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Aumento di capitale Unicredit, il ventaglio delle varie opzioni a disposizione

Ieri Alessandro Profumo ha comunicato di aver partecipato all’aumento di capitale di Unicredit. I lettori di Soldionline.it appaiono invece decisamente indecisi

di Mauro Introzzi 14 gen 2010 ore 11:12
Lo scritto seguente non intende fornire alcun consiglio d’investimento, ma indicare alcune modalità operative nell'ambito dell’operazione di aumento di capitale di Unicredit.

Nella giornata di ieri il numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo, ha comunicato di aver partecipato all’aumento di capitale. Il manager ha così dato il suo segnale di fiducia ai mercati, ma forse era in un certo senso obbligato a farlo. In precedenza anche alcuni tra i maggiori azionisti della banca, come le Fondazioni, hanno annunciato ufficialmente che sottoscriveranno le azioni di loro competenza.
Non sono così orientati a partecipare all’aumento di capitale invece, i lettori di Soldionline.it. O meglio, nonostante il sondaggio lanciato lo scorso 6 gennaio esprima una grande maggioranza di voti favorevoli, sono molto numerosi i messaggi degli indecisi.

Per semplificare l’operazione facciamo una simulazione immaginando le varie possibilità a disposizione di chi era già azionista a inizio aumento di capitale e a chi non lo era.

Per gli azionisti alla data dell’aumento di capitale

Per i risparmiatori che avevano Unicredit nel loro portafoglio titoli alla data di inizio della ricapitalizzazione la scelta è tra aderire all’aumento di capitale o meno.
Il primo giorno di aumento di capitale, lo scorso lunedì 11 gennaio, dal prezzo ufficiale di Unicredit è stato “estratto” un diritto, che rappresenta l’opzione (per l’azionista) di partecipare all’aumento di capitale alle condizioni stabilite (la sottoscrizione di 3 azioni ogni 20 diritti a un prezzo di 1,589 euro cadauna) e quindi non vedere la propria quota diluita nel nuovo capitale sociale.

Tra l’altro i vertici di Unicredit hanno sottolineato che nel caso di mancato integrale esercizio dei diritti di opzione spettanti e di integrale sottoscrizione dell’aumento di capitale, gli azionisti che non sottoscriveranno la quota di titoli di competenza subiranno una diluizione massima della loro partecipazione, in termini percentuali sul capitale sociale, pari al 13,04%.

Ma chi non vuole incrementare il suo impegno può decidere di non partecipare e di cedere i propri diritti sul mercato, dato che sono contrattati sul mercato come fossero una normale azione. In questo caso i più smaliziati consigliano di vendere i diritti senza aspettare gli ultimi giorni di trattazione degli stessi (per Unicredit è il 22 gennaio), che sono sempre i più volatili e possono riservare sorprese negative. L’immobilismo è come spesso avviene, la soluzione meno consigliata, visto che nel silenzio del cliente è la banca di quest’ultimo che cede i diritti a fine aumento di capitale senza troppi calcoli.
La scelta, come dicono i vecchi saggi della borsa, non dipende tanto dalla convenienza o meno di una delle due opzioni (che a conti fatti non è così differente) ma dalle stesse motivazioni che dovrebbero muovere un investitore nella scelta di un titolo da cassetto. Un ragionamento, quindi, sulle reali potenzialità di crescita della società oltre che sulla situazione attuale dell’azienda.
Va ricordato, infine, che chi partecipa all’aumento di capitale non avrà la disponibilità delle azioni di nuova sottoscrizione prima della fine dell’aumento di capitale. In questi caso, considerando quanto riporta il prospetto informativo, le banche inizieranno a caricare i nuovi titoli nel conto titolo solo dal prossimo 1 febbraio.

Ad esempio, con numero tondi, un investitore che aveva in carico 20.000 azioni a 2,41 euro si è trovato lunedì mattina con 20.000 azioni in carico a 2,3 euro e 20.000 diritti a 0,11 euro.
Le opzioni a questo punto sono due. Una è quella di cedere i propri diritti sul mercato, l’altra quella di utilizzare i 20.000 diritti per sottoscrivere 3.000 azioni a 1,589 euro. A fine aumento di capitale avrà così in portafoglio 23.000 azioni con un prezzo che sarà risultate dalla media ponderata dei due acquisti.

Per i non azionisti

Per chi non era azionista di Unicredit all’avvio dell’aumento di capitale ma che in questi giorni si è convinto della possibilità di diventare un socio della banca guidata da Alessandro Profumo appare indifferente (dal punto di vista economico) acquistare diritti e sottoscrivere azioni (nel medesimo modo in cui fanno gli azionisti) o acquistare direttamente titoli sul mercato. Gli arbitraggi sul titolo, almeno in questi primi giorni di aumento di capitale, hanno lavorato per mantenere allineati i corsi dei due strumenti. Tuttavia non è così, visto che, come già segnalato, la disponibilità delle azioni sarà piena solo a fine operazione. In altre parole, chi sottoscrive ora scommette che a fine aumento di capitale il prezzo dell’azione sia maggiore rispetto a quello di oggi.


Commenti dal 1 al 2
(2)

Antonio sabato, 16 gennaio 2010

opzioni per i possessori di ucg risparmio

Per me, poco esperto, che posseggo le unicredit risparmio, quali sono le opzioni più interessanti?

n° 2
Gerardo venerdì, 15 gennaio 2010

unicredito

Domanda?cosa farà il titplo dopo l'aumento di capitale, dato che verranno messe sul mercato due miliardi di nuove azioni, più la quantità già esistente probabilmente anche il dividendo si dimezzerà. Ammesso che Profumo lo dia.

n° 1
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