Enel, con la cessione di Terna, razionalizza il portafoglio
Il principale gruppo elettrico nazionale guidato da Fulvio Conti ha ceduto tutto il suo pacchetto, pari al 5,1%, in Terna. Enel aumenta così il suo focus sulle attività più caratteristiche
di Mauro Introzzi 2 feb 2012 ore 15:35Secondo i più, infatti, è meglio che l'impegno di Enel sia convogliato nella produzione e nella vendita di energia piuttosto che in quote di minoranza di imprese della filiera che, nella migliore delle ipotesi, possono garantire un dividendo equivalente. In altre parole è molto meglio razionalizzare il portafoglio degli investimenti e l’attivo di bilancio.
Un processo di razionalizzazione degli assets detenuti in portafoglio è quasi inevitabile dopo un ciclo di acquisizioni. Per di più, la quota di minoranza di Terna era più il frutto di decisioni regolamentari del passato, quando la società era nata come costola proprio da Enel, che non di una autonoma decisione di investimento di Enel, per la quale ha molto più senso oggi liberare capitale per le sue operazioni core a livello internazionale, piuttosto che tenerlo bloccato in una partecipazione difficilmente considerabile ancora strategica.
Così Enel ha proceduto con un collocamento accelerato (accelerated bookbuilding) fino a un massimo di poco più di 102 milioni di azioni Terne, mettendo in vendita tutto il tutto il pacchetto pari al 5,1% in suo possesso. L'operazione è stata riservata agli investitori istituzionali italiani ed esteri e ha permesso a Enel di incassare 281 milioni di euro. Una somma che ha comportato per il gruppo guidato da Fulvio Conti una plusvalenza di 178 milioni. Il prezzo finale è stato pari a 2,74 euro per azione e corrisponde ad uno sconto dell’1% sull’equity RAB 2012.
Grazie all’operazione Enel ha conseguito due obiettivi importanti: potrà utilizzare la somma incassata per ridurre il suo indebitamento complessivo ed ha anche testato positivamente la possibilità di poter portare avanti nei prossimi mesi ulteriori cessioni di assets minori e non strategici per un controvalore complessivo a livello europeo ricompreso nella forchetta tra i 300 ed i 400 milioni di euro.
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