Il bluff di Riyadh !
Doveva essere la conferenza di Yalta del petrolio, ed invece l’Arabia Saudita ha tirato il classico bidone, anzi, 300.000 bidoni ai paesi consumatori di petrolio, tanti quanti sono quelli promessi in più e non mantenuti nell’incontro di Jeddah.
di Carlo Gatto 26 giu 2008 ore 10:39
Sia il re, che altri importanti esponenti di Riyadh si erano spesi nei giorni scorsi, in commenti circa l'anomalia dei prezzi attuali e la necessità di aumentare la produzione di almeno mezzo milione di barili, ma alla fine hanno prevalso altre logiche "monopartisan", tra le quali possiamo intuire le pressioni degli altri paesi del cartello, nonché logiche interne. Se a questo insuccesso sommiamo i danni provocati dai ribelli nel delta del Niger, stimabili in un calo della produzione di circa 250.000 barili al giorno, alla fine il risultato è addirittura peggiore di quello esistente all'apertura del vertice.
In psicofinanza, una buona promessa non mantenuta è peggiore di "nessuna buona promessa", perciò potete mettere in conto il fatto che la speculazione proverà a sondare il terreno dei 140 $/bar non appena le acque si saranno un po' calmate. Nel frattempo questa settimana focalizzeremo l'attenzione sui migliori indici delle due sponde dell'Atlantico, nella consapevolezza che se a mollare saranno i migliori, non ci sarà speranza di rialzo per nessuno (ahimé).
Attualmente negli Stati Uniti il migliore è il Nasdaq, che rileva un supporto nell'area 2380/2400 punti.
Dopo altre due sedute col segno meno, che lo hanno zavorrato dagli iniziali 2460 punti, martedì 24 l'indice ha compiuto un bagno in ammollo sotto il supporto testé individuato, preoccupando non poco gli operatori. Questa discesa nelle viscere del grafico potrebbe anche rappresentare una bear trap, visto come si sono messe le cose il giorno dopo, tuttavia l'indice non ha confermato con un test chiaro né la discesa, ma nemmeno la risalita. La situazione quindi resta molto delicata.
In Europa invece, l'indice campione è il Dax, vera locomotiva del Vecchio Continente.
L'indice tedesco ha disegnato un terzo minimo relativo nell'arco degli ultimi sei mesi, ed anche se esso risulta leggermente crescente rispetto al penultimo, non si può fare a meno di preoccuparsi per una situazione tecnica ormai ampiamente deteriorata. I ribassisti ormai sono arrivati in forze alle porte di questo ultimo baluardo, e non ci potrebbe volere poi molto per vederlo cedere e proiettarsi verso i 6250 punti.
Intanto, il sentiment di brevissimo risulta migliorato notevolmente, anche grazie al nuovo inaspettato dato sulle scorte di greggio, carburante e distillati del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, risultate migliori del previsto, tuttavia, questo elemento spot non deve far perdere di vista la visione globale del mercato nel quale si muove attualmente l'oro nero, che continua a restare in tensione. Il piccolo ritorno di positività si può notare bene nel VIX. Nel giro di tre sedute siamo passati da 23,5 a 21 con la derivata della funzione di discesa, in progressiva inclinazione.
Un'occhiata al cambio euro dollaro ci risulterà utile per capire quanto le ultime buone notizie sul petrolio si siano estese e propagate anche sulle prospettive del biglietto verde:
Il dollaro ha abbandonato il bordo superiore del canale laterale, per incamminarsi verso la direzione opposta, lungo il sentiero rialzista di breve che lo vede in vantaggio nel paniere del dollar index, tuttavia più in là di così nella diagnosi, obiettivamente non si può andare, viste le dinamiche sui tassi ancora non chiare e definite, con la Fed stimata al 50% in procinto di alzarli, contro il 90% precedente.
Concludendo possiamo rilevare come la situazione continui ad essere estremamente delicata e quanto necessario sia ancora sorvegliare i propri portafogli con turni di guardia notte e giorno...
Sentiment previsto per la prossima settimana: diffidenza.
Attenzione ai chiari di luna!
Renato Paludetto (www.renatopaludetto.com)
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