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Il FTSEMib chiude con un ribasso. Banche protagoniste

Il Creval ha subito una tonfo del 29%, dopo la diffusione dei risultati trimestrali e l'annuncio di un aumento di capitale da 700 milioni di euro. Male anche MPS

di Edoardo Fagnani 8 nov 2017 ore 17:42

Piazza Affari e le principali borse europee hanno terminato la seduta odierna con variazioni frazionali. Seduta nervosa per i titoli del settore bancario: spicca il tonfo subito dal Creval, dopo la diffusione dei risultati trimestrali e l'annuncio di un aumento di capitale da 700 milioni di euro. Giornata decisamente negativa anche per il Monte dei Paschi di Siena. Chiusura positiva, invece, per Unicredit

Il FTSEMib ha lasciato sul terreno lo 0,57% a 22.831 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 22.699 punti e un massimo di 22.998 punti. Il FTSE Italia All Share ha subito un calo dello 0,65%. Performance peggiori per il FTSE Italia Mid Cap (-0,93%) e il FTSE Italia Star (-1,45%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è salito a 2,93 miliardi di euro, rispetto ai 2,64 miliardi di ieri; oggi sono passate di mano 745.375.718 azioni (638.063.239 nella seduta di ieri). Su 387 titoli trattati, 267 hanno terminato la giornata con un ribasso, mentre le performance positive sono state 107; le rimanenti 13 azioni sono rimate ferme sui valori di chiusura di ieri.

L’euro ha oscillato intorno agli 1,16 dollari.

 

CONSULTA le quotazioni dei titoli del SOLMib40

 

azioni-di-mercatoSeduta nervosa per i titoli del settore bancario. Alcuni operatori temono una regolamentazione più stringente dalla BCE sulla gestione dei crediti in sofferenza.

Mercoledì nero per il Creval; il titolo della banca ha lasciato sul terreno il 29% a 1,8 euro, dopo alcune sospensioni per eccesso di ribasso. Ieri l'istituto ha diffuso i dati dei primi nove mesi del 2017, chiusi con un una perdita netta di 402,62 milioni di euro, rispetto al rosso di 136,05 milioni contabilizzato nello stesso periodo dello scorso anno. Il risultato finale sconta gli effetti delle operazioni straordinarie realizzate nel periodo, finalizzate al miglioramento del profilo di rischio della banca, tra le quali, principalmente, la cessione del portafoglio “Elrond”, oltre a un sensibile incremento delle rettifiche su crediti a seguito dell’applicazione di una nuova policy per la valutazione delle attività finanziarie deteriorate, con un conseguente significativo incremento dei livelli di coverage complessivi. A fine settembre gli impieghi alla clientela ammontavano a 17,1 miliardi di euro, in leggera flessione rispetto al valore di inizio anno (17,4 miliardi). Alla stessa data i crediti deteriorati al netto delle rettifiche di valore, erano pari a 2,2 miliardi di euro, in forte calo dai 3,2 miliardi di inizio anno, grazie alla cessioni effettuate nel periodo e principalmente all’operazione Elrond. Il coverage ratio complessivo è cresciuto al 45,8%, in aumento rispetto al 41,5% di fine dicembre 2016. I vertici del Credito Valtellinese hanno anche approvato il piano industriale per il triennio 2018/2020, con l’obiettivo di superare definitivamente le legacy del passato e precostituire le condizioni per un miglioramento della sostenibilità del business model nel medio periodo. In particolare, il piano prevede un aumento di capitale a pagamento per un importo massimo di 700 milioni di euro che sarà realizzato entro il 31 luglio del 2019 mediante emissione di nuove azioni da offrire in opzione agli azionisti. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Equita sim hanno tagliato da 3,3 euro a 2,3 euro il target price sul Creval; gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio. Sulla stessa lunghezza d’onda Intermonte, che ha sforbiciato da 4,1 euro a 2,15 euro il prezzo obiettivo sull’istituto, sulla base di una peggiore qualità dell’attivo; gli esperti hanno confermato il rating “Neutrale”. Intanto, dalle comunicazioni giornaliere diffuse dalla Consob si apprende che il 7 novembre Marshall Wace ha incrementato la posizione corta sul Creval, portandola dall'1,83% al 2%.

Pessima giornata anche per il Monte dei Paschi di Siena. Il titolo dell’istituto senese è sceso del 4,76% a 4,282 euro. Nei primi nove mesi del 2017 la banca toscana ha realizzato ricavi complessivi pari a 3,22 miliardi di euro, con un calo del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi nove mesi del 2017 l’istituto ha contabilizzato rettifiche nette di valore per deterioramento crediti, attività finanziarie e altre operazioni per circa 4,9 miliardi di euro, superiori di 2,88 miliardi di euro rispetto a quelle registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. La perdita consolidata del Monte dei Paschi di Siena relativa ai primi nove mesi del 2017 è paro a 3 miliardi di euro, a fronte di una perdita di 849 milioni di euro conseguita nello stesso periodo dello scorso anno. L’esposizione dei crediti deteriorati lordi di MPS al 30 settembre 2017 è risultata pari a circa 45 miliardi di euro, in flessione sia rispetto a fine dicembre 2016, per 800 milioni di euro, che rispetto al 30 giugno 2017, per 500 milioni di euro. Sempre a fine settembre il Common Equity Tier 1 Ratio di MPS si è attestato a 15,2%. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti del Credit Suisse hanno confermato il prezzo obiettivo di 4,28 euro e il rating “Underperform” (farà peggio del mercato).

