escort, saloni di massaggio, e bordelli, lo studio getta luce sulle forme di reclutamento e di pubblicità, sulle strutture tariffarie, e sulle reti sociali che portano le persone a lavorare nel mercato del sesso, e lì le trattengono.

PROSTITUZIONE: LE SUE DIMENSIONI ECONOMICHE
La prima evidenza, è che questa economia sia molto più vasta e complessa di quanto comunemente si pensi. “Vediamo solo la punta dell’iceberg, ha dichiarato un funzionario di Polizia di San Diego, ma davvero non abbiamo idea di quanto ghiaccio ci sia sotto la superficie.”

Per l’anno 2007, il mercato nelle otto città è stato stimato tra i 39,9 milioni di dollari di Denver e i 290 milioni di dollari di Atlanta. I protettori intervistati per lo studio hanno dichiarato di guadagnare tra i 5mila e i 32mila dollati alla settimana. Ma i guadagni risultano complessivamente in calo rispetto al 2003, ad eccezione di due sole città.

prostituzionePROSTITUZIONE, LA GESTIONE DEL BUSINESS
I protettori tendono a seguire un’idea di azienda e servizio. Impongono regole riguardo all’uso di droghe, ad esempio, sull’età dei clienti - i giovani sembrano essere più inclini alla violenza dei meno giovani, e quindi da gestire con maggiore attenzione per questo aspetto - su promozioni e offerte speciali ai clienti più fedeli. Un terzo dei protettori delega parte della gestione, il reclutamento e la formazione a lavoratrici esperte.

Molti dei protettori intervistati pensano che l’immagine diffusa della loro professione sia almeno in parte distorta. Solo il 15% dei protettori intervistati, infatti, ha dichiarato di aver fatto uso della violenza fisica come strumento di controllo della forza lavoro.

Più frequente sembra l’uso di svariate modalità di manipolazione psicologica per attrarre e mantenere i lavoratori del sesso - soprattutto donne - nel business. Alcuni intervistati hanno attribuito a questa capacità di manipolazione la loro entrata e il loro successo nello sfruttamento della prostituzione. Metodi diversi, come la finzione di un interesse romantico e promesse di benessere e ricchezza allo scopo di sfruttare i punti di vulnerabilità percepite nel carattere dei dipendenti per attrarli e tenerli nel business o per stimolare la concorrenza tra le dipendenti. Anche se, la maggior parte di loro afferma che non sia solo la manipolazione a spingere le persone a prostituirsi.

PROSTITUZIONE: LE RETI SOCIALI E IL RUOLO DI INTERNET
E’ spesso la rete dei parenti e dei conoscenti più stretti a spingere alla prostituzione e a fornire protezione. Spesso l’esposizione fin dalla giovane età al commercio sessuale contribuisce a normalizzare questo tipo di attività, e a facilitarne, poi, l’approccio.
Intorno al core business della prostituzione, e a chi ci lavora in senso stretto, si muove una rete di “collaboratori” - autisti, segretarie, baby-sitter, gestori di hotel, forze dell’ordine corrotte  - che rendono possibile lo svolgersi delle attività e portano con sè un ulteriore flusso di denaro. Ma la rete che sta diventando sempre più importante è internet.

Tanto che la prostituzione si sta spostando dalle strade al web:
manager e lavoratori, offerta di prestazioni e pubblicità, reclutamento avvengono sempre di più attraverso siti internet e social network. Ma l’offerta online risulta essere un’arma a doppio taglio. Se infatti rende più facile l’incontro tra domanda e offerta, rende anche più facile il controllo del business da parte delle forze dell’ordine.

Parte dello studio è stato dedicato alla pornografia infantile, che si rivela come un grande sistema di scambi non commerciali di materiale pornografico via internet. Queste comunità online - dagli effetti sulla realtà ben poco virtuali - possono a loro volta rafforzare e normalizzare i reati di pornografia infantile tra i loro membri.

L'indagine non si limita ad essere conoscitiva, ma elabora indicazioni operative per politici e forze dell'ordine per contrastare il mercato della prostituzione.

L' Urban Institute è un istituto di ricerca economica e sociale, di formazione indipendente e no-profit. Fornisce informazioni, analisi e prospettive a decisori pubblici e privati per aiutarli ad affrontare le sfide che il loro ruolo impone.
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