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Il FTSEMib chiude in rosso. Tonfo di Leonardo

Riflettori puntati sui titoli del settore bancario: spiccano i ribassi subiti dal BancoBPM e dal Creval. Chiusura negativa anche per Telecom Italia

di Edoardo Fagnani 10 nov 2017 ore 17:45

Piazza Affari e le principali borse europee hanno terminato l’ultima seduta della settimana con gli indici sotto la parità. In mattinata il Tesoro ha collocato il BOT annuale per un ammontare di 5,5 miliardi di euro: il rendimento del titolo è rimasto negativo. Spicca il tonfo di Leonardo, dopo la diffusione dei risultati trimestrali e la riduzione delle stime per il 2017. Qualche spunto tra i bancari: spiccano i ribassi subiti dal BancoBPM e dal Creval. Chiusura negativa per Telecom Italia.

Il FTSEMib ha subito una flessione dello 0,36% a 22.561 punti, (minimo di 22.535 punti, massimo di 22.736 punti) e ha terminato la settimana con un ribasso dell’1,97%. Il FTSE Italia All Share ha registrato un calo dello 0,37%. Performance negative anche per il FTSE Italia Mid Cap (-0,45%) e il FTSE Italia Star (-0,5%).

L’euro ha superato gli 1,165 dollari.

 

CONSULTA le quotazioni dei titoli del SOLMib40

 

mercato-scende_1Leonardo ha registrato un tonfo del 21,5% a 11,07 euro, dopo alcune sospensioni per eccesso di ribasso. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con ricavi pari a poco meno di 8 miliardi di euro, sostanzialmente in linea rispetto al corrispondente periodo del 2016. Il periodo gennaio-settembre si è chiuso con un utile netto pari a 272 milioni di euro, in calo del 23% rispetto ai 353 milioni dei primi nove mesi dell'anno scorso. Il management ha rivisto alcune stime del 2017. Gli ordini sono attesi a circa 12 miliardi di euro (precedenti attese tra 12 e 12,5 miliardi di euro), i ricavi tra gli 11,5 e i 12 miliardi (precedenti attese a circa 12 miliardi di euro), il margine operativo lordo è atteso tra gli 1,05 e gli 1,1 miliardi di euro (precedenti attese tra gli 1,25 e gli 1,3 miliardi di euro). Non si sono fatte attendere le indicazioni delle banche d’affari su Leonardo. Gli analisti di Equita sim hanno tagliato da 14,9 euro a 13,9 euro il prezzo obiettivo sulla società, in seguito al taglio delle stime per l’esercizio in corso; gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio. Kepler Cheuvreux ha ridotto da 18 euro a 15 euro il target price su Leonardo, in seguito al taglio delle stime sull’utile per azione per il biennio 2017/2018; gli esperti hanno messo il giudizio “in revisione”.  Per lo stesso motivo UBS ha sforbiciato da 17,5 euro a 16 euro, ma ha confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Anche Barclays ha ridotto il target price su Leonardo, portandolo da 14 euro a 12 euro, in seguito alla revisione delle stime per i prossimi trimestri; gli esperti hanno confermato il giudizio “Equalweight” (neutrale). Bocciatura completa da Banca Akros, che ha tagliato da 17 euro a 14,25 euro il prezzo obiettivo e ha peggiorato da “Accumulate” a “Neutrale” il giudizio.

 

Riflettori sempre puntati sui titoli del settore bancario.

Altro scivolone per il Creval. Il titolo dell’istituto ha terminato la giornata con un ribasso del 10,9% a 1,583 euro. Dalle comunicazioni giornaliere diffuse dalla Consob si apprende che il 9 novembre Caius Capital ha incrementato la posizione corta sul Creval, portandola dallo 0,86% allo 0,95%.

