L’euro prova a ripartire di slancio, dopo il pesante crollo registrato venerdì scorso nei confronti del dollaro statunitense e delle altre principali valute come lo yen e la sterlina. Dopo la tenuta del doppio minimo in area 1.2620, la valuta unica è riuscita a riprendersi grazie a una serie di notizie (su tutte il sorprendente zew tedesco di martedì mattina) e a ricoperture tecniche/prese di profitto sulle posizioni short (che al momento rimangono sui massimi storici in quanto a volumi), portandosi stabilmente sopra area 1.28 contro dollaro statunitense nel corso della seduta odierna. Ma in sala la sensazione è che il rimbalzo sia appunto solo di natura tecnica, e non duraturo. Su chart orario, siamo già al test della media mobile di breve periodo: per intenderci, il cambio eurodollaro staziona al di sotto di tale livello dal 1° novembre: da allora il cambio si è mantenuto a livello geometricamente perfetto all’interno di un canale dinamico ribassista, del quale il cambio sta ora appunto testandone la parte superiore (discorso similare anche per il cambio eur/yen). È pur vero che area 1.2620 inizia ad essere un supporto importante, ma vediamo difficile che l’euro riesca a uscire stabilmente da questo canale: tecnicamente dovrebbe rompere la resistenza posta in area 1.2670, ma le argomentazioni a supporto delle nostre valutazioni non sono solo a livello di analisi grafica.
Non sembrano essere infatti variate stabilmente anche le condizioni a livello fondamentale, per una sostanziale ripresa di fiducia del mercato nei confronti della valuta unica.
I depositi overnight delle banche presso la Bce continuano a registrare nuovi record, e questo è un fattore sintomatico del clima di fiducia che si respira nel mondo finanziario: in questo momento le banche preferiscono depositare soldi allo 0,25% (tasso remunerato overnight dalla Bce) piuttosto che prestarseli fra loro. Inoltre il mercato continua a guardare con una certa apprensione la querelle riguardo lo swap del debito greco, presupposto per l’avvio del secondo programma di bailout e per il versamento della prossima tranche di aiuti, aiuti senza i quali Atene rischia il default a marzo. I tempi corrono: il 30 gennaio scade il termine per raggiungere un accordo volontario sul concambio del debito pubblico, e se quindi i negoziati fallissero, il governo greco sarebbe costretto a rendere la ristrutturazione ufficialmente forzosa, mediante l’approvazione di apposite leggi. Insomma la situazione resta poco chiara, e non ci sembra ci siano attualmente le carte in regola perché l’euro possa virare e tornare verso soglia 1.30 contro il biglietto verde, nonostante i numerosi appuntamenti previsti da qui a fine gennaio per discutere degli altri problemi dell’eurozona (fondo salva stati su tutti).





