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Le banche mandano in rosso il FTSEMib

I principali indici di Borsa Italiana hanno registrato ribassi superiori al mezzo punto percentuale. Spiccano le flessioni della Popolare di Milano e del Banco Popolare

di Edoardo Fagnani 17 mar 2016 ore 17:49

Borsa Italiana e le principali piazze europee hanno terminato la seduta odierna in territorio negativo. Secondo Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM, le nuove misure della Banca Centrale Europea dovrebbero portare ad effetti positivi; per l'esperto è molto probabile che il Quantitative Easing sia esteso oltre il 2017. In forte ribasso i bancari, spiccano le flessioni della Popolare di Milano e del Banco Popolare. Chiusura positiva per Snam. In rosso Finmeccanica e Salini Impregilo.
I principali indici di Borsa Italiana hanno registrato ribassi superiori al mezzo punto percentuale. Il FTSEMib ha lasciato sul terreno lo 0,66% a 18.608 punti, dopo aver segnato un minimo di 18.344 punti e un massimo di 18.927 punti. Il FTSE Italia All Share ha perso lo 0,64%. In rosso anche il FTSE Italia Mid Cap (-0,58%) e il FTSE Italia Star (-0,32%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è salito a 3,43 miliardi di euro, rispetto ai 2,22 miliardi di ieri. Su 318 titoli trattati, 182 hanno terminato la giornata con un ribasso, mentre le performance positive sono state 116. Invariate le restanti 20 azioni.  
L’euro ha superato gli 1,13 dollari.

CONSULTA le quotazioni dei titoli del FTSE MIB

mercato2_3In forte ribasso i bancari.
In deciso calo la Popolare di Milano (-5,56% a 0,671 euro) e il Banco Popolare (-14,2% a 6,68 euro). Il Corriere della Sera ha scritto di un colpo di scena nella partita per la fusione tra i due istituti. Andrea Bonomi, presidente della popolare milanese dal 2011 al 2014 e patron di Investindustrial, avrebbe deciso di scendere in campo a avrebbe iniziato la manovra di avvicinamento sondando - con riscontri positivi - gli stakeholder della Popolare di Milano, a partire dai sindacati.
Male anche il Monte dei Paschi di Siena. L’istituto toscano è sceso del 4,1% a 0,573 euro. Gli analisti del Credit Suisse hanno tagliato il target price sulla banca senese, portandolo da 1,9 euro a 0,6 euro; gli esperti hanno confermato il giudizio “Neutrale”. Intanto, dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che il 16 marzo Marshall Wace ha incrementato dallo 0,66% allo 0,71% lo “short” sul Monte dei Paschi di Siena.
Sempre il Credit Suisse ha ridotto da 4,6 euro a 4,2 euro il prezzo obiettivo su Unicredit (-4,19% a 3,75 euro), ribadendo il rating “Neutrale”.
La stessa banca d’affari ha sforbiciato la valutazione su UBI Banca (-3,5% a 3,81 euro), portandola da 8,5 euro a 4,7 euro per azione; tuttavia, gli esperti hanno confermato il giudizio “Outperform” (farà meglio del mercato).  

Giornata positiva per Saipem. La società di ingegneristica ha guadagnato l’1,27% a 0,3737 euro. L’azienda ha confermato i risultati del 2015, esercizio chiuso con un giro d’affari pari a 11,51 miliardi di euro, in calo dai 12,87 miliardi ottenuti l’anno precedente. Il 2015 si è chiuso con un risultato netto in perdita per 806 milioni di euro, dal rosso di 230 milioni del 2014. Il consiglio di amministrazione ha confermato di non proporre all’assemblea la distribuzione di dividendi. Intanto, dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che il 16 marzo AQR Capital Management ha ridotto lo “short” su Saipem portandolo dallo 0,52% allo 0,49%.
Performance migliore per ENI (+1,8% a 13,61 euro). In giornata si sono riuniti i vertici del Cane a sei zampe per l’approvazione del bilancio del 2015.
Snam è salita del 2,88% a 5,175 euro. La società ha comunicato i risultati del 2015, esercizio chiuso con ricavi per 3,65 miliardi di euro, in aumento del 2,3% rispetto ai 3,57 miliardi realizzati nell’esercizio precedente. Snam ha terminato il 2015 con un utile netto di 1,24 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto agli 1,2 miliardi dell’anno precedente. L’utile netto adjusted (che esclude l’effetto positivo derivante dell’adeguamento della fiscalità differita in applicazione della Legge di Stabilità 2016 e gli oneri connessi alla soppressione del Fondo Gas) è salito del 12,2% a 1,21 miliardi. L’utile netto adjusted per azione è stato di 0,345 euro. Il management ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,25 euro per azione.

In rosso Finmeccanica (-1,64% a 10,78 euro). Ieri, la società aerospaziale ha comunicato i risultati del 2015, esercizio chiuso con ricavi per 13 miliardi di euro, in aumento dell’1,8% rispetto ai 12,76 miliardi ottenuti l’anno precedente, grazie al favorevole andamento dei tassi di cambio. Finmeccanica ha terminato il 2015 con un utile netto di 527 milioni di euro, risultato che si confronta con i 20 milioni contabilizzati lo scorso esercizio. Per il 2016 il management prevede ricavi compresi tra i 12,2 miliardi e i 12,7 miliardi di euro. Il risultato operativo dovrebbe collocarsi tra gli 1,22 miliardi e gli 1,27 miliardi di euro. A fine anno l’indebitamento netto dovrebbe scendere sotto i 3 miliardi di euro, anticipando di un anno l’obiettivo. Il management ha segnalato che verrà sottoposta all’assemblea la proposta di modifica della denominazione sociale di Finmeccanica, che far data dal 1° gennaio 2017 dovrebbe chiamarsi Leonardo.

Campari ha recuperato l’1,04% a 8,725 euro. Ancora indicazioni degli analisti sulla società, dopo l’annuncio del offerta per rilevare il controllo di Société des Produits Marnier Lapostolle, proprietaria del brand Grand Marnier. Citigroup e Deutsche Bank hanno alzato a 10 euro il target price su Campari, confermando l’indicazione di acquisto delle azioni. Jp Morgan ha aumentato da 6,5 euro a 7,3 euro il prezzo obiettivo, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per i prossimi esercizi; tuttavia, gli esperti hanno confermato il giudizio “Underweight” (sottopesare).

Tod’s ha ceduto lo 0,81% a 67,3 euro. Gli analisti di Nomura hanno tagliato il prezzo obiettivo sulla società, portandolo da 76 euro a 65 euro; gli esperti hanno confermato l’indicazione di ridurre l’esposizione del titolo in portafoglio.
Luxottica è scesa dello 0,55% a 48,69 euro. Gli analisti di Exane hanno tagliato il prezzo obiettivo sulla società, portandolo da 62 euro a 56 euro; tuttavia, gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.

Segno meno per Salini Impregilo (-1,34% a 3,684 euro). Ieri la società ha comunicato i risultati definitivi del 2015, esercizio chiuso con ricavi per 4,74 miliardi di euro, in crescita dell’11,7% al dato proforma dell’anno precedente. Salini Impregilo ha terminato lo scorso anno con un utile netto (escluse le quote di terzi) di 60,59 milioni di euro, risultato che si confronta con i 93,77 milioni contabilizzati nel 2014, dato che includeva un utile straordinario per la vendita di Fisia Babcock. I vertici dell’azienda presenteranno a breve il Piano Industriale 2016-2019, e in tale occasione verrà presentata anche la guidance per l’anno in corso.

 

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