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Le modalità di distinzione dei titoli obbligazionari

Iniziamo a dare le prime definizioni su alcune tipologie di obbligazioni così che, risolvendo anche certe problematiche terminologiche, impariamo a riconoscerle, individuarne le peculiarità ed evitare di confonderle

di Daniele Tortoriello

I titoli obbligazionari possono essere distinti in funzione di differenti approcci. Quelli da noi presi in considerazione basano la propria analisi su tre criteri:

  1. la remunerazione dell’obbligazione;
  2. l’emittente dell’obbligazione;
  3. la rischiosità dell’obbligazione.
Il primo criterio menzionato considera il modo in cui gli acquirenti-investitori sono remunerati, ossia il modo di calcolo dell’interesse. Abbiamo visto analizzando le caratteristiche generali di un’obbligazione che gli interessi possono essere corrisposti attraverso lo stacco di cedole periodiche. Tuttavia, la corresponsione di cedole non è obbligatoria e, pertanto, è possibile distinguere tra:
  1. obbligazioni senza cedola (zero coupon): sono obbligazioni che non danno diritto a ricevere un interesse periodico e il rendimento è dato dalla differenza fra il prezzo rimborso e quello di acquisto;
  2. obbligazioni con cedola: sono obbligazioni che distribuiscono una cedola periodica il cui ammontare può essere stabilito in misura fissa o variabile; pertanto, possiamo avere:
    1. obbligazioni con cedola fissa (fixed income), in cui l’ammontare delle cedole è predeterminato e se ne conosce fin dall’emissione l’entità;
    2. obbligazioni con cedola variabile (floater), in cui, generalmente, è fissata l’entità della prima cedola mentre l’entità delle successive è collegata all’andamento di un certo parametro di mercato e viene calcolata al momento della scadenza delle cedole.
Il secondo criterio di analisi si basa sull’emittente delle obbligazioni, ossia il soggetto che vende sul mercato primario i titoli per finanziarsi; si distinguono quindi:
  1. obbligazioni statali (Government Bond): meglio note come titoli di Stato, sono emesse da governi nazionali e rappresentano la fattispecie più diffusa sui mercati italiani;
  2. obbligazioni di emittente pubblico: sono emesse da amministrazioni locali o da enti pubblici;
  3. obbligazioni private (corporate bond): sono emesse da imprese private. Le obbligazioni corporate a loro volta si possono distinguere in subordinate, dette obbligazioni junior, e non subordinate, dette obbligazioni senior, in funzione della precedenza di liquidazione in caso di insolvenza del debitore. Inoltre, esistono alcune particolari tipologie di obbligazioni che possono essere emesse dalle società:
    1. obbligazioni con warrant: incorporano un diritto d’opzione (il warrant) per l’acquisto di un certo quantitativo di azioni dell’emittente  o di altra società;
    2. obbligazioni convertibili in azioni: danno diritto all’obbligazionista di convertire le obbligazioni in azioni dell’emittente secondo una certa proporzione;
    3. obbligazioni strutturate: sono titoli ottenuti combinando normali obbligazioni (obbligazioni plain vanilla) con altri strumenti finanziari, generalmente strumenti derivati; le obbligazioni strutturate sono studiate per affrontare determinate esigenze di mercato e sono costruiti con particolari clausole che incidono sulle modalità del rimborso e sull’entità delle cedole.
L’ultimo criterio di analisi si basa sulla valutazione del rischio di credito dell’emittente dei titoli, che viene effettuato da agenzie di rating specializzate, le quali fondano il loro giudizio di affidabilità dell’emittente sulla solidità economico-patrimoniale dell’azienda; si distinguono così:
  1. obbligazioni investment grade: sono titoli emessi da società che hanno mostrato una certa capacità a rispettare i propri impegni e presentano quindi un rischio di credito basso o moderato;
  2. obbligazioni speculative grade: sono titoli speculativi che offrono un rendimento elevato, proporzionale al rischio di credito dell’emittente.


Daniele Tortoriello
danitorto@hotmail.com
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