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Tango bond: un aggiornamento sulla situazione dell'Argentina

Secondo l’agenzia Moody’s la svalutazione del peso non sarà la soluzione definitiva per evitare la riduzione delle riserve dalla banca centrale argentina

di Edoardo Fagnani 31 gen 2014 ore 11:11
TANGO BOND
Il Sole24Ore di sabato 25 gennaio ha scritto che il Consiglio di Stato del 17 gennaio ha rigettato il ricorso del Codacons relativo allo scambio di titoli di stato promosso dalla Repubblica Argentina nel 2005. La decisione del Consiglio di Stato, che segue quella del TAR del Lazio del 2009, ha chiuso definitivamente la questione. Il quotidiano finanziario ha ricordato che resta aperto il ricorso al TAR del Lazio in merito al secondo swap promosso nel 2010.
Secondo quanto scritto su Il Sole24Ore di domenica 26 gennaio l’Argentina può contare su riserve valutarie per 29,4 miliardi di dollari, risorse che potrebbero scongiurare un nuovo default del paese sudamericano.
Secondo l’agenzia Moody’s la svalutazione del peso non sarà la soluzione definitiva per evitare la riduzione delle riserve dalla banca centrale argentina. Gli esperti ritengono che il governo del paese sudamericano debba aumentare gli sforzi per contenere il deficit e ridurre l’inflazione.
argentina_23La Repubblica di martedì 28 gennaio ha descritto l'operazione con cui il Governo di Buenos Aires ha deciso di modificare le restrizioni che dalla fine del 2011 impedivano l'acquisto di dollari da parte delle persone fisiche e che fino ad ora avevano creato un mercato parallelo dove dollaro e pesos vengono scambiati a un valore molto superiore rispetto a quello ufficiale (12/13 pesos per dollaro contro gli 8 del cambio ufficiale). Dopo la modifica delle norme un privato potrà acquistare fino a un massimo di 2.000 dollari dimostrandone di guadagnarne almeno 900 al mese. Sull'operazione ci sarà una tassa del 20% che sarà restituita se chi acquista i dollari li lascerà su un conto corrente per almeno un anno. Il Governo tenta così di arginare la perdita di valore del pesos. Ora lo spauracchio è quello della super inflazione.

ALITALIA
Secondo quanto scritto sul Corriere della Sera di domenica 26 gennaio non sarebbero ancora arrivate le linee di credito da 200 milioni di euro promesse ad Alitalia al termine dell’aumento di capitale. Di conseguenza, ci sarebbero ritardi nel pagamento degli stipendi. I vertici della compagnia aerea hanno assicurato che le retribuzioni saranno liquidate nei prossimi giorni.
MF di martedì 28 gennaio ha segnalato che nel nuovo statuto di Alitalia rimane l'articolo che tutela gli interessi di AirFrance-KLM. In altri termini la compagnia di bandiera italiana sarebbe a un passo dagli arabi di Etihad, ma rimane ben attenta a non mettersi contro il gruppo franco-olandese e punta a mantenere con esso una corsia privilegiata. In particolare, rimane la norma che consente al cda di Alitalia di negare l'efficacia di ogni trasferimento di strumenti finanziari a persone che non siano parte di un accordo di collaborazione e non detengano la maggioranza delle azioni di categoria B (quelle in possesso, appunto, da AirFrance-KLM). Del resto, evidenzia MF, le sinergie con Parigi garantiscono 260 milioni di euro di ricavi l'anno e contribuiscono mediamente per 150 milioni di utile operativo.
L’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele del Torchio, ha dichiarato che a breve incontrerà i vertici di Etihad.
Secondo quanto riportato da alcune agenzie stampa, Sport Center avrebbe contattato alcuni degli azionisti di Alitalia che non hanno sottoscritto l’aumento di capitale della compagnia aerea per rilevare le loro quote.

PARMALAT
Parmalat ha comunicato che, in seguito al procedimento di accreditamento delle azioni e dei warrant ai creditori del gruppo di Collecchio, il capitale sociale è cresciuto da 1.823.399.797 azioni a 1.823.805.780 azioni. L'aumento è dovuto all'esercizio di 405.903 warrant. La modifica è datata 27 gennaio 2014.

SEAT PAGINE GIALLE
Il consiglio di amministrazione della società ha deciso di convocare l’assemblea degli azionisti che sarà chiamata promuovere un'azione di responsabilità contro gli ex amministratori delegati dell’azienda. Gli attuali vertici contestano il compimento di alcune operazioni poste in essere nel periodo fra l’8 agosto 2003 ed il 21 ottobre 2012. Secondo quanto riportato dalla stampa le richieste di risarcimento potrebbero arrivare fino a un miliardo di euro.


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