Bot, rendimenti sotto l’1,5%!
In particolare, il rendimento dei titoli con scadenza semestrale è stato decisamente inferiore a quello fissato nell’asta che si era tenuta a fine dicembre. In quell’occasione, il tasso per i titoli scadenza a giugno del 2009 era stato pari all’1,902%.
di Edoardo Fagnani 27 gen 2009 ore 17:02Ancora un netto calo dei rendimenti dei Bot. Nell’asta odierna dei titoli con scadenza a quattro mesi e a sei mesi, i tassi offerti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze si sono attestati al di sotto dell’1,5%, il minimo assoluto per questi titoli. In particolare, il rendimento dei titoli con scadenza semestrale è stato decisamente inferiore a quello fissato nell’asta che si era tenuta a fine dicembre. In quell’occasione, il tasso per i titoli scadenza a giugno del 2009 era stato pari all’1,902%.
Nel dettaglio, la Banca d’Italia ha comunicato che il prezzo di aggiudicazione dei Bot semestrali, quindi con scadenza il 31 luglio 2009, è stato di 99,258, pari a un rendimento lordo dell’1,479%. Lo stesso istituto nazionale ha comunicato che il prezzo di aggiudicazione dei Bot con scadenza a quattro mesi è stato di 99,528, pari a un rendimento lordo dell’1,435%. Per questi titoli non è possibile avere un confronto, in quanto la loro emissione non ha la stessa frequenza dei Bot con scadenza trimestrale, semestrale e annuale.
Stessa tendenza per i Ctz, titoli con caratteristiche simili ai Bot, ma che hanno una durata superiore ai dodici mesi. Il prezzo di aggiudicazione dei titoli con durata 24 mesi e con scadenza il 30 settembre 2010 è stato di 96,21, pari a un rendimento lordo del 2,347%, il minimo dal settembre del 2005. Nella precedente asta il rendimento lordo dei Ctz era stato del 2,969%, sulla base di un prezzo di aggiudicazione di 95,03.
Questo risultato non deve sorprendere. Il rendimento dei Bot e dei Ctz si è allineato alla decisione della Banca Centrale Europea, che lo scorso 15 gennaio aveva tagliato i tassi di interesse, portando il saggio di riferimento al 2%. Inoltre, in quell’occasione il numero uno dell’istituto, Jean-Claude Trichet, aveva fatto capre che potrebbero esserci agli tagli in arrivo. Secondo gli analisti, quindi, il saggio di riferimento nell’area Euro potrebbe scendere fino all’1,5%, anche se c’è chi non esclude una sforbiciata all’1%.
Decisamente sostenuta la domanda per tutte le categorie di titoli. La Banca d’Italia ha precisato che sono stati collocati Bot semestrali per un ammontare di 10 miliardi di euro, rispetto a una richiesta di oltre 15,7 miliardi. Più sostenuta la richiesta per i titoli con una durata di quattro mesi. La Banca d’Italia ha comunicato che stati collocati titoli con scadenza il 29 maggio 2009 per un ammontare di 2,5 miliardi di euro, rispetto a una richiesta di quasi 6,5 miliardi. In pratica, la domanda è stata più che doppia rispetto all’ammontare di Bot offerti. Un vero record! Anche per i Ctz la domanda è stata elevata. La Banca d’Italia ha precisato che nell’asta odierna dei Ctz con scadenza 30 settembre 2010 sono stati collocati titoli per un ammontare di 2 miliardi di euro, rispetto a una richiesta di quasi 4 miliardi.
Può suonare strano che, pur con rendimenti così limitati, le aste dei Bot e dei Ctz abbiano fatto non solo il pieno, ma abbiano calamitato una domanda nettamente superiore al quantitativo dei titoli offerti.
Eppure possono essere diverse le spiegazioni a questo risultato. La crisi che attanaglia da più di tre mesi i mercati finanziari è stata il motivo predominante. I risparmiatori preferiscono la sicurezza garantita da titoli di stato a breve piuttosto che essere in balia dei marosi del mercato azionario e di altri investimenti più volatili (materie prime in particolare). E per potersi garantire questa sicurezza gli investitori sono disposti a sottoscrivere i titoli di stato - almeno quelli con scadenze brevi – a prezzi elevati. Una situazione che si concretizzata nei bassi tassi di rendimento garantiti da questi titoli.
Come succede ormai da alcune settimane il soggetto che beneficia del maggiore vantaggio da questo scenario è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che limiterà gli esborsi per finanziare il debito pubblico.

