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Ridurre le dissonanze

di Ilaria Carretta
Articolo a cura dall’Università Vita-Salute San Raffaele

Ovvero: come l’investitore tende a recuperare informazioni che convalidino la decisione presa, al fine di non entrare in conflitto con le proprie scelte. Il fenomeno è strettamente legato alla paura del rimpianto, di cui abbiamo già accennato.

Quando ci troviamo di fronte a due o più alternative, le ragioni che possono motivarci alla scelta dell’una o dell’altra sono molteplici: in ogni caso, quando si prende una decisione, qualsiasi essa sia, il cervello cercherà di evitare o di sminuire una convinzione conflittuale e cercherà sostegno per la scelta fatta. Ad esempio, una volta che una persona ha scelto e acquistato un oggetto particolare, eviterà accuratamente le pubblicità dei modelli concorrenti e cercherà le pubblicità dei modelli acquistati, filtrando irrazionalmente le informazioni che giungono in suo possesso.

Secondo la teoria della dissonanza cognitiva (Festinger), si crea una condizione di dissonanza, ovvero di incompatibilità, quando la constatazione: "Ho effettuato l'azione A" entra in conflitto con la credenza personale: "L'azione A potrebbe essere incompatibile con il mio atteggiamento".

Semplificando, la dissonanza è uno stato di tensione spiacevole che richiede un cambiamento cognitivo finalizzato a ridurre tale incompatibilità. Un soggetto convinto e pienamente soddisfatto della scelta fatta tende a dare scarso credito agli elementi che vi si trovano in dissonanza, concedendo maggior spazio a tutti gli elementi che la avvalorano.

Ovviamente, affinché la dissonanza abbia luogo, è necessario un certo impegno emotivo, cioè un attaccamento in qualche modo emotivo rispetto a una decisione.

Il livello di dissonanza è determinato da vari fattori come:
  1. l’importanza della decisione (quanto più percepisco importante la scelta, tanto più tenderò ad avvalorarla in futuro),
  2. l’attrattiva esercitata dalle diverse opzioni (quanto più le opzioni sono attraenti, tanto più si attiverà la dissonanza),
  3. la quantità e la differenziazione delle alternative (quanto più le alternative sono simili, tanto più avrò difficoltà a scegliere e avrò la tentazione di riconsiderare la mia scelta in futuro).
La dissonanza colpisce prevalentemente le persone più sicure di sé o comunque tutti quelli che si definiscono esperti in un determinato campo o settore e che, basandosi su modelli di analisi collaudati, si fidano ciecamente delle indicazioni di questi ultimi, ignorando le informazioni che provengono dal mondo esterno. Si può ricordare, a livello di esempio, l’esperienza della bolla Internet del 2000 quando, pur in presenza di un mercato in rapido deterioramento e di notizie di bilancio negative da parte delle società del settore, molti analisti continuavano ad emettere indicazioni di acquisto positive sulla gran parte dei titoli.

In campo finanziario, il fenomeno della dissonanza può risultare in un “bias di status quo” (quella situazione in cui non si riescono a modificare le proprie posizioni). Perché accade ciò? Le persone cercano di non prendere decisioni sbagliate per evitare il rimpianto, poiché i risultati di una decisione sbagliata sono percepiti come più negativi rispetto al danno che potrebbe incorrere non facendo niente. Questo porta le persone ad essere passive piuttosto che attive e a confidare sulle vecchie strategie piuttosto che sperimentarne di nuove.

Questo bias scompare improvvisamente quando i nuovi eventi sono così fortemente discordanti che non possono più essere ignorati.

Ci sono due modi di risolvere una dissonanza:
  1. Percezione selettiva: le persone percepiscono le informazioni principali che pongono a favore della decisione presa. Di conseguenza, l’informazione è distorta per incontrare un bisogno, e questo può causare future decisioni anch’esse distorte.
  2. Decisione selettiva: le persone agiscono in modo che la loro decisione iniziale, accompagnata da alti investimenti emotivi, porti ai risultati desiderati, pur dovendo pagare un alto prezzo. Queste continueranno quindi a investire su un progetto, sperando che non risulti una bolla di sapone.
E poi ce n’è un terzo, che prevede la possibilità di convivere con la dissonanza e farla diventare fonte di soluzioni adattive, modificando le proprie decisioni alla luce delle nuove informazioni acquisite.

Anche in questo caso, vediamo come si può tradurre questa terza alternativa nella disciplina degli investimenti:
  1. Scrivendo le ragioni per acquistare un'azione e rivalutando la loro validità nel tempo nel modo più spassionato possibile, gli investitori posso sforzarsi di mantenere una disciplina di vendita.
  2. Stabilendo un limite di tempo nel quale un'azione acquistata di recente deve dare la performance attesa. Se, per esempio, gli utili e/o le aspettative di prezzo non sono state soddisfatte dopo tre mesi, allora l'azione deve essere venduta. Quest’ultima è indubbiamente indicata a chi segue una strategia orientata alla crescita, per evitare di tenere in portafoglio titoli perdenti per un periodo prolungato di deterioramento del prezzo.

Ilaria Carretta   

Bibliografia
Festinger, L. (1957). A Theory of Cognitive Dissonance. Stanford, CA: Stanford University Press. Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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