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Tutti gli occhi su Jeddah

L’Arabia Saudita potrebbe annunciare un aumento di produzione petrolifera il prossimo 22 giugno (domenica), in occasione dell’incontro tra paesi consumatori e produttori che si terrà a Jeddah, come annunciato dal presidente dell’OPEC El-Badri.

di Carlo Gatto 18 giu 2008 ore 09:58

Stando alle anticipazioni del re saudita Abdallah, il petrolio a questi prezzi viene ritenuto un'anomalia e quindi in tempi brevi potrebbe esserci un aumento di output di mezzo milione di barili da parte del primo esportatore mondiale di greggio. E' chiaro che questa mossa mira innanzitutto a calmare gli animi dei paesi del cartello che vorrebbero esportare di più, con buona pace di chi pensa ingenuamente che gli arabi dormano sonni inquieti pensando alle difficoltà degli occidentali, tuttavia la mossa ha il potere effettivo di riportare un po' di serenità sui mercati, nonostante diversi esperti ammettano apertamente che neanche l'aggiunta di un milione di barili al giorno potrebbe farci ritornare al Paradiso perduto. 

 

L'oro nero ha reagito con una stabilizzazione tra i 132 ed i 138 $/barile.

Un'altra versione della storia è alquanto interessante. Riyadh ha avuto solo quattro ministri dell'energia nella sua storia moderna, e ancor meno cambi nella sua politica petrolifera. Le precedenti variazioni di strategia, avvenute in media ogni decennio, hanno avuto ripercussioni importanti sul prezzo del petrolio e sull'economia mondiale. Questa volta, diversi acuti osservatori fanno notare che sarà una vera prova di forza, un test per vedere se in simili condizioni l'Arabia Saudita sia ancora in grado di muovere il mercato.

Le borse nel frattempo hanno respirato aria di trattative, e quindi ne hanno approfittato per una boccata di ossigeno. 

 

Gli indici si sono riportati dal -3% al -1%, ed anche dall'altra parte del segno come nel caso del Nasdaq, vero motore bullish di questa fase turbolenta dei mercati.

Lo S&P500 ha rimbalzato ancor prima di toccare la fascia di supporto 1320-1330 punti, riportandosi in prossimità della resistenza a 1370.  

 

Dal punto di vista dell'analisi tecnica, una toccata e fuga all'ingiù non farebbe che confermare le previsioni negative, ma stavolta le cose potrebbero anche andare diversamente. Una stabilizzazione del prezzo del greggio, unita alle mosse antinflative dei governatori BCE e FED, potrebbero dare una parvenza di stabilità ai mercati finanziari, nella quale il segno più potrebbe rifare capolino con più convinzione. Il VIX conferma questo sentiment scendendo con una certa continuità: 

 

In apertura di contrattazioni ha addirittura messo a segno un gap down positivo che gli ha permesso di sfiorare la fatidica soglia del 20%.

Il dollaro si è misurato contro l'euro nel canale 1,53 - 1,555 con una volatilità pressoché raddoppiata, dimostrando come una parte del mercato creda sul serio alle profezie restrittive di Ben Bernanke, mentre contro yen ha vinto la partita raggiungendo i 108 da una base di partenza di 106,5. E chi crede al dollaro crede che la Fed non starà a guardare. 

Sentiment previsto per la prossima settimana: discreto.

Le aperture dell'Arabia Saudita fanno ben sperare.  

Renato Paludetto (www.renatopaludetto.com

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