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Unicredit, ok dalle principali Fondazioni

Molti dei piccoli azionisti non hanno ancora deciso se aderire o meno all'aumento di capitale, mentre i grandi soci della banca sembrano avere le idee più chiare

di Mauro Introzzi 12 gen 2010 ore 16:45
Uno dei casi che focalizza maggiormente le attenzioni di Piazza Affari, in questi primi giorni del nuovo anno, è l’operazione di aumento di capitale di Unicredit. Ma se molti dei piccoli azionisti non hanno ancora deciso se aderire o meno, e cercano la bussola tra quotazioni dei diritti e performance dell’azione, i grandi soci della banca guidata da Alessandro Profumo sembrano avere le idee più chiare.

Nella giornata di ieri due Fondazioni, CRT e CariVerona, hanno dato il loro ok alla ricapitalizzazione, che porterà nelle casse di Unicredit circa 4 miliardi di euro e che, nelle attese dei vertici, porterà il Core Tier 1 dal 7,55% all’8,39%.

Il consiglio di amministrazione della fondazione CariVerona, che a quanto risulta degli ultimi aggiornamenti comunicati dalla Consob è il primo azionista di Unicredit con una quota del 5,009% del capitale, ha ufficializzato un impegno di 190 milioni di euro. La somma non è quella massima relativa alla sua partecipazione, pari a 200 milioni di euro, perché il gruppo non può andare oltre il tetto del 70% degli investimenti azionari stabilito dalle regole interne.
L’ente non aveva partecipato alla sottoscrizione delle obbligazioni cashes dei mesi scorsi e non aveva ancora ufficializzato alcuna decisione.

La partecipazione della Fondazione CRT era invece già annunciata. L’ente, uno dei maggiori azionisti di Unicredit con una quota del 3,679% del capitale, ha confermato la sua intenzione di partecipare per la quota di sua competenza, che è di 170 milioni di euro.

In giornata è arrivato anche l’ok della Fondazione Banco di Sicilia, che ha confermato all'unanimità la decisione di partecipare. L’ente siciliano si è avvalso delle opzioni riservate ai sottoscrittori del cashes.

Non dovrebbero esserci problemi anche dagli altri grandi soci di Unicredit, la fondazione Carimonte e la Bank of Libia, la prima con una quota del 3,15%, la seconda con il 4,3%. Idem per Fondiaria-Sai, Generali e De Agostini.

Nel frattempo, sulla stampa ha avuto ampio eco una segnalazione che la società ha riportato sul suo prospetto informativo. Unicredit ha evidenziato previsioni poco positive per l’ultimo trimestre dell’anno, che sarà caratterizzato da meno ricavi da trading, un rallentamento nel mercato dei capitali, da un aumento dei costi operativi e da ulteriori accantonamenti per la copertura di posizioni verso nazioni a rischio creditizio elevato.




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