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Ma perché l’Euro resta così forte?

Tra tutti i valori finanziari europei, quello che di gran lunga ha mantenuto maggiormente il suo valore è l’Euro.

Dall’inizio della crisi nel secondo trimestre 2010 infatti, i listini azionari europei hanno aperto un enorme “gap” negativo rispetto agli altri principali listini azionari mondiali tra i 20 e i 30 punti percentuali. Anche i titoli obbligazionari hanno mediamente subito forti riduzioni di prezzo (ad eccezione ovviamente di quelli tedeschi e olandesi), come ben sanno molti risparmiatori italiani.

La valuta europea invece ha sostanzialmente mantenuto il suo valore contro le più importanti divise mondiali, con oscillazioni nella maggioranza dei casi contenute in pochissimi punti percentuali.

La crisi che imperversa sul Vecchio Continente è da tutti definita “la crisi dell’Euro”, eppure proprio l’Euro sembra essere uno dei valori finanziari che meglio l’ha fino ad ora sopportata.

Quali sono i motivi di questa relativa forza della valuta europea? Proviamo a rispondere.

Banche centrali

Da un punto di vista strutturale la forza dell’Euro ha avuto storicamente una fondamentale motivazione: il comportamento delle banche centrali dei paesi esportatori, attraverso la decisione di diversificare le riserve valutarie accumulate grazie agli introiti derivanti dalle esportazioni.

Un esempio può aiutare a comprendere il meccanismo. Dato che circa l’80% degli scambi internazionali viene regolato in Dollari USA; i grandi paesi esportatori (come p.es. la Cina) tendono ad accumulare gli USD incassati dalle aziende esportatrici. Volendo perseguire la sopra citata diversificazione valutaria, le banche centrali vendono una parte dei Dollari incassati dai loro esportatori e comprano Euro. In questo modo si crea un meccanismo per il quale questi operatori istituzionali sono strutturalmente venditori di USD e compratori di Euro per cifre decisamente importanti (nell’ordine di qualche decina di miliardi al mese). Questo meccanismo è certamente uno dei fattori (non l’unico certo) per il quale il cambio Euro/USD e andato da 0,83 del 2001 a 1,60 del 2008.

Rimpatri bancari

Le banche centrali dei paesi emergenti hanno continuato i loro acquisti fino alla seconda metà del 2011, a quel punto sono stati sostituiti da alcuni grandi istituti bancari europei, che per far fronte alle esigenze di liquidità interna (in Euro), hanno cominciato a dismettere tutti gli investimenti esteri per riportare i soldi “a casa”, dove c’erano pressanti necessità (il così detto fenomeno del “rimpatrio”). Si calcola p.es. che le sole banche francesi abbiano rimpatriato tra i 60 e gli 80 miliardi di Euro al mese nell’ultima parte del 2011.

Nessuna fuga

Va poi sottolineato che la “crisi dell’Euro” degli ultimi due anni, non ha scatenato fughe di capitali al di fuori dell’area valutaria ma solo spostamenti all’interno di essa (dai paesi mediterranei alla Germania). Da questo punto di vista quindi, non ci sono stati “venditori naturali” dell’Euro dal suo interno, a differenza p.es. di quanto succedeva con la Lira italiana in periodi di crisi e nervosismo (per chi se lo ricorda basta tornare al 1992…).

BCE

A queste motivazioni legate ai flussi finanziari, si sovrappone ovviamente il comportamento della BCE, assai più intransigente di quello della FED e della Bank of England, che ha creato i presupposti per la forza relativa della valuta europea rispetto a USD e GBP negli ultimi 18 mesi.

Avendo trovato alcune spiegazioni plausibili alla “resistenza” dell’Euro, più importante per gli investitori è cercare di rispondere a una seconda domanda: questa forza relativa della valuta europea (o forse dovremmo dire “non debolezza”) può perdurare?

A questo cercheremo di rispondere nel nostro prossimo post.

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