NAVIGA IL SITO
Home » Guide » Psicologia e finanza » La relazione rischio/rendimento e le scelte di investimento finanziario

La relazione rischio/rendimento e le scelte di investimento finanziario

La valutazione vera, quella che da forma alle scelte reali di investimento non sempre segue criteri razionali. Così i comportamenti reali spesso non seguono la teoria. Quali sono, allora, i fattori realmente in gioco nella stima pratica del rischio finanziario?

di Federica Grazioli

Il concetto di rischio è da sempre associato al comportamento di chi investe.

All’interno delle teorie decisionali è stato postulato un importante nesso relazionale tra il rischio percepito e il rendimento desiderato: si tratta della relazione rischio /rendimento.

Essa identifica l’equazione generale: ad un maggior rischio corrisponde un maggior guadagno.

In altre parole si afferma che maggiore è il rischio, inteso come variabilità del rendimento di un’attività finanziaria, e maggiore sarà il rendimento nel lungo periodo.

Nella realtà quotidiana degli investimenti le decisioni degli investitori non sempre sono in linea con tale relazione, ma, come diversi studi condotti in ambito psicologico (Mertz, Slovich e Purchase, 1998; Slovich, 2000) hanno dimostrato:

  1. gli individui raramente concepiscono il rischio come qualcosa di oggettivo e misurabile;
  2. le persone hanno la tendenza ad evitare alternative più rischiose, andando spesso contro i loro reali obiettivi di investimento.
Ci sono diversi dati che sottolineano come la valutazione del rischio di un investimento non sia effettuata dagli individui in modo oggettivo.

Nella maggioranza dei casi di investimento finanziario, sia questo effettuato dal singolo risparmiatore sia dall’analista più esperto, sembra esistere una significativa influenza del grado di familiarità con l’informazione.

Vengono considerati meno rischiosi i titoli scambiati negli asset finanziari più familiari rispetto a titoli appartenenti agli asset meno familiari (Ganzach, 1999; 2000).

In altre parole, quando gli individui devono valutare titolo appartenenti ad asset che conoscono poco allora forniscono dei giudizi relativi al rischio e al rendimento che sono negativamente correlati tra loro.

In pratica in queste situazioni le persone si aspettano un rendimento maggiore quando il rischio è minore.

All’opposto, quando viene chiesto di valutare alternative di investimento appartenenti ad asset che l’investitore conosce bene, l’investitore si attende un rendimento maggiore dai titoli che valutano più rischiosi.

Nel 1997 Olsen ha dimostrato che la percezione e la valutazione del rischio in campo finanziario vengono effettuate basandosi principalmente su quattro distinti attributi:
  1. la possibilità di ottenere una perdita ingente;
  2. la possibilità di ottenere un rendimento inferiore agli obiettivi iniziali;
  3. l’abilità di gestire le perdite;
  4. il livello di consapevolezza finanziaria.
Gli studi proposti da Olsen hanno inoltre sottolineato come le differenze tra individui, relative alla percezione del rischio degli investimenti, sembrino dipendere in particolar modo da quanto le persone si sentano in grado di gestire le eventuali perdite.

Queste importanti considerazioni hanno trovato ulteriori conferme in alcuni lavori scientifici (Shefrin e Statman, 1999; Kahneman, Ritov e Schakade, 1999) all’interno dei quali viene chiaramente espressa l’idea di come i titoli siano valutati sulla base di:
  1. atteggiamento nei confronti degli stimoli;
  2. valutazione affettiva positiva o negativa associata ai suddetti atteggiamenti.
In linea con tali riflessioni, dunque, si prevedono risultati migliori per i titoli che si conoscono meglio e che si considerano generalmente come “buoni titoli”.

Federica Grazioli

Bibliografia
Kahneman D.E., Ritov I., Schakade D. (1999). Economic preferences or attitude expressions?: An analysis of dollar responses to public issues. Journal of Risk and Uncertainty, 19, 203-235.
Mertz C.K., Slovich P., Purchase I.F.H. (1998). Judgments of chemical risks: Comparison among senior managers, toxicologists, and the public. Risk Analysis, 18, 391-404.
Olsen R.A. (1997). Investment risk: the experts’ perspectives. Financial Analysts Journal, 53, 62-66.
Shapira Z. (1995). Risk taking: A managerial perspective. New York: Russel Sage Foundation.
Shefrin H., Statman M. (1999). Comparing expectations about stock returns to realize returns. Working paper, Santa Clara University, Santa Clara.
Slovich P. (1987). Perception of risk. Science, 236, 250-285.
Slovich P. (2000). The Perception of Risk: Risk, Society, and Policy Series. London: Earthscan Pubblications Ltdl.


Questo articolo è stato gentilmente fornito dall’Università Vita-Salute San Raffaele (http://www.unihsr.it/)

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
Tutti gli articoli su: la percezione del rischio
da

SoldieLavoro

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Un reddito uguale per tutti, ricchi e poveri, non soggetto a condizioni o prove. E nemmeno a promesse di impegno lavorativo. E' questo, il reddito di cittadinanza Continua »

da

ABCRisparmio

Carta Postepay: cos'è e come funziona

Carta Postepay: cos'è e come funziona

La prepagata di Poste Italiane permette di fare tante cose, anche su internet. E in ottima sicurezza. Cos'è e come funziona la carta Postepay. Continua »