Voglia di normalità
Dopo una settimana come questa, possiamo dire con buon margine di certezza che il mercato sta esprimendo una grande voglia di normalità.
di Carlo Gatto 27 feb 2008 ore 10:06Le notizie nere legate alla crisi subprime rimangono sempre nella testa e negli orecchi degli operatori, ma la sensazione che circola è che, almeno per il momento, non siano comparse nuove "breaking news" tali di giustificare una continuazione della discesa dai valori attuali già particolarmente compressi. Per cui qualcuno comincia a comprare, portando finalmente il segno più sui listini principali. L'aria di bonaccia di cui parlavamo la volta scorsa, si è materializzata visibilmente durante le ultime sedute.
Lunedì 25 e martedì 26 i due indici americani hanno iniziato un percorso di recupero che li ha condotti fuori dal canale laterale di breve fino al nuovo territorio positivo oltre i due punti percentuali. L'Europa non ha ancora osato tanto, ma c'è da aspettarsi un tentativo analogo, anche se dotato di minor coraggio.
La questione dell'euro continua ancora a farsi sentire, in un continente dove la benzina costa sempre più cara (non solo in Italia), e dove la moneta forte non riesce a difendere più di tanto dalle spinte inflazionistiche commodity-based. Il petrolio è tornato di prepotenza sopra i 100 $/bar e nel suo movimento grafico comincia a trasmettere la sensazione di aver quasi conquistato in maniera stabile questo livello di prezzo. Se ne studiamo gli algoritmi principali, scopriamo che la tendenza (dedotta dal Macd e dal Parabolic Sar) è saldamente positiva, mentre la forza dell "attimo fuggente", quella che gli inglesi chiamano "momentum" risulta entrata nella parte rialzista. C'è ancora la possibilità di correzioni fisiologiche, soprattutto dettate dalla backwardation presente sulle scadenze più lunghe (in quanto i future più lontani hanno prezzi più bassi rispetto a quelli più vicini), ma ormai la quota 100 non fa più notizia.
La situazione generale tuttavia, registra un ritorno alla normalità, misurabile soprattutto nel prezzo delle opzioni sullo S&P500.
Da lunedì il nostro indice VIX ha iniziato a scendere molto velocemente, come non faceva da parecchie sedute, portandosi a quota 22, cioè ad un passo dalla soglia di normalità, posta per convenzione a 20 (o in un "intorno di 20 piccolo a piacere" come direbbero i matematici). Di questo passo la "febbre" potrebbe essere scomparsa prima del prossimo weekend!
Grosso guaio a Chinatown, con l'indice di Pechino ruzzolato giù di dieci punti percentuali, in maniera assai poco elegante. Hong Kong chiude in rosso, mentre Tokyo continua a galleggiare sopra il pelo dell'acqua, senza alcuna ambizione, se non semplicemente quella di sopravvivere.
Sembra che il mercato finanziario cinese sia molto più fragile di quanto già sapessimo, non tanto in termini di promesse o di potenzialità, ma di psicologia degli operatori e degli attori in esso presenti. Si tratta di una immaturità tipica di una borsa ancora relativamente giovane, che si vede costretta a crescere in fretta, non avendo ancora gli strumenti tecnici e finanziari necessari ad ammortizzare le asperità delle varie fasi economiche, e non avendo ancora raggiunto quegli standard di volatilità tali da poter essere definiti normali.
Sentiment previsto per la prossima settimana: ancora leggermente positivo.
Gli operatori hanno un po' riordinato le idee.

