Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale
Questa settimana qualcosa si è mosso nell’ampio e variegato mondo macroeconomico occidentale. Innanzitutto i tassi impliciti sui Fed Funds hanno iniziato a scontare un aumento del costo del denaro entro il 2008, dando maggior fiato e vigore al biglietto verde proprio in concomitanza del cattivo andamento dei consumi francesi risultati in frenata.
di Carlo Gatto 4 giu 2008 ore 09:57
Nell'arco di due movimenti in discesa, di cui il secondo quasi a candela, l'euro si è portato a ridosso dell'area di supporto 1,54-1,545 creando le premesse per un possibile prossimo tentativo di rimonta del biglietto verde. Questo ha innescato le vendite nel mercato delle materie prime, in primis del greggio, riportando un po' di ossigeno dopo i mesi in cui i prezzi hanno stritolato ogni aspettativa di allentamento dei rischi inflazionistici.
Il tentativo di superamento dei 132 $/bar ha permesso al mercato di constatare la scarsa credibilità e tenuta di un certo fronte dei tori, permettendo agli orsi di prendere il sopravvento per cercare di sfondare dalla parte opposta. Tuttavia i tre tentativi del 30 maggio, 2 e 3 giugno, sono andati male. Il petrolio resta ancora una commodity forte, anche se l'Opec sta ventilando un aumento della produzione ed il miliardario Soros ha messo in guardia dalla "oil bubble" tuttora in corso di formazione. L'oro è sceso sotto i 900 $/oz, ma nel suo progressivo percorso di sgonfiamento, dato da molti per certo a causa della grande offerta sul mercato, perde un certo grado di predittività.
Continua invece a raccontare storie interessanti l'indice ricavato dal premio sulle opzioni iscritte sulle blue chips USA.
Dopo essersi lentamente accomodato sui 17,5 punti, il VIX è impazzito riportandosi sopra i 20 nel corso del 2 giugno, salvo poi ridiscendere a 19 l'indomani. Rimanendo comunque sopra i 16 continua a dimostrare una certa riottosità alla normalizzazione del mercato.
Ed in effetti i motivi di preoccupazione ci sono. Il primo che salta subito agli occhi deriva dalla scarsa reazione dei listini, dopo aver sfiorato il baratro la settimana scorsa. Nonostante il denaro disinvestito dal reddito fisso e dalle commodities sia stato cospicuo, la risalita dei prezzi azionari non è stata altrettanto cospicua. Un esempio per tutti:
Dopo aver rimbalzato dal pericolosissimo supporto dei 1380 punti lo S&P500 è risalito fin sopra i 1400 ma senza convinzione. A questo bluff i ribassisti non hanno voluto affatto credere, ed hanno chiesto al mercato di andare a vedere le carte in gioco. Ne è seguito un secondo test il 2 giugno che è stato superato con la fronte perlinata di sudore. Ora il secondo rimbalzo è risultato la metà del precedente avvenuto il 29 maggio, ed è probabile che gli orsi chiederanno ancora una volta di vedere le carte in mano ai tori in prossimità di quota 1380 punti. Un eventuale cedimento porterebbe lo S&P500 dritto dritto sui 1320 punti!
Sentiment previsto per la prossima settimana: ancora tensione.
Non siamo ancora usciti dal tunnel. C'è sofferenza tra i rialzisti.
Renato Paludetto (www.renatopaludetto.com)
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