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Aumenti di capitale a pagamento: diritto di opzione e arbitraggio

Presentiamo un esempio numerico di arbitraggio di diritto di opzione nel caso di un aumento di capitale a pagamento

di Daniele Tortoriello
Riprendiamo l’esempio numerico di aumento di capitale a pagamento esposto nell’articolo precedente (Aumenti di capitale a pagamento: un esempio numerico).

I dati del caso pratico sono:
  1. PAcum = 150 euro (prezzo di mercato dell’azione prima dell’aumento di capitale);
  2. CS = 130 euro (costo di sottoscrizione o prezzo di emissione delle nuove azioni);
  3. PTAex = 140 euro (nuovo prezzo d’equilibrio post aumento di capitale);
  4. VDT = 10 euro (valore teorico del diritto d'opzione calcolato come differenza tra prezzo di mercato ante aumento e prezzo d’equilibrio post aumento di capitale).

Si intuisce facilmente che nel caso in cui il prezzo d’emissione coincide con quello di mercato ante aumento, il nuovo prezzo d’equilibrio post aumento è uguale a quello ante e il diritto d'opzione vale zero.

Ricordiamo che il valore teorico del diritto di opzione (VDT) può divergere dalla sua effettiva quotazione di mercato (VDM) e che la relazione tra i due valori deve essere considerata per decidere se cedere il diritto ed acquistare l'azione oppure se esercitare il diritto di prelazione. Se il valore di mercato del diritto (VDM) è superiore al valore teorico (VDT), il socio vende il diritto e acquista l’azione mentre il non socio, che desidera detenere l’azione, non acquista il diritto di prelazione e compra il titolo direttamente sul mercato. Se invece il valore di mercato quota sotto il valore teorico le indicazioni saranno opposte a quelle appena descritte.

Chiariamo quanto detto con un esempio, supponendo, in aggiunta ai dati precedenti, che:

VDM = 12 euro (valore di mercato del diritto d'opzione).

Pertanto, poiché VDT è pari a 10 euro, siamo nel caso di prezzo di mercato maggiore del valore teorico:

VDM > VDT.

Il socio quindi avrà convenienza a vendere il diritto e acquistare l’azione sul mercato, riducendo così il costo di acquisizione del titolo al di sotto del prezzo di sottoscrizione. In questo modo, invece di pagare per ogni azioni 130 euro (costo di sottoscrizione dato dall’esercizio del diritto), pagherà 128 euro, che è pari alla differenza tra il prezzo post aumento di capitale, a cui si acquista il titolo sul mercato, e il valore di mercato del diritto di opzione lucrato con la vendita del diritto stesso (140 - 12).

Il potenziale azionista, a sua volta, acquisterà direttamente l’azione sul mercato pagando 140 euro, somma inferiore a quella che sborserebbe se comprasse prima il diritto (12 euro) e poi lo esercitasse pagando il prezzo di sottoscrizione (130 euro) infatti, pagherebbe in totale 142 euro.

Daniele Tortoriello 
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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