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Crisi economica e debito sovrano: la Spagna corre ai ripari

Il connubio tra la persistente crisi economica interna e il vistoso aumento del debito sovrano ha recentemente spinto il governo madrileno ad un’azione di forza

di Redazione Soldionline 24 gen 2011 ore 13:58
Articolo a cura di Corner

Il connubio tra la persistente crisi economica interna e il vistoso aumento del debito sovrano ha recentemente spinto il governo madrileno ad un’azione di forza. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia riguardante un giro di vite stabilito dal primo ministro spagnolo, José Luis Zapatero, sui finanziamenti concessi alle regioni, che ora sono chiamate a rispettare precisi limiti di deficit. Dopo anni di concessioni ed elargizioni alle amministrazioni regionali, Madrid ha optato per una soluzione drastica, ma necessaria per il contenimento della spesa pubblica, come sostiene il suo governo. Sarà dunque questa l’ancora di salvezza?

Le regioni spagnole sono 17 e beneficiano tutte di un elevato grado di autonomia; di questa particolare struttura i governi che si sono succeduti dopo la caduta della dittatura franchista, dal 1978 ad oggi, ne hanno fatto un emblema di democrazia. Sul piano finanziario, le 17 regioni spagnole generano la metà dell’intera spesa pubblica nazionale e incidono in modo specifico sul settore dell’istruzione e su quello sanitario. Pertanto, dopo il dissesto finanziario che lo scorso anno ha colpito Grecia e Irlanda, avvicinandosi pericolosamente a Portogallo e Spagna, molti investitori esteri hanno cominciato a preoccuparsi dei deficit di bilancio accumulati nel contempo da regioni spagnole importanti, come ad esempio Catalogna e Valenza. Cifre alla mano, il debito cumulativo delle regioni spagnole è praticamente raddoppiato negli ultimi cinque anni, salendo a 105 miliardi di euro (quello nazionale è di 541 miliardi), costringendo così il ministro delle finanze e il primo ministro a imporre regole molto più severe.

Ovviamente, una presa di posizione così rigida non è stata accolta benevolmente dai rappresentanti delle regioni, specialmente da quelle che maggiormente rivendicano la propria autonomia come la Catalogna. Ciononostante, Zapatero sembra intenzionato a proseguire il suo cammino, senza lasciarsi intimorire da chi lo accusa di aver assunto un comportamento “poco democratico”.

La determinazione del primo ministro spagnolo è la logica conseguenza di quanto avvenuto nel suo paese durante il passato biennio. Sono trascorsi solo otto mesi dal trauma che, lo scorso anno, scosse le nazioni di Eurolandia: le gravi condizioni economiche della Spagna stavano mettendo a rischio la stabilità finanziaria dell’Unione Economica e Monetaria (UEM). Secondo gli osservatori, lo stesso Zapatero e i membri del suo governo sprofondarono conseguentemente in un periodo depressivo, che spinse il primo ministro ad isolarsi per diversi mesi e studiare una via d’uscita con l’aiuto di forze interne ed esterne.

Com’è noto, l’Unione Europea (UE) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno già finanziato con ingenti capitali il salvataggio della Grecia; si sono successivamente attivate per accantonare un ampio fondo di emergenza (oltre 750 miliardi di euro), nel timore che Portogallo, Irlanda e Spagna potessero incorrere nelle medesime difficoltà finanziarie della Grecia. Nello stesso tempo, però, le autorità internazionali hanno preteso che tali governi si adoperassero in fretta per tagliare i rispettivi deficit di bilancio e contenere la spesa, attuando manovre fiscali anche molto rigide, purché efficaci. Ed è per questo che Madrid ha seguito pedissequamente i dettami dell’UE e dell’FMI, spingendosi conseguentemente ad introdurre la medesima disciplina all’interno del suo paese, nei rapporti con le amministrazioni regionali. È abbastanza chiaro, a questo punto, che non c’erano molte alternative e che l’atteggiamento contestato al capo del governo madrileno si giustifica con una situazione oggettivamente preoccupante.

Sul fronte del mercato finanziario, tuttavia, l’impegno di Zapatero non ha finora suscitato molto entusiasmo tra gli investitori, che seguitano a mostrare nervosismo e scetticismo nei suoi confronti. Benché ritengano positiva la decisione di risolvere con un colpo di frusta gli squilibri di bilancio interni, continuano comunque a ritenere troppo forti le minacce provenienti sia dal sistema bancario che dal fronte dell’economia nazionale; un pericolo dovuto anche alla lentezza con cui il governo si è effettivamente reso conto dei rischi ai quali la nazione si stava progressivamente esponendo.

Per rovesciare questa pessima visione, il primo ministro madrileno non ha voluto perdere altro tempo e si è lanciato in quella che egli stesso definisce la riforma finanziaria più ambiziosa dell’ultimo ventennio. Oltre ad aver sancito nuove regole sul piano fiscale, Zapatero ha stabilito un nuovo piano di ricapitalizzazione delle casse di risparmio che dovrebbe aiutare la quinta potenza economica europea a riaffiorare da una crisi finanziaria che, oramai, dura da quasi tre anni. Il primo passo di questo nuovo processo è già stato compiuto: il numero delle casse di risparmio regionali ha subito una drastica riduzione da 45 a 17, grazie a una serie di fusioni obbligatorie. Un taglio necessario per una concreta razionalizzazione dell’intera struttura.

La via delle riforme non si arresta qui. Il primo ministro spagnolo ha dato recentemente avvio anche ad altri progetti finalizzati prevalentemente a restituire la perduta competitività all’economia, inclusa una modesta liberalizzazione del mercato del lavoro ed un innalzamento graduale dell’età pensionabile, da 65 a 67 anni. Il solco è stato dunque tracciato, sebbene Zapatero debba far attenzione a non discostarsi troppo dai principi del centro-sinistra, l’area politica a cui appartiene, anche per evitare indesiderati dissapori con il suo governo. Un rischio che, però, il primo ministro spagnolo, al momento, non vede nemmeno all’orizzonte!

