Unicredit, -11% anche oggi
Piazza Affari archivia con un ribasso una settimana decisamente difficile, che per qualcuno sarà ricordata come “drammatica". Ennesimo crollo per Unicredit. Tra le note positive Fiat e Stm
di Mauro Introzzi 6 gen 2012 ore 17:56SONDAGGIO: Aumento di capitale Unicredit: cosa fare?
A seguire Unicredit nella sua ennesima flessione anche gli altri titoli del comparto bancario mentre hanno viaggiato in controtendenza alcuni industriali, Fiat e Stm su tutti, Premafin e gli energetici.
In difficoltà anche le altre principali piazze europee. Pesa, sulla situazione continentale, lo stato di crisi dell’Ungheria. Gli analisti di Fitch hanno deciso di declassare il debito sovrano di Budapest. Quello in valuta estera è stato bocciato dal precedente "BBB-" a "BB+" (un livello definito "junk", cioè spazzatura) mentre quello in valuta locale passa a "BBB-" dal precedente "BBB". L'outlook rimane negativo, indicando dunque la possibilità di un ulteriore taglio di rating nei prossimi mesi.
Tutte e tre le principali agenzie di rating valutano "junk" il debito dello stato ungherese.
Così alla campana di fine contrattazioni il FTSEMib è così sceso dello 0,82% a 14.646 punti mentre il FTSE Italia All Share ha terminato la seduta con un calo dello 0,61% a 15.527 punti. Ribassi anche per il FTSE Italia Mid Cap (-0,34%) mentre il FTSE Italia Star è salito dello 0,09%. Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è stato alto, nonostante la giornata di festa ed è stato pari a 1,62 miliardi di euro, in calo rispetto agli 1,82 miliardi di euro della seduta di ieri. Su 313 titoli trattati 139 hanno terminato la giornata con un rialzo, mentre i segni meno sono stati 160. Invariate le restanti 14 azioni.
CONSULTA tutte le quotazioni dei titoli del FTSE MIB
Ennesimo Bollettino di guerra per i bancari.
Anche oggi è stata anche sospesa più volte per eccesso di ribasso Unicredit (-11,12% a 3,982 euro). La banca è finita pure nel mirino della Consob, che ha deciso di avviare un accertamento sull'andamento del titolo nelle sedute di mercoledì 4 e giovedì 5 gennaio, giornate in cui ha perso rispettivamente il 14,5% e il 17,3% circa del suo valore. L'organo di controllo sulla borsa e sulle società quotate intende appurare se ci siano state violazioni della disciplina sulle vendite allo scoperto introdotta nei mesi scorsi e tuttora in vigore.
Tra gli altri bancari la Popolare di Milano è arretrata del 4,39% a 0,2615 euro mentre Monte dei Paschi di Siena ha lasciato sul terreno il 2,66% a 0,2301 euro. In rosso pure IntesaSanpaolo (-4,37% a 1,137 euro). Poco più di 2 i punti persi da Ubi Banca.
Tra le note positive bene Stm (+2,53% a 4,854 euro). Il gruppo dei chip beneficia della diffusione dei conti della coreana Samsung. Risultati migliori delle attese.
Tra gli industriali ha conferma il rialzo di giovedì Fiat (+2,31% a 3,978 euro). La società di Sergio Marchionne è salita al 58,5% di Chrysler. Il manager ha definito l’operazione "un passo decisivo sulla strada dell'integrazione". Gli analisti di Equita Sim hanno confermato il loro giudizio “buy” (acquistare) sulla società, valutata 7,5 euro.
È tornato alto l’interesse per le vicende del gruppo Ligresti. Secondo la stampa, nelle scorse ore il fondo di private equity Clessidra avrebbe presentando una manifestazione d'interesse, non vincolante. Il fondo di Claudio Sposito avrebbe a diposizione circa 200-250 milioni di euro per partecipare alle ricapitalizzazioni di Fondiaria-Sai (-5,86% a 0,6350 euro) e Premafin (+14,82% a 0,2905euro) ma avrebbe condizionato la sua proposta a "una serie di verifiche".
In una nota i vertici di Unipol (+0,64% a 0,2525 euro), anche su richiesta della Consob, hanno reso noto che sono in corso analisi ed approfondimenti relativi al dossier Premafin-Fondiaria Sai. La compagnia assicurativa ha però evidenziato che al momento non è stata formalizzata alcuna manifestazione di interesse in proposito.
Bene anche Saras, che capitana gli energetici e i petroliferi. Dopo il balzo dei giorni scorsi, favorito da un paio di giudizi lusinghieri da parte di alcune case d’affari, torna in evidenza Saras (+4,01% a 1,141 euro).
Secondo gli addetti ai lavori il gruppo della famiglia Moratti potrebbe approfittare della crisi della svizzera Petroplus, in difficoltà finanziarie e che sta incontrando problemi nell'approvvigionamento di petrolio. Così stopperà la produzione nella sua raffineria belga di Anversa. A rischio anche l'impianto francese di Petit Couronne e quello svizzero di Cressier
Sotto i riflettori anche Atlantia (+0,64% a 12,63 euro). Secondo il Sole24Ore la società sarebbe interessata a Rodoanèl, il raccordo anulare di San Paolo in Brasile. Gli esperti di Equita Sim ritengono che l’interesse di Atlantia a crescere nello stato sudamericano rappresenti una notizia positiva e hanno confermato il loro “buy” (acquistare) con un target price di 16,9 euro.
TAG:
unicredit
, intesasanpaolo
, stm
, fiat
Quotazioni: INTESA SANPAOLO
FIAT.
