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Bundesbank, l’eminenza grigia dell’unione monetaria

Le elezioni greche non hanno prodotto grandi cambiamenti, se non il rinvio della cosiddetta Grexit. Il rischio immediato è stato evitato e il nuovo governo si impegnerà per ottenere un’estensione del programma di austerità

di Redazione Soldionline 28 giu 2012 ore 14:42
Articolo a cura di Stuart Thomson - Co-gestore del fondo Ignis Absolute Return Government Bond

Le elezioni greche non hanno prodotto grandi cambiamenti, se non il rinvio della cosiddetta Grexit. Il rischio immediato è stato evitato e il nuovo governo si impegnerà per ottenere un’estensione del programma di austerità. Due anni sembrano un tempo ragionevole, considerato che la Spagna ha già ricevuto un’estensione di un anno. Una tale autorizzazione potrebbe essere concessa già dopo il prossimo report della Troika.

In ogni caso è improbabile che il programma di austerità sia attuato in maniera soddisfacente, considerata l’opposizione popolare e la probabile contrazione del PIL greco di oltre il 7% nel corso del 2012. La fragile natura della coalizione al governo, inoltre, ci fa supporre che possa fallire entro i prossimi diciotto mesi causando l’uscita dall’Euro di Cipro oltre che della Grecia. Ciononostante, il governo tedesco mira a mantenere la Grecia all’interno dell’Unione Monetaria, almeno fino alle elezioni federali del 2013.

Un elemento determinante legato all’inevitabile uscita della Grecia dall’Unione Monetaria è l’inflessibile opposizione della Bundesbank, poiché storicamente la banca centrale tedesca è sempre riuscita ad ottenere ciò che voleva. Basta richiamare alla mente gli eventi del 1992, quando si adoperò per escludere la Lira italiana e la Sterlina dal meccanismo di cambio europeo, ma fu poi forzata per ragioni politiche a difendere la permanenza del Franco francese.

Crediamo quindi che la Bundesbank alla fine riuscirà ad escludere Grecia, Cipro e Portogallo dalla moneta unica. Naturalmente, la banca centrale tedesca preferirebbe espellere anche Irlanda, Spagna e Italia, ma avendo accettato la necessità politica di una loro permanenza nell’Euro, si limiterà ad insistere su una ristrutturazione del debito di queste economie.

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