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“Salvarsi” con le valute? Forse è una possibilità ma bisogna considerare le differenze.

La diversificazione valutaria, cioè l’investimento in divise diverse dall’Euro, sta diventando sempre più di attualità. Man mano che il tempo passa e i problemi dell’Euro e dell’Europa non vengono risolti, viene progressivamente meno la fiducia nella Valuta Unica europea e gli investitori cercano con crescente insistenza rifugio altrove.

La strategia potrebbe rivelarsi vincente, come abbiamo già sottolineato in altri post infatti l’Euro non è sottovalutato; inoltre la soluzione ai problemi europei sarebbe notevolmente facilitata da un massiccia svalutazione, che consentisse ai paesi economicamente più deboli di crescere attraverso le esportazioni.

Ovviamente invece, nel caso di epilogo “caotico” della crisi, l’Euro (o le nuove valute nazionali ad eccezione del Marco) subirebbero pesantissime perdite di valore.

Accumulare investimenti mobiliari in valuta quindi può avere senso, soprattutto se si punta su paesi con buoni fondamentali economici. Tuttavia non vanno sottovalutati i comportamenti strettamente finanziari, che influenzano le oscillazioni di breve termine in maniera preponderante.

Nelle fasi di accelerazione della crisi e di grande pessimismo degli investitori infatti, le dinamiche di vendita forzosa (c.d. deleveraging) e di fuga verso paesi rifugio (c.d. fly to quality), tendono a premiare alcune valute e a penalizzarne altre, spesso indipendentemente dai fondamentali economici dei rispettivi paesi.

La dinamica di deleveraging tende a favorire le valute nelle quali sono denominati i grandi fondi internazionali di investimento, poiché le richieste di riscatto impongono di vendere qualsiasi altra divisa e restituire quella di denominazione. Questa dinamica tende ad avvantaggiare enormemente il Dollaro USA, distanti secondi sono: Euro, Sterlina UK e Yen giapponese.

La dinamica di fly to quality tende a favorire paesi che offrono una combinazione di fondamentali economici buoni, mercati finanziari molto sviluppati e forti garanzie legali (non necessariamente in quest’ordine). Questa dinamica tende a favorire: Dollaro USA, Franco svizzero, Yen giapponese e (in misura molto minore) Sterlina UK.

Come già accennato, la combinazione di queste due dinamiche influenza in maniera preponderante i movimenti valutari nelle fasi di grande accelerazione della crisi, come p.es. nei mesi di agosto 2008 – marzo 2009.

Le valute quindi da privilegiare in situazioni di crisi estrema sono: Dollaro USA, Yen giapponese e Franco svizzero, oltre a Dollaro di Hong Kong, Dollaro di Singapore e Renminbi cinese (poiché legate al Dollaro USA).

Rispetto all’Euro, in situazioni di crisi estreme tendono ad avere un andamento sostanzialmente neutrale le seguenti valute: Sterlina UK e Dollaro canadese. Segnaliamo inoltre che nel periodo 2008-2009 anche alcune valute di paesi emergenti hanno “tenuto” o addirittura incrementato il loro valore rispetto all’Euro. Ci riferiamo in particolare a: Dollaro di Taiwan, Won coreano, Bath tailandese, Lira turca e Rand sudafricano.

Sempre rispetto all’Euro, tendono invece a deprezzarsi molte valute di paesi economicamente “sani”, sia di paesi sviluppati che emergenti. Fanno parte di questo gruppo: Dollaro australiano, Dollaro neozelandese, Corona svedese, Corona norvegese, Rublo russo, Real brasiliano, Peso messicano, e Zloty polacco.

Ovviamente, nel caso di significative svalutazioni contro Euro, quest’ultimo gruppo di valute è forse quello da prediligere nella seconda parte della crisi, quella successiva al momento di massima tensione e paura degli investitori.

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4 Commenti

4 risposte a ““Salvarsi” con le valute? Forse è una possibilità ma bisogna considerare le differenze.”

  1. Bingo dice:

    21 giu 2012 alle 10:52

    Articolo interessantissimo. Unica cosa non chiara è se quindi le valute come il Dollaro Australiano, Neozelandese, ecc. sono valute rifugio che si apprezzano in caso di euro crisi oppure no?

    Perché nell’ultimo paragrafo, parlando di tali valute, si dice: “Ovviamente, nel caso di significative svalutazioni contro Euro, quest’ultimo gruppo di valute è forse quello da prediligere nella seconda parte della crisi…”,

    ma nel paragrafo subito prima, sempre parlando delle medesime valute, si dice invce il contrario: “Sempre rispetto all’Euro, tendono invece a deprezzarsi molte valute di paesi economicamente “sani”, sia di paesi sviluppati che emergenti…”

    Quindi non ho capito?

  2. jcassociati dice:

    25 giu 2012 alle 16:02

    In pratica, anche alla luce dei comportamenti passati, queste valute potrebbero deprezzarsi (anche contro Euro) nella prima fase della crisi, per poi recuperare con gli interessi nella fase successiva. Quindi inizialmente non sono “difensive” ma poi lo dovrebbero diventare.

  3. BonifacioVIII dice:

    27 giu 2012 alle 16:07

    Salve e complimenti per l’articolo.
    Sappiamo che è possibile investire in valuta, ad esempio, anche attraverso ETF.
    Una domanda: ho diritto, nei confronti del gestore del fondo sul quale sono long, a richiedere una liquidazione in valuta diversa da quella di negoziazione (che supponiamo sia l’euro, nel caso io abbia acquistato sul ETF-Plus/MTA)? Se sì, questa valuta è quella di denominazione del fondo oppure quella del benchmark (potendo queste ultime essere diverse)?

    Grazie

  4. jcassociati dice:

    02 lug 2012 alle 13:36

    Normalmente no. La valuta di denominazione è quella che si riceve in caso di liquidazione, anche se il benchmark è in valuta diversa. Il cambio di valuta va quindi fatto successivamente con un’operazione separata.


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