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Piazza Affari, incubo ”decoupling”: cosa c’è sotto?

Potrebbe essere una delle parole di moda, negli ambienti finanziari, delle prossime ore a Piazza Affari. Il “decoupling”, quel fenomeno di “sganciamento” di un mercato rispetto all’andamento, nel complesso, dei suoi corrispondenti esteri. Nelle sedute della scorsa settimana tale fenomeno, per Piazza Affari, è stato decisamente rilevante. Colpa delle banche, che nascondono qualcosa?

Mauro Introzzi lunedì, 9 marzo 2009 - 14:42
Potrebbe essere una delle parole di moda, negli ambienti finanziari, delle prossime ore a Piazza Affari. Il “decoupling”, quel fenomeno di “sganciamento” di un mercato rispetto all’andamento, nel complesso, dei suoi corrispondenti esteri.
Nelle sedute della scorsa settimana tale fenomeno, per Piazza Affari, è stato decisamente rilevante, soprattutto nelle giornate di giovedì e venerdì e specie nei confronti delle principali piazze europee.

Di seguito le performance giornaliere dell’S&P/Mib (con i relativi punti), che nella settimana scorsa ha perso il 15,6%:

Seduta: 02/03/09

Chiusura 14362 Performance -6,02%

Seduta: 03/03/09

Chiusura 14017 Performance -2,40%

Seduta: 04/03/09

Chiusura 14363 Performance +2,47%

Seduta: 05/03/09

Chiusura 13523 Performance -5,85%

Seduta: 06/03/09

Chiusura 12895 Performance -4,64%


Ma cosa ha causato questo andamento? Soprattutto le caratteristiche dei principali indici di Piazza Affari, decisamente “bancocentrici”. In altre parole, il fatto che i panieri milanesi siano esposti così tanto al peso delle banche, le protagoniste in negativo della scorsa ottava, ha causato flessioni così marcate del mercato nel suo complesso.

Tra le 5 peggiori della settimana, infatti, ci sono proprio 3 bancari, Banco Popolare, Unicredit e IntesaSanpaolo.

I peggiori 5 della scorsa settimana all'S&P/Mib

Banco Popolare

-31,41%

Seat Pagine Gialle

-29,21%

Unicredit

-28,37%

IntesaSanpaolo

-25,00%

ENI

-22,45%


Ma come mai le nostre banche sono ancora così falcidiate dalle vendite? Eccesso di zelo e prudenza o difficoltà oggettive? I più pessimisti hanno il timore che tale violenta lettera sia l’indicazione che nei bilanci degli istituti di casa nostra potrebbero esserci degli asset critici. E che saranno necessarie altre ricapitalizzazioni. Per il Banco Popolare il nodo da sciogliere è quello di Banca Italease, che potrebbe essere delistata tramite un‘opa, mentre sul tandem Unicredit e IntesaSanpaolo si continuano a “tirare in ballo” le partecipate dell’Europa dell’Est. Abbastanza per giustificare questi crolli?

Intanto, l’istituto guidato da Alessandro Profumo ha fornito un aggiornamento sulle stime di consensus degli analisti, basato su un panel di 22 banche d’affari. Le indicazioni per l’intero 2008 prevedono un margine di intermediazione per 26,8 miliardi di euro, mentre l’utile netto dovrebbe attestarsi poco sotto i 3,8 miliardi di euro. Per l’esercizio in corso gli analisti stimano un margine di intermediazione di 27 miliardi, mentre l’utile netto dovrebbe scendere a 1,9 miliardi di euro. Le due voci di bilancio dovrebbero crescere rispettivamente a 28,2 miliardi e a 2,5 miliardi di euro nel 2010.

Commenti
(1)

fabbbius lunedì, 9 marzo 2009

anche oggi

ragazzi, anche oggi i peggiori tra i mercati europei...
qui c'è sotto qualcosa: qualche stato patrimoniale puzza... :(

n° 1