Il BancoBPM ha perso il 2,84% a 2,734 euro, dopo uno stop per eccesso di ribasso. Ieri l’istituto ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2017, chiusi con un utile netto di 3,13 miliardi di euro, risultato che comprende una voce straordinaria di 3,08 miliardi di euro, relativa alla fusione tra i due istituti. Al netto di questa voce il risultato finale è pari a 52,73 milioni e si confronta con la perdita di 632,66 milioni di euro contabilizzata nei primi nove mesi del 2016. A fine settembre gli impieghi netti alla clientela ammontavano a 107,9 miliardi di euro, in contrazione del 4% rispetto ai 110,6 miliardi di inizio anno. Il calo è imputabile esclusivamente alla forte diminuzione dei crediti deteriorati netti, scesi nei primi nove mesi di circa 2,2 miliardi, mentre i crediti in bonis registrano una crescita di circa 0,5 miliardi. Alla stessa data i crediti deteriorati ammontavano a 14 miliardi di euro, in diminuzione del 13,7% rispetto al valore di inizio anno. Il management del BancoBPM ha segnalato che il completamento delle cessioni di crediti deterioriati concordate con la BCE (8 miliardi di euro) è previsto entro giugno 2018, in anticipo di 18 mesi rispetto agli obiettivi di piano. Nel corso della conference call a commento dei risultati trimestrali l'amministratore delegato del BancoBPM, Giuseppe Castagna, ha precisato che l'istituto non ha necessità di procedere con interventi sul capitale per aumentare le coperture sui crediti. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali Mediobanca ha limato da 3,5 euro a 3,4 euro il target price sull’istituto, confermato il giudizio “Neutrale”. Intanto, dalle comunicazioni giornaliere diffuse dalla Consob si apprende che il 9 novembre Marshall Wace ha incrementato dall'1,6% all'1,74% lo "short" sul BancoBPM. Anche AQR Capital Management ha aumentato la posizione corta sull'istituto, portandola dal 3,14% al 3,23%. Al contrario, PDT Partners ha limato dallo 0,6% allo 0,59% lo "short" sul BancoBPM.

Prese di beneficio su BPER Banca (-1,08% a 4,23 euro). La Consob ha comunicato che il 9 novembre Marshall Wace ha aumentato dall'1,5% all'1,77% la posizione corta su BPER Banca. Anche AHL Partners e AQR Capital Management hanno aumentato lo "short" sulla banca, portandolo rispettivamente allo 0,9% e al 2%. PDT Partners, invece, ha ridotto dallo 0,81% allo 0,67% la posizione corta su BPER Banca. Anche Oxford Asset Management e BlueCrest Capital Management Limited hanno diminuito lo "short" sulla banca, portandolo rispettivamente allo 0,55% e allo 0,43%.

Segno più, invece, per UBI Banca (+0,2% a 4,008 euro). L’istituto ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con un utile netto di 167,3 milioni, sintesi principalmente del  risultato di UBI Stand Alone, pari a 190,1 milioni di euro, e di quello delle 3 Banche Acquisite, pari a un rosso per 22,9 milioni. Includendo le poste non ricorrenti, il periodo in esame di è chiuso con un utile netto di 702  milioni di euro. Al 30 settembre 2017, gli impieghi verso la clientela erano pari a 93,9 miliardi, in leggera flessione rispetto ai 94,2 miliardi del giugno 2017 e allineati al dato di fine anno 2016. I crediti deteriorati netti ammontavano a 8,4 miliardi, in contrazione del 9,1% dai 9,3 miliardi di fine 2016 e in lieve riduzione rispetto a giugno 2017. Alla stessa data il CET1 ratio fully loaded era pari all’11,54%, dall'11,32% di giugno 2017, mentre il CET1 ratio phased in si attestava all’11,65%, dall'11,42% di giugno 2017. Intanto, dalle comunicazioni giornaliere diffuse dalla Consob si apprende che il 9 novembre Marshall Wace ha aumentato dal 2,89% al 2,92% la posizione corta su UBI Banca.

Performance migliore per Unicredit; il titolo dell’istituto guidato da Jean Pierre Mustier è salito dell’1,93% a 16,91 euro.

 

Azimut Holding è scesa del 2,29% a 15,78 euro. Gli analisti di Banca Akros hanno tagliato da 21,5 euro a 18,3 euro, in seguito alla modifica dei parametri di valutazione della compagnia, dopo la notizia della riorganizzazione di alcune attività; gli esperti hanno anche peggiorato da “Accumulate” a “Neutrale” il giudizio. Kepler Cheuvreux, invece, ha limato da 19,5 euro a 18,5 euro per azione la valutazione, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il triennio 2017/2019; gli analisti hanno confermato il rating “Hold” (mantenere). Anche Citigroup ha tagliato il target price sulla compagnia, ora fissato a 15 euro.

