La caduta dei Giganti
Riprendiamo il filo del discorso di una settimana fa, che partiva da una semplice constatazione: se nemmeno gli indici più forti riusciranno a “difendere il fortino”, non ci sarà alcuna speranza per tutti gli altri. Ora, una settimana dopo, contempliamo con orrore la caduta dei Giganti...
di Carlo Gatto 2 lug 2008 ore 10:41I due indici locomotiva erano stati individuati nel Nasdaq per gli Stati Uniti e nel Dax per l'Europa. Partiamo dal tecnologico americano.
Il supporto dell'area 2380-2400 punti era ancora considerato in bilico la settimana scorsa, anche se nessuno si faceva troppe illusioni. Ora tra le macerie grafiche, osserviamo un indice che a malapena riesce a portare a conclusione una seduta laterale (30 giugno) prima di continuare a scendere. La rottura del supporto il 26 giugno in apertura, è stata repentina e brutale, ed ha fatto da preludio a due sedute di "fuga dalla borsa controllata" prima della fase laterale del 30 giugno. Poi ancora giù salvo una piccola ripresa di tono in seguito al buon dato dell'ISM manifatturiero, ma è poca cosa davvero.
La caduta di Berlino è stata altrettanto vistosa:
La sequenza di massimi e minimi decrescenti non lascia spazio a molti dubbi circa il trend intrapreso. Dopo aver rotto il supporto collocato sopra i 6350 punti ora è iniziato il viaggio inesorabile verso i 6250 punti, nuovo pavimento di una certa consistenza.
Ma la considerazione da fare adesso è una sola. I livelli di guardia sono stati irrimediabilmente superati, e quindi è assai probabile che sia iniziato un nuovo ciclo di ribassi. Non ci sono elementi allo stato attuale per ritenere che i vecchi supporti, ora diventati resistenze, possano essere riagguantati in breve tempo.
In psicoeconomia esistono dei meccanismi autorigeneranti simili a dei loop, per cui più il mercato vende e più attira nuove vendite. Se perfino i rimbalzi tecnici fanno fatica a prendere corpo, non ci si può certo aspettare un ritorno ai livelli abbandonati precedentemente. E' partita una sorta di corsa alle scialuppe che si sta allargando a macchia d'olio. Una delle principali ragioni è data dall'inesorabilità della crescita del prezzo del petrolio, in dispetto a tutte le voci di bolla che girano da settimane.
Ho visto bolle durare e gonfiarsi per anni prima di esplodere, e quella di internet e dei titoli tmt USA sono solo un esempio. Certo ci può essere una bolla "oil" in corso, ma la domanda da farsi è un'altra: quando scoppierà? Fra una settimana o fra un anno? E nel frattempo come ci dovremmo comportare?
Nel grafico si possono osservare dei fatti a supporto della tesi bolla: fino alla seduta del 26 giugno i picchi dei volumi risultano in corrispondenza dei rialzi, mentre dal 27 li osserviamo in corrispondenza di movimenti ribassisti. Sono segnali confortanti, ma è troppo poco. Nello stesso grafico infatti, il petrolio è passato dai 137 ai 142, guadagnando cinque dollari in cinque giorni senza fare più scalpore...
Per concludere osserviamo l'andamento dei nostri quattro indici nelle ultime 5 sedute:
Dow e Nasdaq hanno fatto mediamente peggio degli indici europei, fino al punto di perdere il doppio rispetto allo S&PMib. Individuiamo tre fasi principali: la forte discesa del 26 giugno, l'assestamento laterale (non rimbalzo) del 27 e 30 giugno e poi l'inizio di un nuovo ribasso il 1° luglio. L'attesa di un rialzo dei tassi da parte della BCE dato ormai per certo, unita alle previsioni di un'identica mossa anche da parte della Fed a breve termine, vanno ad aggiungere ulteriori tinte fosche ad un mercato che in questi momenti è assolutamente da evitare. Meglio aspettare che il VIX scenda dall'attuale 25%!!
Sentiment previsto per la prossima settimana: diffidenza crescente.
Sono in pochi ad aspettarsi un rimbalzo consistente.
Renato Paludetto (www.renatopaludetto.com)
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