Anna Russo
Comunicazione, Immagine e PR

Il Punto


Anche nella scorsa ottava, la crisi debitoria di Eurolandia ha tenuto banco. Molto atteso dai mercati, l’incontro fra i 17 ministri finanziari dell’eurogruppo non ha generato decisioni formali importanti, che sono state di fatto rimandate. In particolare, da parte tedesca, non sembra esserci una gran fretta nel voler aumentare la capacità di finanziamento dell’Efsf (European Financial Stability Facility), come pure il suo margine d’intervento. Questa posizione trova il consenso degli altri 5 paesi forti, che detengono la tripla A. Da parte tedesca si starebbe tentando di ottenere maggiori garanzie sul tema del consolidamento dei conti pubblici, con il rispetto dei parametri di Maastricht (effettivamente un po’ dimenticati nel marasma provocato dalla crisi del debito) da parte dei paesi europei con i conti particolarmente squilibrati. Dalla sua creazione, il fondo salva-Stati ha una dotazione di 440 miliardi di euro (che si vorrebbe portare a 880 miliardi), ma la sua capacità si ferma oggi a 250 miliardi.

All’interno del mercato del reddito fisso, le aste del Tesoro portoghese ed inglese hanno riscontrato un interesse abbastanza buono. I movimenti degli “spread” sui rendimenti dei titoli di Stato dei paesi europei a rischio sono apparsi relativamente contenuti, ma tutto questo si spiegherebbe anche con l’intervento della BCE che, più o meno quotidianamente, acquisterebbe titoli di Stato dei paesi periferici. Complessivamente, da inizio giugno la BCE ha acquistato in questo ambito titoli per 74 miliardi di euro.

Sul fronte macroeconomico, la Germania resta saldamente al timone di una crescita economica europea dai tratti assai irregolari, con alcuni paesi dell’area, complice anche la crisi debitoria, non ancora usciti appieno dalla fase recessiva. Nel 2010, il PIL tedesco è salito del 3.6%, rispetto al 2009, mentre il deficit di bilancio rispetto al PIL ha toccato il 3.5%. Un’ulteriore conferma del rafforzamento della dinamica congiunturale tedesca è venuta la scorsa settimana da due importanti barometri congiunturali: l’indice ZEW (sul sentimento degli investitori) e l’indice IFO (fiducia delle imprese). Anche in considerazione di questi indicatori di tendenza e di una certa pressione sui prezzi al consumo – la crescita annualizzata dei quali in dicembre è stata del 2.2% in Eurolandia  – , sembra trovare qualche consenso l’ipotesi di un eventuale ritocco al rialzo dei tassi d’interesse entro i prossimi 6 mesi. Nella zona euro sussistono tuttavia importanti discrepanze di carattere macroeconomico che non renderanno certo facile il compito alla BCE nelle sue decisioni di politica monetaria.

In area asiatica, la Cina ha archiviato il 2010 con una crescita economica del 10.3% e un’inflazione media del 3.3% (in dicembre l’aumento su base annua è stato del 4.6%). Dopo aver nuovamente aumentato il coefficiente delle riserve obbligatorie imposto alle banche, altre analoghe manovre potrebbero essere decise dalle autorità centrali, che starebbero pure vagliando l’introduzione di non meglio precisate tasse immobiliari. Affaire à suivre.

Iris Canonica

VARIAZIONI DEI PRINCIPALI INDICI E CAMBI

 

14.01.2011

21.01.2011

 

min/max 2011

2011*

NY - DJII

11787.38 11871.84 0.72% 11530.32 11905.48 2.54%

NY - NASDAQ

2755.3 2689.54 -2.39% 2649.04 2766.17 1.38%

NY - S&P 500

1293.24 1283.35 -0.76% 1254.19 1296.06 2.04%

UE- DJ EUROSTOXX 50

2920.4 2970.56 1.72% 2756.49 2999.77 6.36%

FR - DAX

7075.7 7062.42 -0.19% 6835.74 7099.12 2.14%

ZH - SMI

6556.09 6567.31 0.17% 6424.87 6659.87 2.04%

LO - FTSE100

6002.07 5896.25 -1.76% 5867.29 6090.49 -0.06%

PA - CAC40

3983.28 4017.45 0.86% 3790.96 4057.97 5.59%

MI  - FTSEMIB

21460.09 22093.85 2.95% 19982.97 22316.43 9.52%

TK - NIKKEI

10499.04 10274.52 -2.14% 10209.93 10620.57 0.45%

HK - HANG SENG

24283.23 23876.86 -1.67% 23012.5 24434.4 3.65%

 

           

 

           

USD/CHF

0.9634 0.9584 -0.52% 0.9306 0.9784 2.55%

USD/JPY

82.87 82.57 -0.36% 80.93 83.68 1.79%

USD/CAD

0.9909 0.9931 0.22% 0.9838 1.0034 -0.49%

EUR/USD

1.3388 1.3621 1.74% 1.2867 1.3626 1.77%

EUR/CHF

1.2899 1.3055 1.21% 1.2415 1.3069 4.38%

EUR/GBP

0.8435 0.8513 0.92% 0.8285 0.8648 -0.71%

GBP/USD

1.587 1.6 0.82% 1.5407 1.6059 2.49%

GBP/CHF

1.529 1.5334 0.29% 1.4415 1.5429 5.05%

*variazione da fine 2010 – A cura della Cornèr Banca

Fonte Bloomberg

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