UNICREDIT
STMICROELECTRONICS


Unicredito
Ci si interroga tra la stampa finanziaria italiana e internazionale sulla portata di quanto stia accadendo e il Financial Times intravede dietro i problemi di Unicredit un più generale problema Paese, mentre lo stesso quotidiano inizia a dubitare sulla buona riuscita dell’operazione di aumento del capitale, che è poi anche l’incubo di Piazza Cordusio.
Al momento, l’impatto della ricapitalizzazione sul valore di capitalizzazione di Unicredit tende ad essere del 100%, quando nel 2010, l’aumento di capitale per 4 miliardi impattò solo del 10%.
A spingere il titolo verso il baratro sono stati alcuni fattori tecnici da non sottovalutare, come la necessità di comunicare il prezzo di emissione dei nuovi titoli a tre sedute dall’inizio della ricapitalizzazione. Ma non poteva essere altrimenti, perché non ci sarebbero stati, altrimenti, i tempi per dare vita all’operazione, visto che il titolo è quotato anche a Francoforte e a Varsavia.
Lo sconto del 43% sul Terp, ossia sul prezzo teorico di borsa di fine seduta del 3 gennaio, ha scatenato le vendite, per il fatto che non converrebbe tenersi le azioni e poi acquistare quelle nuove, bensì sarebbe meglio venderle a un prezzo ancora alto, per poi ricomprarle a un prezzo molto più basso. Starebbero facendo così un pò tutti gli investitori più grossi. Al momento, come frutto di queste vendite, lo sconto, calcolati ai valori di chiusura di ieri, è sceso intorno al 30%.
Il cda ha, infatti, stabilito che ciascuna nuova azione dovrà essere di 1,943 euro e per ogni azione posseduta si ha diritto alla sottoscrizione di nuove due azioni. I conti sono presto fatti. Chi possedeva tre sedute fa un titolo Unicredit a 6,33 euro potrà comprare due nuove azioni a 1,943 euro ciascuna. Il nuovo titolo, alla fine del processo di ricapitalizzazione, quindi, varrà la somma di questi prezzi, diviso per tre, cioè, 3,40 euro. Da qui, il crollo in borsa.
Fonte giornalistica
R: Unicredito
Purtroppo, come tutti voi, mi ritrovo qui a leggere i vostri sfoghi.
Ma alla fine voi cosa consigliate di fare arrivati a questo punto?
Io per esempio sono arrivato ad investire il 50% del totale dei propri risparmi, avendo mediato il titolo sino a circa 1,6.
Ed oggi (non essendo proprio un mostro di finanza) con questo aumento di capitale, non so assolutamente cosa fare! Continuare ad aspettare e riprendere qualcosina o continuare ad investire e sfruttare questo aumento di capitale col rischio dell'ennesima truffa!??!?
Grazie.
R: Unicredito
Bravo Aldo ottima idea inviare questo post molto utile e interessante! grazie
R: R: Unicredito
BREVE CRONISTORIA DELLA RICAPITALIZZAZIONE. DA EBA A FSB, PASSANDO PER IL L’EREDITA’ DISASTROSA DI PROFUMO - L’avventura di Alessandro Profumo, ex amministratore delegato del gruppo Unicredit, fino a pochi mesi fa, ha esitato un lascito pesantissimo sulla banca, che chiudeva il terzo trimestre del 2011 con perdite per 10,5 miliardi, frutto soprattutto di ingenti svalutazioni dei titoli di stato italiani e di altri stati periferici dell’Eurozona.
Oltre a un’indagine per frode fiscale a carico della banca, ciò che lascia l’era Profumo è l’idea abbandonata di una banca di sistema e di respiro internazionale, che evidentemente non ha fatto i conti con sé stessa. Sulla base dei conti disastrosi di Unicredit, che a fine giugno del 2011 vantava ancora un Core Tier1 dell’8,89%, l’Eba impone alla banca di ricapitalizzarsi per 7,38 miliardi, al fine di raggiungere un obiettivo minimo del suddetto ratio patrimoniale del 9%. Questo avviene agli inizi di ottobre, mentre poche settimane dopo, il Financial Stability Board, presieduto per l’ultima volta da Mario Draghi, inserisce Unicredit nella cosiddetta “lista Sifi”, ossia quell’elenco in cui compaiono 29 banche di sistema su tutto il pianeta, di cui 17 dell’Eurozona e una sola italiana, Unicredit, appunto.
Malgrado si tratti di un riconoscimento sulla portata sistemica della banca, ciò impone requisiti patrimoniali più stringenti, come un plus di capitale sugli attivi, tra l’1 e il 3,5%, che per Unicredit significa 7,5 miliardi di capitali in più, in linea con le richieste Eba.
La Banca d’Italia riconosce il bond Cashes da 3 miliardi ed emesso nel 2009 quale capitale effettivo all’80% e questo avrebbe consentito a Piazza Cordusio di potere abbassare il fabbisogno di ricapitalizzazione di 2,4 miliardi. Ma a novembre, il cda fissa in 7,5 miliardi il livello di aumento di capitale, al fine di allontanare da sé qualsiasi dubbio di patrimonializzazione.
Alla luce di quanto sta accadendo a Piazza Affari in questi giorni, forse sarebbe stato meglio sottrarre dai 7,5 miliardi i 2,4 miliardi riconosciuti quali capitali. Il rischio, infatti, è che questo trend ribassista prosegua fino alla fine della sottoscrizione e gli investitori stranieri, che sono i più restii a partecipare, rappresentano il 58,5% del capitale Unicredit.
Nel nuovo piano industriale della banca, varato dal cda di novembre, si punta al consolidamento sul mercato italiano e si abbandona la via della banca internazionale, mirando a divenire una pura banca commerciale di portata europea. Un altro punto di discontinuità con l’era Profumo.
fonte giornalistica