 

Unipol invariata a 3,702 euro. La compagnia ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2017, periodo chiuso con una perdita netta di 229 milioni di euro, rispetto all’utile di 439 milioni contabilizzati nello stesso periodo dello scorso anno. Sul dato finale hanno pesato le rettifiche relative al piano di ristrutturazione del comparto bancario per un ammontare di 780 milioni di euro: escludendo questi costi straordinari la compagnia assicurativa avrebbe terminato il periodo in esame con un utile di 551 milioni di euro. A fine settembre l’indice di solvibilità, che indica la solidità patrimoniale delle compagnie assicurative, vede un rapporto tra fondi propri e capitale richiesto pari al 139%, in riduzione rispetto al dato di 141% di inizio anno per gli effetti derivanti dal piano di ristrutturazione del comparto bancario.

 

Telecom Italia ha perso l’1,66% a 0,7125 euro. La compagnia telefonica ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con ricavi pari a 14,68 miliardi di euro, in crescita del 5,3% rispetto ai 13,94 miliardi ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. Telecom Italia ha terminato il periodo gennaio-settembre con un utile pari a 1,03 miliardi, dagli 1,5 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2016. Il risultato sconta oneri netti non ricorrenti per 233 milioni di euro. In termini comparabili l’utile attribuibile ai soci della controllante dei primi nove mesi del 2017 risulterebbe superiore di quasi 100 milioni di euro rispetto a quello dello stesso periodo dell’anno precedente. Al 30 settembre 2017 l’indebitamento finanziario netto rettificato era pari a 26,23 miliardi di euro, in aumento di 1,11 miliardi rispetto a fine 2016. L’indebitamento finanziario netto contabile al 30 settembre 2017 è pari a 26,96 miliardi di euro dai 25,95 miliardi di euro al 31 dicembre 2016. I dati dei mesi scorsi e le prospettive per i prossimi hanno indotto il management a confermare in termini organici le attese già prospettate per l’intero anno 2017.

 

Fincantieri ha registrato un rialzo del 2,27% a 1,082 euro. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con ricavi pari a 3,57 miliardi di euro, in incremento del 10,7% rispetto ai 3,23 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. Il margine operativo lordo ha toccato i 233 milioni di euro, in salita dai 185 milioni di euro dello stesso periodo del 2016 con una marginalità sui ricavi salita dal 5,7% al 6,5%. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali Kepler Cheuvreux ha alzato da 1,07 euro a 1,25 euro il target price su Fincantieri; gli esperti hanno anche migliorato il giudizio e ora consigliano l’acquisto delle azioni.

 

Astaldi ha recuperato il 3,56% a 3,2 euro. Secondo l’agenzia Fitch l’aumento di capitale da 200 milioni di euro sarà valutato in maniera positiva solo nel caso in cui andrà a ridurre l’ammontare dell’indebitamento del gruppo, che a fine giugno era pari a 2,1 miliardi di euro. Secondo gli esperti resta da valutare la tempistica sulla cessione delle concessioni. Fitch ha confermato il rating “B+” sull’indebitamento di Astaldi, giudizio che classifica l’azienda tra gli emittenti speculativi; le prospettive sul rating per i prossimi trimestri sono “stabili”.

 

Molto bene anche Maire Tecnimont (+5,52% a 4,284 euro). La società ha comunicato che le principali controllate si sono aggiudicate progetti per un valore complessivo di 273 milioni di dollari per licensing, servizi di ingegneria, e attività di Engineering e Procurement.

 

Pesante ribasso per Digital Bros (-13,1% a 10,52 euro). La società ha chiuso il primo trimestre 2017/2018 con ricavi pari a 26,2 milioni di euro, in diminuzione del 25% rispetto ai 34,9 milioni registrati al 30 settembre 2016. Il giro d'affari ha risentito dell’assenza di lanci significativi di nuovi videogiochi in comparazione con il corrispondente periodo del 2016. Il periodo gennaio-settembre si è chiuso con un utile netto di 201mila euro, in flessione di 7,67 milioni rispetto ai 7,87 milioni registrati al 30 settembre 2016.

 

Il Sole24Ore ha subito una flessione del 3% a 1,455 euro. Oggi era l’ultimo giorno di quotazione dei diritti relativi all’aumento di capitale (-28,4% a 0,38 euro).

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