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Aria di breve bonaccia

La situazione si è parzialmente calmata ed il sentiment di breve è migliorato. Con le ultime cinque sedute il Nasdaq (linea verde) ha recuperato circa un punto, con un picco di due, ed il Dow (linea grigia) ha recuperato due punti con un picco di tre.

di Carlo Gatto 25 mar 2008 ore 12:44

Piazza Affari ha guadagnato oltre il punto percentuale e l'EuroStoxx 50 è risultato positivo di un frazionale. Come detto la settimana scorsa, si sono aperte delle opportunità per un ammorbidimento dei toni più accesi. Osserviamo il grafico dei nostri quattro indici:

L'indice più pesante è risultato l'EuroStoxx 50 che sta pagando il ritorno di forza dell'euro a tutto discapito delle esportazioni. I nuovi timori di Ben Bernanke circa un ulteriore peggioramento della congiuntura economica americana, hanno lasciato circolare sotto traccia le ipotesi che i prossimi tagli Fed possano ampiamente superare le eventuali analoghe mosse di Trichet, lasciando alla fine in mano alla valuta europea una valenza restrittiva sull'economia di Eurolandia che si vorrebbe esorcizzare in tutti i modi. Il grafico della moneta unica a tre mesi esemplifica bene il sentiero nel quale sembra essere incamminata:

I minimi crescenti sono passati dal penultimo appena sopra 1,43 all'ultimo quasi a ridosso di 1,45. Il rimbalzo sopra l'ultimo ha prodotto un'accelerazione con angolazione inferiore a quella del penultimo minimo, quindi si ha l'impressione che non abbia ancora la forza per arrivare tutto d'un fiato a quota 1,50 e tanto meno per superarlo, tuttavia il trend è toro e le accelerazioni in concomitanza con le mosse delle banche centrali sono sempre possibili.

Diamo uno sguardo alle tigri asiatiche, per vedere se ci sono delle novità interessanti:

La Cina (linea verde) si è un po' ripresa dal "bottom" del -4%, riuscendo anche a portarsi in positivo, ma ha pur sempre sottoperformato il Giappone (linea blu) e Hong Kong (linea rossa) di ben quattro punti percentuali. L'alta inflazione nel paese, unita alla necessità di accelerare l'apprezzamento dello yuan (richiesta questa settimana anche dal direttore generale dell'FMI), vanno a sommarsi alla paura di una ricaduta tutta interna della possibile recessione USA tanto dibattuta dai più grandi ed autorevoli economisti americani. Un'eventuale rivalutazione dello yuan proprio in concomitanza con la caduta dei consumi americani potrebbe provocare un discreto rallentamento nell'export dell'Impero Celeste, visto dai dirigenti cinesi come il peggiore degli scenari possibili. Quindi, leggendo la situazione dal loro punto di vista, potremmo arguire che decideranno di rivalutare lo yuan solo dopo il superamento di questo delicato momento da parte dell'economia a stelle e strisce.

Sul fronte della volatilità le cose sono migliorate ancora.

Siamo scesi da un valore di 27, ad un valore costante prossimo a 25. Come a dire che il paziente è sempre febbricitante, ma stabile. Tuttavia si tratta di un valore ancora troppo alto per poter essere accettato in maniera tranquilla. Se si trattasse di un allarme, direi che siamo passati dal codice arancione al codice giallo, ma non siamo affatto fuori pericolo. Infatti oltre all'euro questa settimana si è risvegliato un doberman nero come il petrolio, che aveva sonnecchiato sotto i 90 dollari al barile per qualche settimana, ed ora ha ripreso a salire fin sopra i 95.

Sentiment previsto per la prossima settimana: ancora leggermente positivo.
La ripresa del petrolio traina al rialzo i titoli petroliferi che sostengono l'indice.

Renato Paludetto 2008 (riproduzione riservata)

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