Dai SUV ai SIV...
La situazione si è complicata ancora una volta e la fronte degli operatori sta sudando di nuovo. E dal punto di vista del sentiment non c’è niente di peggio di una promessa mancata. La promessa era quella di un lieve e momentaneo ritorno alla normalità, ed a farla erano stati i grafici stessi. Osserviamoli sulla lunghezza di un anno:
di Carlo Gatto 5 mar 2008 ore 10:19
In dodici mesi gli indici sono saliti, poi ridiscesi e poi sono andati sotto zero, chi del 5% come il Nasdaq, chi del 10% come l'Eurostoxx 50, e chi del 20% o quasi come lo S&PMib. Dopo l'ultimo canale laterale (visibile nel rettangolo fucsia), i grafici lanciavano i primi segnali di un possibile rimbalzo che invece è mancato. La situazione sta peggiorando visibilmente: sul mercato sta per arrivare l'uragano dei SIV, gli Structured Investment Vehicles, e del FAS159 cioè quell'artificio contabile che ha fatto conoscere il famigerato terzo livello, dove sono stati inseriti e stipati i prodotti strutturati temporaneamente autocertificati, delle voci di bilancio under-line che nascondono altre paurose voragini. Quanto alla guerra dei tassi, la Fed sembra intenzionata a tagliare altri 50 bp al prossimo FOMC del 18 marzo, portando il tasso dal 3% al 2,5%. La speranza è quella di rendere meno appetibili i titoli di stato a breve termine, per far ritornare il denaro a Wall Street, e in seconda battuta, nel semestre successivo, sul mercato immobiliare. Attualmente l'unico rifugio sicuro è stato dato dalle commodities, con i metalli preziosi in testa, anche grazie alle loro "proprietà terapeutiche antinflative", visto il caro-petrolio.
Il barile di greggio intanto si è portato a quota 99 dollari dopo aver toccato i 103. In questo settore la novità rispetto alle scorse settimane è data dal fatto che le scadenze più lunghe hanno invertito la backwardation, portandosi in molti casi su valori superiori ai 100 dollari. Quanto al VIX ha di nuovo la febbre alta:
Nel grafico è visibile il VIX di ieri, nei suoi singoli sbalzi orari, su valori oltre quota 27, quando solo la settimana scorsa si trovava a quota 22.
Anche le tigri asiatiche hanno avuto dei bei chiari di luna:
Se Tokyo perde il 5%, la borsa cinese compie lo stesso percorso, ma in salita. E' presto per dire se si tratta di un ritorno di fiducia o di un rimbalzo tecnico. Meglio aspettare.
L'euro-dollaro registra in maniera notarile le buone notizie dell'indice europeo Ifo, superiore alle attese, ed allo stesso modo la debolezza del dollaro, che esprimendo tassi più bassi e previsti in discesa, addirittura sotto l'inflazione (che negli USA viaggia tra il 3,1 ed il 4,3), esprime tassi di rendimento reale negativi, poco appetibili.
Il superamento di 1,50 era inevitabile, ed ora, superata la fase di stress degli indicatori, ed effettuato il prossimo test dall'alto verso il basso del nuovo supporto (ex-resistenza), si appresta ad esplorare vette e territori sconosciuti.
Sentiment previsto per la prossima settimana: negativo.
Il mercato non ha ancora trovato il fondo (ammesso che ci sia...)
Renato Paludetto 2008 (riproduzione riservata)