Performance decisamente negative per BancoBPM (-7,53% a 2,7 euro) e per BPER Banca (-4,38% a 3,89 euro).

Segno meno anche per UBI Banca (-2,96% a 3,862 euro). Dalle comunicazioni giornaliere diffuse dalla Consob si apprende che il 7 novembre AQR Capital Management ha aumentato dall'1,14% all'1,21% la posizione corta sulla banca. Anche Marshall Wace ha incrementato lo "short" sull'istituto, portandolo dal 2,61% al 2,73%.

Chiusura positiva, invece, per Unicredit; il titolo dell’istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha registrato un frazionale rialzo dello 0,74% a 16,35 euro. Oggi si sono riuniti i vertici della banca per l’esame dei risultati dei primi nove mesi del 2017. Intanto, secondo quanto emerge dalle comunicazioni della Consob sulle partecipazioni rilevanti il 6 novembre Norges Bank è diventato uno dei maggiori azionisti dell’istituto con una quota del 3,044% del capitale. In precedenza il gruppo scandinavo non aveva una quota di rilievo nell'istituto di Piazza Gae Aulenti. Inoltre, dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che l’8 novembre AQR Capital Management ha incrementato dall'1,21% all'1,3% la posizione corta su Unicredit.

Segno più anche per IntesaSanpaolo (+0,28% a 2,858 euro). Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti del Credit Suisse hanno migliorato le stime sull’utile netto dell’istituto guidato da Carlo Messina per il triennio 2017/2019; in particolare, per l’esercizio in corso gli esperti stimano un risultato finale di 4,33 miliardi di euro, pari a un utile per azione di 0,21 euro. Gli analisti hanno confermato il prezzo obiettivo di 3,2 euro e il rating “Outperform” (farà meglio del mercato). Gli analisti di Kepler Cheuvreux, invece, hanno limato da 3,5 euro a 3,4 euro il target price su IntesaSanpaolo, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per i prossimi esercizi; tuttavia, gli esperti hanno ribadito l’indicazione di acquisto delle azioni.

FinecoBank è salita dello 0,19% a 7,975 euro. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno alzato da 8,5 euro a 8,8 euro il prezzo obiettivo sull’istituto, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per il biennio 2018/2019; gli esperti hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Indicazione simile da Banca IMI e da Equita sim, che hanno aumentato da 8 euro a 8,3 euro il target price su FinecoBank; gli esperti delle due banche d’affari hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.

 

Mediaset ha ceduto il 3,93% a 2,93 euro. Il gruppo del Biscione ha archiviato i primi nove mesi del 2017 con ricavi pari a 2,53 miliardi di euro, rispetto ai 2,56 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Il risultato netto è stato positivo a 35,9 milioni di euro rispetto alla perdita di 118,0 milioni di euro registrata nello stesso periodo del 2016. Il management stima di chiudere l’esercizio un risultato operativo e un risultato netto consolidato positivi. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Mediobanca hanno alzato da 3,61 euro a 3,76 euro il prezzo obiettivo su Mediaset, in seguito al miglioramento delle stime; gli esperti hanno confermato il rating “Outperform” (farà meglio del mercato). Al contrario, Banca Akros ha ridotto da 3,7 euro a 3,55 euro per azione la valutazione sul titolo, in seguito al peggioramento delle stime per i prossimi trimestri; tuttavia, gli esperti hanno confermato l’indicazione di accumulare le azioni in portafoglio. Indicazione simile dal Credit Suisse, che ha sforbiciato da 3,4 euro a 3 euro il target price su Mediaset, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il triennio 2017/2019; gli esperti hanno confermato il giudizio “Neutrale”. Kepler Cheuvreux, invece, ha limato le stime sull’utile per azione del gruppo del Biscione per il biennio 2017/2018; gli esperti hanno confermato il prezzo obiettivo di 3 euro e l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio. UBS ha limato la stima sull’utile per azione per il 2017, confermando il giudizio “Neutrale” e il prezzo obiettivo di 3,15 euro.

 

Campari ha recuperato lo 0,6% a 6,745 euro. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Bryan Garnier hanno alzato da 6,6 euro a 7,3 euro il prezzo obiettivo sulla società, in seguito al miglioramento delle stime sulla marginalità per i prossimi trimestri. Stessa indicazione da Société Générale, che ha aumentato da 7,49 euro a 7,85 euro il target price sull’azienda. Gli esperti delle due banche d’affari hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Anche Jefferies e Banca Akros ha aumentato il target price su Campari, portandolo rispettivamente a 6,1 euro e a 7,1 euro; gli esperti della banca d’affari italiana hanno confermato il rating “Neutrale”. Sulla stessa lunghezza d’onda Kepler Cheuvreux, che ha alzato da 5,8 euro a 6,6 euro il prezzo obiettivo sulla società, ribadendo l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.

 

Maire Tecnimont ha lasciato sul terreno il 10% a 4,254 euro. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Mediobanca hanno peggiorato il giudizio sulla società, portandolo da Outperform” (farà meglio del mercato) a “Neutrale”, in seguito al rialzo messo a segno dal titolo da inizio anno; tuttavia, gli esperti hanno migliorato da 4,5 euro a 4,85 euro il target price. Al contrario, Kepler Cheuvreux ha limato da 5,2 euro a 5,1 euro il prezzo obiettivo su Maire Tecnimont, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il biennio 2017/2018; tuttavia, gli esperti hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni.

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