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I fondi a distribuzione di proventi

I fondi a distribuzione di proventi possono essere interessanti, ma non sono tutti uguali, anche se simili ad uno sguardo superficiale, sono molto diversi ed alternativi dal punto di vista sostanziale

di Antonio Lucenti 13 set 2010 ore 11:48
Un fondo a distribuzione di proventi provvede ad accreditare al sottoscrittore che abbia scelto questa opzione, in contanti, come se fosse una cedola e con cadenze varie, prestabilite (mensile trimestrale ecc) una parte del flusso cedolare o di dividendi, incassato dal fondo.

La definizione  a distribuzione di proventi o  a distribuzione di cedola sono ambedue leggermente non corrette ma ben comprensibili, la distribuzione è parziale e non totale perché siccome avviene ad intervalli piuttosto brevi   (mesi, trimestri) viene calcolata su previsioni ed una parte viene accumulata a vantaggio della valorizzazione della quota.

Si parlava di fondi a distribuzione di proventi, in occasione della nuova proposta di Pictet high dividend selection contenente l’opzione a scelta di ritirare mensilmente una cedola relazionata ai dividendi incassati in parallelo con l’ormai classico inossidabile global bond di Templeton, che offre la stessa opzione.

Dando per acquisito il fatto che:
1) il dividendo distribuito da una azienda è quella parte dell’utile (pay out in %) che l’assemblea dei soci decide di assegnare annualmente agli azionisti;
2) la cedola è la remunerazione di un debito che l’azienda ha contratto (per motivi vari che vanno dal finanziamento di nuovi progetti, alla rinegoziazione o di una razionalizzazione di un debito precedente).

Appaiono chiare le differenze tra i 2 prodotti, simili ad uno sguardo superficiale, molto diversi ed alternativi dal punto di vista sostanziali, ovvero complementari nella costruzione di un portafoglio.
infatti:
1) il dividendo essendo legato ai risultati aziendali ed alle decisioni dell’assemblea è per sua natura discontinuo nel tempo ed aleatorio;
2) la cedola invece proviene da un impegno debitorio  preciso e regolato ufficialmente dall’azienda .

In sostanza: nel mercato possiamo trovare moltissime aziende che per decenni hanno potuto e voluto soddisfare i propri soci distribuendo con regolarità dividendi anche generosi (Yum!brands, Coca Cola, Kraft foods, Enel, Merck Unipol priv, Du Pont, E.On e moltissime altre) in molti casi anche in continuo annuale incremento ( Johnson&Johnson (*), Abbott lab., Procter Gamble, Kimberly Clark, Cheniere, varie del tabacco e molte altre).

In genere sono aziende che hanno una lunga storia, una tradizionale presenza, commerciale o produttiva, un marchio consolidato da anni di qualità industriale e di capacità di rinnovamento, con flussi di utili regolari o in lenta ma sicura crescita, spesso producono o commercializzano beni indispensabili o di largo consumo o erogano servizi di utenze.
Malgrado la limitata volatilità che in generale caratterizza il valore di queste azioni ed il rapporto prezzo/utili (P/E) piuttosto moderato (azioni value), l’incremento del prezzo nel tempo permette sicuramente di mantenere attualizzato il valore dell’investimento, in quanto collegato alle condizioni ed all’evoluzione del mercato e del costo della vita in generale. La qual cosa non è da sottovalutare.
 
Nel mercato del debito le cose vanno diversamente. Perché le condizioni di durata del rimborso, di remunerazione del creditore e le eventuali condizioni accessorie pur essendo soddisfacenti al momento della sottoscrizione ed in certi casi adeguabili alle mutate condizioni di mercato, rimangono sempre piuttosto ingessate e potrebbero non essere più tali al momento del rimborso. Il vantaggio che si ottiene con la partecipazione ad un fondo ben gestito, sta tutto nella gestione dei prodotti, che provvede a minimizzare l’effetto immobilità del singolo titolo specie se di lunga durata.
 
Va da sé che non sarebbe possibile paragonare un high yeld obbligazionario con i prodotti appena visti, che operano nella stessa fascia qualitativa di mercato, nell’ambito di aziende di qualità e tradizione, mentre l’alto rendimento obbligazionario accede a rischi molto superiori per propria natura e destinazione, nel debito più remunerato appunto per ridotta valutazione del debitore.
 
A questo punto parlare di dilemma tra cedola e dividendo non ha più nessun senso, dipende dalle proporzioni, ognuno sceglierà il piatto forte che gli è più congeniale e che di volta in volta farà la parte dello spaghetto mentre l’altro potrà fare da condimento.


(*)
Un esempio per chiarire le dinamiche alla base delle differenze esposte tra la dinamicità dell’investimento azionario e la staticità del risparmio obbligazionario che a scadenza rende il capitale prestato senza rivalutazione.
Qualche buon motivo per condividere l'interesse di W. Buffet per Johnson & Johnson:
fonte http://www.streetauthority.com/a/ignore-bond-bubble-and-follow-buffetts-lead-456535
•     76 straight years of sales increases 76 anni di aumenti delle vendite
•     27 consecutive years of earnings increases 27 anni anni cosecutivi di aumenti degli utili
•     48 consecutive years of dividend increases 48 anni consecutivi di aumenti del dividendo
•    70% of sales are from products with a No. 1 or No. 2 global market share  nell'ambito del mercato di riferimento ha una porzione del 70% delle vendite e  con prodotti che occupano i primi posti per diffusione
•    "AAA" rated credit by both Moody's and Standard and Poor's ha un eccellente ratig creditizio da parte di Moody's and Standard and Poor's
•     Approximately 25% of products sold in 2009 were introduced in the past five years ha una tale capacità innovativa che il 25% dei prodotti venduti nel 2009 sono stati introdotti alla vendita negli ultimi 5 anni


Per approfondimenti:

I fondi comuni di investimento

La costruzione di un portafoglio obbligazionario

Una strategia di investimento obbligazionario


Antonio Lucenti
Promotore finanziario
lucenti@antoniolucenti.it
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