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Chi ha paura del rimpianto?

Una tra le forze principali che guidano le nostre scelte

di Ilaria Carretta

Molte delle nostre scelte sono guidate dalla cosiddetta "paura del rimpianto" ossia il timore per il potenziale rimpianto che potrebbe scaturire da una decisione mediocre, o da una decisione buona che si potrebbe rivelare mediocre. Per non ritrovarsi a dover ammettere di avere torto.

Il bello è che la nostra idea è, a volte, del tutto sproporzionata rispetto al danno reale che potremmo subire se l’errore si manifestasse veramente. 

Provate a rispondere a questa semplice domanda:
Avete acquistato delle azioni a 50 euro, e siete convinti che queste siano propense a salire ancora. Inaspettatamente, le azioni dopo qualche mese cominciano ad assumere un trend in discesa, passando dai 50 euro iniziali a 49 euro, e dopo qualche giorno, a 47,5. In dieci giorni, sono scese del 5%. Che fate?
  1. Le vendo immediatamente, anche se so che ci perderò.
  2. Mi faccio consigliare dal mio consulente finanziario.
  3. Ero convinto che sarebbero salite, perciò aspetto finché non recupero almeno la spesa iniziale.
Se la terza opzione vi sembra quella più ragionevole, siete in buona compagnia: la maggioranza delle persone tende infatti a prediligere l’eventualità di aspettare a vendere, con l’idea di recuperare la spesa. Quando le azioni perdono di valore, gli investitori sembrano posticipare la vendita di quelle azioni anche se potrebbero non corrispondere alle aspettative che si sono formati. 

Quando si comprano e vendono azioni, agire in modo da evitare la paura del rimpianto può portare a tenere troppo a lungo dei titoli perdenti in portafoglio e a vendere troppo in fretta titoli vincenti. Uno studio condotto da T.Odean ("Do investors trade too much?",1999) fornisce un'eccellente prova del fatto che questi comportamenti che si supponeva fossero comuni a molti investitori si siano rivelati essere una certezza.

In una situazione come quella presentata, vendere il titolo – perdendoci - vorrebbe dire dare corpo all'errore, così si ritarda la vendita e l’eventuale rimpianto derivante dalla remota possibilità che possano salire. La paura del rimpianto viene ritardata non accettando l'acquisto come un errore. 

Anche i titoli vincenti, d'altro canto, contengono il germe del rimpianto. La vendita delle azioni che stanno salendo rimuove sia la possibilità che quelle azioni perdano di valore sia il potenziale rimpianto nel caso esse scendano prima che il titolo venga venduto. 

Partendo da questo dato secondo cui gli investitori vendono le azioni vincenti e tengono quelle perdenti, e che in questo modo riducono la performance del loro portafoglio, che cosa si potrebbe fare per cercare di modificare questo comportamento? 

Il primo obiettivo è comprendere i motivi che stanno alla base di questo comportamento, per poter trovare poi i modi per superarli. Proviamo a questo punto a fare un esempio:
  1. Comprate un'azione e il prezzo sale. Partendo da un punteggio di neutralità pari a 0, quanto siete soddisfatti di questa situazione? La maggior parte degli investitori esprime un giudizio di soddisfazione pari a +1.
  2. Comprate un'azione e il prezzo scende. La maggior parte degli investitori esprime un giudizio di soddisfazione pari a -1.
  3. Un'azione che avete comprato sale ma poi scende. La maggior parte degli investitori esprime un giudizio di soddisfazione pari a -2.
  4. Un'azione che avete comprato scende ma poi sale. La maggior parte degli investitori esprime un giudizio di soddisfazione pari a +2.
In altre parole la maggior parte degli investitori preferisce registrare un miglioramento dopo una caduta, che una crescita rispetto al prezzo di acquisto. E la maggior parte degli investitori soffre la caduta del prezzo di un'azione dopo un guadagno, rispetto a un ribasso immediato rispetto al prezzo d'acquisto. 

A partire da queste premesse, che conseguenze possiamo aspettarci?
  1. Gli investitori venderanno le azioni vincenti perché dal punto di vista psicologico, un ribasso rispetto al guadagno attuale verrà vissuto in modo peggiore rispetto a un futuro miglioramento. (-2 rispetto a +1).
  2. Gli investitori terranno le azioni perdenti perché un'inversione di tendenza farà sentire molto meglio rispetto a un'ulteriore perdita. (+2 rispetto a –1).
  3. Se gli investitori mantengono un'azione perdente e poi questa risale, tenderanno a vendere quando vanno in pari, perché dover sopportare un eventuale ulteriore ribasso li farebbe sentire peggio rispetto al continuo miglioramento (anche qui, -2 rispetto a +1).
A fronte di queste considerazioni, il consiglio principale è quello di avere una strategia generale a cui riferirsi in tutte quelle situazioni in cui percepiamo che le nostre decisioni sono dettate dall’emotività.

Strategia A: Conoscere il momento "giusto" per vendere 
Tutti possono testimoniare che, sebbene si conosca questa tendenza e se ne misuri l'impatto negativo ogni volta, molti tendono a vendere le azioni vincenti ancora troppo presto. Un modo in cui ci si può controllare è mantenere un portafoglio finto di tutte le azioni che si vendono usando come prezzo di vendita il prezzo di acquisto, monitorando alla fine la discrepanza che esiste tra il vostro reale portafoglio e quello “simulato” sulla base di partenza. 
Attenzione, però: esistono dei momenti nei quali le azioni dovrebbero essere vendute anche se hanno buone performance. Per esempio se un'azione è cresciuta molto e ne possedete una buona percentuale nel vostro portafoglio, si potrebbe venderne una parte per riequilibrare il portafoglio. 

Strategia B: Superare la tendenza: aderire alle regole
È necessario avere una strategia con delle regole e aderirvi rigorosamente, oppure usare una strategia di squadra, nella quale una persona della squadra seleziona delle azioni e un'altra decide quando venderle - il tutto basato su una strategia comune, ovviamente. 

Ilaria Carretta

Bibliografia
Odean, Terrance. "Do Investors Trade Too Much?", American Economic Review, Vol. 89, Dec 1999, 1279-1298.
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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