Intesa Ue su Grecia e banche, via libera all’Italia su crescita e pensioni
Si è svolto due giorni fa a Bruxelles il vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione Europea in cui si è deciso di ricapitalizzare le 90 banche che sono state sottoposte agli stress test (di cui 5 italiane) entro giugno 2013, per un aumento di capitale di 106 miliardi di euro (di cui le banche italiane 14,7 miliardi), al fine di portare il coefficiente patrimoniale (Core Tier 1) al 9%.
Gli istituti di credito dovranno utilizzare prima dei capitali propri, anche attraverso le ristrutturazioni, che sono il sostegno finanziario del Mercato di stabilità europeo (strumento di assistenza finanziaria di cui si è dotata l’area dell’euro) e le cartolarizzazioni con lo scopo di costituire un supporto finanziario a garanzia dei titoli collocato nei mercato dei capitali. In seguito le banche potranno chiedere l’intervento degli Stati e solo in ultima analisi può intervenire l’Efsf (Fondo salva–stati). Fino a quando non sarà raggiunto il tetto dei 106 miliardi previsti, gli istituti di credito saranno sottoposti a una serie di restrizioni, le prime delle quali saranno il blocco nella distribuzione dei dividendi e il pagamento dei bonus. Inoltre le esposizioni al debito sovrano dell’area euro, saranno valutate e calcolate ai valori di mercato al 30 settembre 2011.
Un altro punto cruciale dell’appuntamento di Bruxelles è stato la valutazione degli impegni presi dal governo italiano attraverso le misure strutturali a favore della crescita e il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013. Quest’ultimo punto come è stato spiegato nella lettera di Berlusconi, è stato già varato nei mesi scorsi dal governo italiano con due manovre correttive, attraverso la riduzione dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto alle previsioni tendenziali, che sono pari a 2,8 miliardi nel 2011, 28,3 miliardi nel 2012, 54,3 miliardi nel 2013 e 59,8 miliardi nel 2014.
Berlusconi ha inoltre spiegato ai partner europei che manterrà il punto sulle pensioni di anzianità ma darà il via libera all’innalzamento graduale dell’età pensionabile a 67 anni (entro il 2026). L’accordo prevede anche l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne nel privato a quelle del settore pubblico, mentre non è stato raggiunto l’accordo sulla stretta anticipata dal 2014 al 2012 sulle pensioni delle donne. Il governo italiano inoltre definirà ed attuerà la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007- 2013.
Le altre misure per la crescita che il governo intende adottare nel prossimo decreto sviluppo, saranno definite entro il 15 novembre 2011 e saranno operative nei prossimi 8 mesi e riguarderanno il rilancio delle infrastrutture (entro il 31 dicembre verranno stabiliti gli standard contrattuali) per realizzare opere strategiche. Inoltre ci saranno misure che modificheranno la semplificazione normativa ed amministrativa (entro il 2013) attraverso la costituzione di zone a burocrazia zero, mentre la modernizzazione della pubblica amministrazione (Riforma Brunetta) riguarderà tra le tante cose anche la stretta sul numero dei dipendenti pubblici. Altre riforme da affrontare saranno l’apertura dei mercati in chiave concorrenziale (entro 1° marzo 2012) e l’abolizione delle tariffe minime per i professionisti. Inoltre saranno approvate le norme contro l’abuso dei contratti atipici e per favorire la stabilizzazione dei lavoratori, contratti agevolati di inserimento (soprattutto per le donne), la revisione delle norme sui licenziamenti per motivi economici nei contratti a tempo indeterminato (prevedendo un indennizzo per il lavoratore ma non il reintegro) e sarà introdotto il credito d’imposta sulle assunzioni per il Sud e per le altre aree sottoutilizzate. Entro i prossimi 6/12 mesi si arriverà anche all’approvazione (in prima lettura) della riforma dell’architettura dello Stato. I provvedimenti più importanti riguardano la liberalizzazione dell’iniziativa economica e l’introduzione del vincolo di pareggio di bilancio sul modello già seguito da altri ordinamenti europei.
Le altre decisioni che sono state prese nel vertice di Bruxelles hanno riguardato l’aumento del Fondo salva- stati (Efsf) fino a raggiungere i 1000 miliardi di euro. L’aumento avverrà attraverso due opzioni possibili: la vendita di assicurazioni su sui titoli dei Paesi , oppure attraverso strumenti come lo special propose vehicle per attrarre i fondi da investitori esterni (come la Cina) o attraverso istituzioni internazionali come il Fondo monetario internazionale che ha già fornito la sua disponibilità. Per quanto riguarda il debito greco, il vertice di Bruxelles ha deciso di diminuire del 50% il valore nominale dei titoli greci, tranne quelli già acquistati dalla Bce, in questo modo le banche assicureranno al debito greco di tornare entro il 2020 ad un livello sostenibile. Un ulteriore contributo di aiuti del valore di 130 miliardi di euro verrà elargito alla Grecia entro il 2014. Per quanto riguarda la revisione del secondo piano di salvataggio della Grecia, dovrà essere approvato entro il 2011 e l’operazione sui bond greci dovrà essere realizzata all’inizio del 2012.
Berlusconi ha incassato un successo a livello europeo con la condivisione dei partner europei del suo programma di crescita e sviluppo. Le opposizioni e i sindacati italiani hanno invece dato il loro parere contrario alle linee programmatiche del governo, soprattutto per quello che riguarda la possibilità di licenziamenti per motivi economici. Il premier al suo ritorno da Bruxelles ha trovato una brutta sorpresa da alcuni membri del suo stesso partito, i quali (probabilmente una parte dei frondisti) gli hanno chiesto di dimettersi visto le difficoltà ad approvare le leggi, con questa esigua maggioranza che lo sostiene.







Investimento sicuro dice:
30 ott 2011 alle 17:07bah, non è che mi diano molta fiducia queste iniziative europee. Speriamo in Draghi perché finora si sono premiati i banchieri speculativi a danno dell’economia reale