Il Governo Italiano investe nella Libia di Gheddafi
Si è conclusa la visita di 3 giorni in Italia del leader libico Gheddafi in occasione dell’anniversario della ratifica del trattato di Bengasi del 2008, che di fatto ha rafforzato il partenariato politico ed economico tra l’Italia e la Libia. La visita di Gheddafi è stata contestata da più parti a causa dell’esternazioni del leader libico sulla politica internazionale, sull’Islam, ecc. A livello economico invece la Libia è diventata sempre di più strategica per gli investimenti del made in Italy.
La ratifica del trattato di Bengasi del 2008 ha concesso il diritto di prelazione alle aziende italiane di investire in Libia. Eni per esempio investirà 25 miliardi di dollari in Libia per 25 anni per la produzione di petrolio e per la produzione di gas fino al 2047. Nel mercato della difesa invece Finmeccanica costituirà una Joint Venture coni fondi sovrani libici della Libian Africa Portfolio e la Libyan Investment Authority nel campo aereo-spaziale. Già nel 2007 era stata firmata una Joint Venture tra la società Augusta Westland (Finmeccanica) e la Lybian Italia Advanced Technology Company per assemblare parti di elicottero a partire da quest’anno. Anche Unicredit porterà una sua filiale in Libia, visto che i fondi sovrani libici detengono insieme il 7% del Gruppo, diventando così il primo azionista, con una quota che però è destinata a salire.
Nel trattato di Bengasi è anche previsto che l’Italia per i suoi passati coloniali in Libia, risarcisca il Paese africano con una cifra pari a 5 miliardi di dollari, distribuiti in un periodo di tempo di 20 anni. Per questa ragione il Governo italiano finanzierà con 3 miliardi di dollari la costruzione di una super autostrada in Libia che andrà dalla Tunisia fino all’Egitto passando per la zona costiera libica. Parteciperà al bando per aggiudicarsi questa commessa anche una cordata italiana composta da Impregilo, Ghella, Astaldi, il Gruppo Condotte, ecc. Sempre di più la vita economica sarà condizionata dalla Libia, anche perché i fondi sovrani libici detengono già da tempo piccole quote di società italiane importanti come Finmeccanica, Eni, Telecom Italia, Fondazione Cariverona, ecc.





