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Paying Taxes 2011: le aziende italiane strozzate dal sistema fiscale

L’Italia è risultata al 167/o posto della classifica “Paying Taxes 2011” per la pressione fiscale alle imprese (68,6% dei profitti). Questa classifica è stata è stata realizzata dalla PriceWaterhouseCoopers ed è stata elaborata dalla Banca Mondiale. L’Italia risulta avere un sistema di tassazione  complesso, (Ires, Irap, costi Inps e Inail), strutturato su diversi livelli di governance con un costo del lavoro molto elevato. L’Italia è risultata anche al 123/o posto per il numero di ore necessarie ad adempiere ai propri doveri fiscali. Questo dato è attribuito alle eccessive richieste di conformità e di informazioni da parte delle autorità del fisco competenti.

La classifica è interessante dal punto di vista dei dati raccolti, ma  è insufficiente per comparare i sistemi fiscali dei vari paesi del mondo, in quanto non fa riferimento alle politiche sociali. Leggendo la classifica, l’Italia risulta il paese con la tassazione alle imprese più alta d’Europa, però non tiene conto della distribuzione in tutele sociali che ne deriva, sotto forma di assegni familiari, pensioni di invalidità Inps ecc. In Europa per esempio, ci sono  quattro tipi di sistemi di Walfare State che richiedono costi in politiche sociali differenti e quindi anche politiche fiscali  differenti.

Il costo del lavoro per le imprese italiane è elevato, ma non per questo bisogna pensare di togliere  tutele ai lavoratori, se mai bisogna modificare il sistema di ridistribuzione, tenendo conto del cambiamenti sociali e demografici del nostro paese, combattere l’evasione fiscale, e riuscire così ad abbassare la pressione fiscale alle imprese.

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2 Commenti

2 risposte a “Paying Taxes 2011: le aziende italiane strozzate dal sistema fiscale”

  1. stefano dice:

    24 nov 2010 alle 13:24

    E ci risiamo con l’emersione dell’evasione!
    Bisogna abbattere le tasse e basta, i soldi in Italia vengono spesi alla cazzo, e ci sono lavoratori ipertutelati (ad esempio i dipendenti pubblici, in sovrannumero per di più) e lavoratori senza tutela (quelli che figurano avere partita IVA ma che poi in realtà sono dipendenti).
    Siccome non esiste al mondo un paese che sia uno (a parte forse le dittature, ma non ne sarei così sicuro) dove l’evasione fiscale non esiste, dire che se eliminiamo l’evasione fiscale potremo abbassare le tasse significa mentire sapendo di mentire. E significa altresì mettere i cittadini l’uno contro l’altro, il famoso divide et impera, per continuare a fare gli affaracci propri. Uno Stato, come il nostro, che si appropria del 52% del PIL, in parte per pagare gli interessi sui debiti (4% del PIL) ed il resto (48% del PIL) per lo più in spese correnti (praticamente inesistenti gli investimenti), dove non esiste un vero sussidio di disoccupazione (che è una tutela dei lavoratori qui inesistente), dove un lavoratore incapacace o inutile non può essere licenziato ed eventualmente riqualificato (togliendo risorse per un posto di lavoro produttivo), dove i servizi sono a livelli lassativi, è evidente che bisogna tagliare. Altrimenti per salvare chi non tira la carretta, ma vota, affonderemo tutti. E, bada bene, riformando il sistema solo in apparenza si vanno ad intaccare i diritti dei lavoratori, in reltà si proteggono i lavoratori veri, promuovendone le capacità, e parimenti si “puniscono” coloro che hanno poca voglia di far bene.
    Tutto il resto sono fregnacce demagogiche.
    Distintamente
    Stefano

  2. Mcjoy dice:

    15 dic 2010 alle 19:36

    Confermo e sottoscrivo tutto ciò che ha scritto stefano.
    Non so se avete idea di quante novità sono state intodotte alla gestione di una piccola impresa con 1-5 collaboratori che poi sono quelle che tirano la carretta, vi elenco quelli che al momento mi vengono in mente:
    iniziando dai rifiuti di lavorazione spesso innocuo sottoprodotto(certificato) che può essere tranquillamente riclitato, invece no difficilmente si riesce ad avere un’autorizzazione per ricilicarlo e bisogna pagare bei soldini per farlo fare ad altri.
    L’autorità per l’energia ha deciso che dal 04/2008 per tutte le forniture di energia elettrica ad uso non residenziale vengano conteggiati i consumi per fasce orarie, guarda caso la piccola bottega è aperta solo quando viene applicata la fascia blu o diurna ossia quella a costo maggiore e lo scalino tra marzo 2008 ad aprile 2008 è stato del 35% passando da 82.00€/Mw a 110.00€/Mw e scusate se è poco e poi si fanno le proteste se a fine anno c’e’ un aumento del 1.2% dovuto al caro petrolio. Dove erano i tutelatori dell’umanità quando è stata decisa questa fantasia energetica?
    La sicurezza nei luoghi di lavoro è di primaria importanza, e ancora oggi si fa pagando un esperto che compila 4 pagine prestampate e mette un bel timbro, l’essenziale è pagare il timbro, questa non è sicurezza, tanto alla fine facendo corna succede qualcosa la colpa è sempre del titolare che vuoi o non vuoi dopo aver pagato per tanti anni premi assicurativi all’inail guarda un pò l’inail è il primo che cerca il pelo nell’uovo per non pagare, tanto la legge è talmente complessa e intricata che qualche negligenza esce di sicuro.
    Se assumi un operaio prima di farlo entrare in bottega gli devi far fare visite mediche a pagamento e un bel corso sulla sicurezza che mediamente gira sui 500.00€, e se sei fortunato riesci a trovare un operaio in gamba e capace, ma se la fortuna non è dalla tua parte il tizio si fa qualche settimana di lavoro e poi ti molla, quando è costata questa prova? E chi la paga?
    TROPPI DIRITTI e i doveri chi ce li mette?
    Con il sistema attuale la piccola impresa deve solo scomparire
    distintamente
    Mcjoy


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