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Tiscali e quelle strane analogie con l’aumento di Seat Pagine Gialle

Chi sottoscriverà le azioni di nuova emissione le potrà ricevere materialmente solo il 2 novembre

di Edoardo Fagnani 13 ott 2009 ore 15:30
L’aumento di capitale di Tiscali ha catalizzato l’attenzione degli addetti ai lavori a Piazza Affari, come dimostrano i forti volumi sul titolo di ieri (quasi 50 milioni di azioni passate di mano), nonostante le numerose sospensioni per eccesso di rialzo.
Anche la Consob non sembra stare a guardare. Secondo quanto scritto su il Sole 24 Ore, l’organo di vigilanza del mercato azionario italiano starebbe monitorando con attenzione l’andamento di Tiscali, proprio in seguito alla performance messa segno ieri e al boom di scambi sul titolo. Il quotidiano ritiene che la Consob voglia evitare il ripetersi di una situazione analoga a quella dell’aumento di capitale di Seat la scorsa primavera.

In effetti, le analogie tra le due operazioni sono numerose.
In primo luogo, prima dell’avvio dell’aumento di capitale, le due società avevano proceduto con un raggruppamento azionario, per poi offrire le azioni di nuova emissione a un prezzo decisamente inferiore a quello di mercato.
Nel dettaglio, le 616.545.485 azioni ordinarie di Tiscali erano diventate 61.654.548 nuove azioni. Di conseguenza, il valore delle azioni nel giorno del raggruppamento era stato rettificato da 0,327 euro a 3,27 euro. Il valore dei titoli offerti nell’aumento di capitale è stato fissato in seguito a 0,1 euro.
L’accorpamento di Seat, invece, era avvenuto in rapporto di una nuova azione ogni 200 vecchie in circolazione. Il prezzo di chiusura del giorno precedente al raggruppamento era di 0,049 euro, rettificato in 9,8 euro. In occasione dell’aumento di capitale Seat decise di offrire le nuove azioni a un prezzo unitario di 0,106 euro.

Inoltre, le caratteristiche di entrambi gli aumenti di capitale evidenziano un rapporto elevato tra nuovi titoli offerti e titoli in circolazione.
L’operazione di Tiscali prevede un rapporto di 643 nuove azioni ogni 22 vecchi titoli posseduti prima della data dell’avvio dell’operazione. L’aumento di capitale di Seat, invece, prevedeva un rapporto di 226 nuove azioni ogni 5 vecchi titoli posseduti prima della data dell’avvio dell’operazione.
Queste caratteristiche hanno determinato un fattore di rettifica dei titoli quotati all’avvio dell’aumento di capitale, che ha portato il prezzo delle azioni in circolazione ai valori precedenti al raggruppamento azionario, mentre il grosso del valore è stato trasferito sui diritti, che, secondo gli operatori, rappresentano il valore di riferimento delle due società.
Le caratteristiche dei due aumenti di capitale hanno portato a un andamento discrepante tra azioni e diritti nei primi giorni dell’operazione. I titoli di Tiscali (almeno nel primo giorno di quotazione dopo l’avvio dell’aumento di capitale) e di Seat hanno registrato rialzi impressionanti, mentre i diritti sono stati bersagliati dalle vendite, quasi a compensare il rally delle azioni. Senza dimenticare in entrambe le operazioni vige e vigeva il divieto di vendere allo scoperto le azioni.

A questo punto cosa potrebbe succedere?
Prendiamo il caso di Seat. Il valore delle azioni della società editoriale era passato in pochi giorni dagli 0,2426 euro del giorno precedente all’avvio dell’aumento di capitale (25 marzo 2009) a un massimo di 1,1 euro (prezzo di chiusura il 1° aprile). Tuttavia, il giorno in cui era terminata la ricapitalizzazione (17 aprile) il prezzo delle azioni di Seat era tornato a 0,205 euro.

In attesa di vedere se l’andamento del prezzo delle azioni di Tiscali seguirà lo stesso andamento di Seat, vale la pena ricordare che chi sottoscriverà le azioni di nuova emissione, le potrà ricevere materialmente solo il 2 novembre. Quindi, l’attuale quotazione dei titoli Tiscali non può essere applicata pedissequamente alle azioni di nuova emissione. Solo nelle vicinanze della data di assegnazione dei titoli si potrà ragionare sulla valutazione delle nuove azioni.

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