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Il concetto di rischio finanziario

Molte delle insoddisfazioni legate agli investimenti finanziari derivano dalla mancata comprensione dei rischi. Termine generico per i comuni risparmiatori, per gli esperti è un elemento specifico e differenziabile in diverse tipologie

di Federica Grazioli

Facciamo un esempio per capire meglio: se investo 100€ in un investimento rischioso puntando ad un rendimento, ad esempio, dell'8%, il rischio è che realizzando questo investimento possa avere un rendimento inferiore o perfino negativo.

L'avverarsi di un evento sfavorevole di questo tipo può accadere per svariate ragioni, ciascuna delle quali identifica una tipologia di rischio diversa.

La maggior parte degli investitori comuni conosce solamente questa definizione generica di rischio, ignorando completamente le diverse sfaccettature e sfumature che nella pratica permetterebbero di muoversi con più tranquillità nei mercati finanziari e nei propri investimenti personali.

In realtà, infatti, come gli esperti del settore sanno molto bene, esistono tipi di rischio diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche e possibilità di individuazione.

1. Rischio specifico
Il rischio specifico è quella tipologia di rischio che si corre quando il risultato dell'investimento è legato alle sorti di pochi emittenti di strumenti finanziari.

Facciamo un esempio: se io investo il 50% del mio portafoglio in un singolo titolo azionario (ad esempio, le Eni) ed il resto in un singolo titolo obbligazionario (ad esempio, le obbligazioni San Paolo IMI) il risultato del mio portafoglio sarà influenzato principalmente dalle sorti di questi due emittenti.

E' possibile eliminare i rischi specifici investendo non in una singola azione ma, ad esempio, in un paniere di azioni che rappresenti una quota molto ampia dell'intero mercato.

Ad esempio, invece di investire in singole azioni del mercato americano si può investire nelle 500 azioni che compongono l'indice S&P500. Invece di investire in qualche singola azione europea si potrebbe investire nelle 350 azioni dell'indice S&P 350 Euro. Questo è possibile attraverso i fondi di investimento o, meglio, attraverso gli ETF.

Se invece andiamo a concentrare gli investimenti in singoli titoli ci esponiamo ad un tipo di rischio non più controllabile.

In questo caso il rischio diventa incertezza. L'incertezza è diversa dal rischio in quanto proprio il rischio è qualcosa di calcolabile (e quindi controllabile), mentre l'incertezza non è calcolabile.

Nessun risparmiatore comune dovrebbe avere un portafoglio il cui andamento è legato eccessivamente alle sorti di singoli emittenti di strumenti finanziari.

In parole povere, se avete in portafoglio singoli titoli per una quota significativa (maggiore del 15/20%) state correndo un rischio troppo elevato.

2. Rischio sistematico
Con questa espressione si fa riferimento al rischio legato alla "normale oscillazione del mercato" nel quale si sta investendo, e per questo motivo non è eliminabile.

Il rischio sistematico, diversamente dal rischio specifico, è calcolabile statisticamente in termini di "deviazione standard" detta anche volatilità.

Ad esempio, possiamo dire che il mercato azionario internazionale oscilla intorno al 20% annuo. Ciò significa che investendo 10 centesimi in un anno qualunque, alla fine dell'anno possiamo avere 8 centesimi o 12 centesimi.

3. Rischio del gestore
Questo tipo di rischio si verifica in tutte quelle situazioni in cui coloro che gestiscono il portafoglio dei comuni investitori, molto spesso i gestori di banca, investono il denaro a loro disposizione in un gran numero di titoli non con l'obiettivo di replicare ciò che fa l'indice del mercato nel quale si sta investendo, ma si pone l'obiettivo di fare meglio di quello che fa l'indice di riferimento.

In questo modo, il risultato dell'investimento sarà influenzato non solo dal rischio sistematico, ma anche dalla bravura del gestore.

Mediamente, questo è un rischio da non correre in quanto è dimostrato (sia da un punto di vista matematico che empirico) che la media dei soldi gestiti attivamente ha un risultato peggiore dell'indice del mercato. Questo avviene, essenzialmente, a causa dei costi della gestione attiva.

Il rischio del gestore produce incertezza. 

Non è possibile predire se è il gestore farà meglio o peggio del mercato.

I suoi risultati passati non ci dicono nulla circa il futuro e molto spesso i gestori cambiano da un fondo all'altro senza che il sottoscrittore del fondo possa fare nulla (spesso non ne viene neppure a conoscenza).

4. Rischio del "market timing"
Questa è una tipologia di rischio della quale si parla molto poco.

Nei 16 anni precedenti al 2000, il rendimento medio dei fondi comuni azionari distribuiti in America (che, per inciso, sono molto più efficienti dei nostri) è stato del 14% annuo. Il rendimento medio degli americani che hanno investito negli stessi fondi è stato del 5,3%! 

Perché questa enorme differenza?

Semplice: perché li hanno comprati e li hanno venduti, mediamente, sempre nel momento sbagliato!

Nel tentativo di non farsi sfuggire i periodi positivi di borsa e di cercare di limitare le perdite nei periodi negativi, hanno sempre, regolarmente, finito per guadagnare meno della metà di quello che avrebbero potuto guadagnare semplicemente stando fermi.

Quando si decide di modificare un investimento fatto in base ad una previsione, se poi questa non si realizza, per recuperare la perdita sarebbe necessario fare una modifica che produca un rendimento doppio.

Dopo due errori consecutivi sarebbe necessario avere un rendimento quadruplo per recuperare. In breve tempo è impossibile recuperare la perdita subita in seguito a scelte sbagliate.

Ma quel che è peggio è che questo rischio produce ancora una volta incertezza: non è calcolabile e non è controllabile.

Un comune risparmiatore non deve mai fare operazioni sugli investimenti fatti in base alle previsioni (proprie o altrui) circa l'andamento dei mercati finanziari. Le operazioni di acquisto o di vendita dei prodotti finanziari devono essere guidate principalmente dai propri flussi finanziari (cioè dalle nostre necessità di risparmio o di consumo).

E' provato che gli spostamenti fatti per cercare di fare meglio del mercato, mediamente, finiscono per produrre gravi perdite.

5. Rischio liquidità
Ci sono solo due modi per liquidare un investimento:

a) aspettare, quando esiste, la naturale scadenza e farsi rimborsare dall'emittente;
b) vendere lo strumento finanziario sul mercato.

La norma è utilizzare il secondo metodo.

Per vendere uno strumento finanziario sul mercato è necessario che ci siano acquirenti.

Se possediamo uno strumento finanziario che non viene scambiato sul mercato molto frequentemente (o, peggio, che non viene scambiato affatto) ci si espone ad un rischio liquidità. 

Ciò significa che per realizzare l'investimento sarà necessario vendere sottocosto rispetto al valore "corretto" di mercato. 

Per evitare questo rischio è necessario investire esclusivamente in strumenti che presentano molti scambi giornalieri.

6. Rischio valutario
Se compiamo investimenti denominati in una valuta diversa dall'Euro (Dollari, Yen, Sterline, ecc.), il risultato dell'investimento sarà influenzato non solo dall'andamento degli strumenti finanziari sottoscritti ma anche dal rapporto di cambio fra l'Euro e la valuta nella quale è denominato l'investimento fatto.

Questo cambio può essere favorevole o sfavorevole ma comunque influenzerà il risultato finale.

Ci sono buone ragioni sia per assumersi questo rischio (la diversificazione è la prima di tutte) sia per non assumerlo. E' comunque molto importante esserne consapevoli.

Federica Grazioli
Tratto da un articolo di Giovanni Donati

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