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La BCE e la scala mobile delle rendite

La trimestrale di Citigroup di venerdì 18, migliore delle stime, con svalutazioni subprime per 6 mld di dollari anziché per 20, ha riacceso le speranze a Wall Street e ridato coraggio agli investitori.

di Carlo Gatto 23 apr 2008 ore 11:56

Il flusso di acquisti iniziato nei listini europei è proseguito poi all'apertura di New York portando l'indice S&P500 a ridosso della fatidica soglia dei 1400 punti. In questo momento, quasi tutto il denaro fuggito è oramai rientrato, visto che sopra i 1400 punti abbiamo calcolato esserci il terreno grafico del denaro fresco, tuttavia si tratta di un obiettivo ancora da conquistare. In queste ore è in atto un deflusso che è culminato in un piccolo gap down in apertura martedì 22.  

La settimana comunque porta i listini americani più in alto del 4% (Nasdaq), del 3% (Dow) e quelli europei del 2% (S&PMib) e dell' 1% (DJEurostoxx50). Il peggio però non è ancora passato ed il fuoco cova sotto la cenere.  

Cominciamo a dare un'occhiata all'indice VIX: 

Per puro spirito accademico, osservate come, nel giorno in cui la volatilità scende sotto il 20, il grafico dei nostri quattro indici si apre a ventaglio. Questo è uno dei diversi esempi che potremmo fare a conferma delle chiavi di lettura della dualità compressione-ventaglio osservabile sul grafico a quattro indici per leggerne il nervosismo nascosto, come spiegato nelle puntate precedenti. Ma tornando al fuoco sotto la cenere, dobbiamo rilevare che l'indice VIX dopo aver fatto scomparire la febbre per sole ventiquattr'ore, ha di nuovo ripreso a salire. Altro indicatore dell'incendio non domato è rappresentato molto bene dal tasso Euribor a 3 mesi, giunto ormai a quota 4,8 cioè un'enormità sopra il tasso ufficiale BCE. Infine, un altro elemento di preoccupazione è dato dal petrolio giunto alle soglie dei 120 $/barile, e anche dall'euro che ormai ha sfondato la barriera di 1,60 contro dollaro. 

Ad indebolire il dollaro questa volta ci hanno pensato i prezzi alla produzione in Germania cresciuti del 4,2% su base annua, nonché affermazioni come quella di Klaus Liebscher, membro del consiglio direttivo della BCE, circa l'assenza di spazi per un taglio dei tassi. Vorrei aprire una parentesi a riguardo. Che la Fed stia tagliando i tassi al di sotto del tasso dell'inflazione è cosa già risaputa e già questo basterebbe per sbugiardare un certo modo di fare politica monetaria. Ma quando si sente dire dal commissario agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia, che per garantire la stabilità dei prezzi i governi dovrebbero promuovere "politiche che leghino gli aumenti salariali alla produttività" allora siamo quasi alla beffa. A prima vista l'affermazione sembra coerente, e da un certo punto di vista economico lo è. Aumentando i salari, aumentano i consumi ed aumentando la massa monetaria circolante alla fine aumenta anche l'inflazione. Quindi la BCE, per bocca del commissario europeo, raccomanda di mantenere freddi i salari. Ora vorrei chiedervi:  tenendo alti i tassi o aumentandoli per combattere l'inflazione, non si crea forse un medesimo aumento di massa monetaria? Come? Aumentando gli interessi debitori di tutto il sistema, mentre i detentori di titoli ed obbligazioni avranno rendite più alte che daranno loro la possibilità di spendere od investire maggiormente. In sostanza la BCE si preoccupa tanto dei salari, e li vorrebbe legare unicamente alla produttività, mentre essa stessa continua a mantenere i tassi europei costantemente al di sopra dell'inflazione attuando così una vera e propria scala mobile delle rendite! Senza che queste ovviamente, siano legate ad alcun tipo di produttività! Ed in più deprimendo l'economia. 
 
 

Sentiment previsto per la prossima settimana: leggera negatività.

Il mercato deve ancora scontare in negativo il nuovo record del dollaro e del petrolio! 

Visitate il sito: www.renatopaludetto.com 
 

Renato Paludetto © 2008 (riproduzione riservata)  
 

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