Italcementi, minaccia egiziana
Le notizie in arrivo dall’Egitto, e più in generale dall’area mediorientale, intimoriscono gli addetti ai lavori. Soffrono, in particolare, alcuni settori, come quello dei cementiferi
di Mauro Introzzi 31 gen 2011 ore 11:48Secondo alcune agenzie di stampa Italcementi avrebbe sospeso la produzione in Egitto e messo in sicurezza i suoi impianti.
Il mercato, oltre a un drastico incremento dei costi delle materie prime, teme un'eventuale chiusura del canale di Suez. Una chiusura che frenerebbe il commercio internazionale. Nell’area passa circa il 6% della produzione mondiale di greggio.
Nelle scorse ore gli analisti di Moody's hanno tagliato il loro rating sull'Egitto a “Ba2” dal precedente “Ba1”. L’outlook degli esperti è sceso a “negativo” da “stabile”. Alla base del downgrade c’è l’incremento del rischio politico e i timori che l’attuale situazione possa mettere in ulteriore crisi le già indebolite finanze pubbliche.
Nel frattempo i manifestanti egiziani hanno occupato il centro della capitale, Il Cairo, e chiedono la cacciata del presidente Mubarak, in carica da circa 30 anni. Sul presidente, che ha offerto ai manifestanti la nomina di un militare alle cariche di vicepresidente e primo ministro, viene riversata la rabbia per un rialzo dei prezzi, una disoccupazione galoppante e un aumento del gap tra la popolazione ricca e quella povera.
Ma i titoli del comparto cementifero, e più in generale quelli del settore delle costruzioni, non soffrono solo delle tensioni in Egitto. Alcune stime indicano che nel 2011 la spesa pubblica italiana per infrastrutture dovrebbe scendere dell'1% in termini reali. Sul tema si sono focalizzati gli esperti di Banca Imi, che hanno dichiarato che quella in oggetto è un'ulteriore conferma della visione negativa sul settore. Una ripresa è prevista solo dopo il 2012.
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