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La negoziazione dei fondi chiusi

E’ importante per un investitore saper distinguere tra Fondi Chiusi, numero di quote prestabilite a monte e riscatto solo a scadenza, e Fondi Aperti, quote e ammontare del capitale variabile, perché di fronte agli stessi deve avere un approccio diverso

di Mirco Leonelli

Trattando del Mercato Telematico dei Fondi (MTF) abbiamo introdotto il concetto di Fondo Chiuso Mobiliare e Immobiliare, collocandone la quotazione e trattazione nella "classe 2" di tale mercato. Ora entriamo più nel dettaglio di una tipologia di fondi, quelli chiusi, attualmente disciplinati dal D.Lgs n°58 del 24/02/1998 (Testo Unico della Finanza) e da una serie di provvedimenti di attuazione emanati dall’allora Ministero del Tesoro, ora Ministero dell’Economia e delle Finanze, e dalle autorità di vigilanza.

Prima di tutto però è necessario porre l'attenzione sulla parola "chiusi" attribuita a questi prodotti, che li distingue nettamente dai Fondi Comuni di Investimento Aperti nei quali siamo più abituati a investire. Parliamo di Fondi Chiusi quando l'emissione delle quote di partecipazione al Fondo avviene durante un arco temporale prestabilito, ad un dato prezzo e entro limiti quantitativi stabiliti ex ante dalla SGR, la Società di Gestione del Risparmio che gestisce il patrimonio del fondo. Le quote sono quindi fisse, quasi sempre invariate, a differenza dei Fondi Aperti dove l'emissione e il rimborso delle stesse avviene in via continuativa, ogni giorno, a prezzi diversi, a seconda delle richiesta degli investitori.

Diversa è di riflesso anche la modalità di disinvestimento delle quote possedute. Mentre nei Fondi Aperti l'investitore ha diritto di chiedere il rimborso in qualsiasi momento, in quelli Chiusi il riscatto avviene, quasi sempre, solamente al termine della durata prevista per il Fondo (di norma 10-15 anni), data in cui la SGR avrà provveduto a liquidare interamente gli asset detenuti.

Ho usato il termine “quasi sempre” in quanto va tenuto in considerazione che con il decreto n. 47 del 2003 è stata introdotta  per i Fondi Chiusi la possibilità di emissioni successive di quote e di rimborsi anticipati delle stesse, strada che molte SGR stanno percorrendo. Inoltre, come abbiamo visto in sede di presentazione del MTF, oggi le quote dei Fondi Chiusi Mobiliari e Immobiliari sono giornalmente negoziate sul mercato telematico italiano dando a chiunque la possibilità di acquistarle e venderle.

Negoziarle, però, vuole dire trasferirle da un investitore all'altro senza andare a intaccare il patrimonio del Fondo Chiuso. Questo rimane quindi al riparo da oscillazioni quantitative dovute agli umori degli investitori che, a differenza dei Fondi Aperti, non possono ritirarsi in massa dagli stessi pretendendo il riscatto delle quote. Questo, infatti, costringe il gestore di un Fondo Comune Aperto non solo ad avere sempre una parte del patrimonio investito in strumenti facilmente liquidabili ma anche a vendere prodotti in perdita per fare fronte alle possibili richieste di riscatto dei risparmiatori, con inevitabili ripercussioni negative sulla performance del fondo stesso.

Da queste poche considerazioni si può capire perché il Fondo Chiuso si presti molto bene ad essere investito in beni difficilmente negoziabili e che, per dare i frutti sperati, necessitano di tempo e pazienza. Lo sono gli immobili, siano essi residenziali, commerciali o di lusso (Fondi Chiusi Immobiliari) o le azioni/obbligazioni di società non quotate, di piccole medie dimensioni, appena nate o che necessitano di capitali per finanziare importanti progetti di crescita (Fondi Chiusi Mobiliari).

Ne deriva, di riflesso, che l'investitore che si avvicina a questi Fondi Chiusi deve avere un orizzonte temporale medio-lungo e, inoltre, deve essere disposto ad affrontare rischi generalmente più alti rispetto all'investimento in Fondi Aperti.


Mirco Leonelli   
mircoleo@libero.it

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