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Marco Usa, vendite al dettaglio

di Marco Delugan
Il rapporto mensile sulle vendite al dettaglio elaborato dal Dipartimento del Commercio contiene molte informazioni sull’andamento del commercio al dettaglio nella grande e nella piccola distribuzione. Non comprende i servizi, per questo monitora circa un terzo dei consumi degli americani. Il dato più importante è il totale delle vendite. E’ un indicatore seguito con molta attenzione da economisti e operatori dei mercati finanziari perché segnala l’andamento della domanda per consumi, che contano per circa il 70% del prodotto interno lordo.

Cos’è il rapporto sulle vendite al dettaglio

L’”Advance Monthly Sales for Retail and Food Services” contiene diverse misure delle vendite del commercio al dettaglio, e comprende sia la grande che la piccola distribuzione. Non include la spesa per i servizi, per questo monitora l’andamento di solo un terzo dei consumi degli americani. I dati possono risentire molto di fattori stagionali, come le vacanze o le faste natalizie. Per questo i dati vengono “destagionalizzati”.

Come viene elaborato

Il Ministero del Commercio contatta 13mila dettaglianti, tra piccola e grande distribuzione; non tutti nello stesso momento, ma in due fasi successive. Per questo, e per il possibile ritardo nell’invio delle risposte, i dati presentati nel rapporto possono subire revisioni rilevanti. Ne vengono pubblicate tre versioni, la terza è quella definitiva. Visto il numero e la possibile rilevanza delle revisioni, i dati presentati nella prima pubblicazione non sono particolarmente affidabili. Meglio guardare alla media mobile a tre mesi, oppure ai dati degli ultimi tre mesi e compararli con lo stesso periodo dell’anno precedente.

I dati più importanti

Il totale delle vendite al dettaglio, il totale meno le vendite di automobili, e la spesa per la benzina. Le auto vengono sottratte perché particolarmente volatili, in termini di vendite, e sottrarle permette di ottenere una stima migliore del trend in atto. Il prezzo della benzina può variare per cause geopolitiche. Visto che la domanda per questo bene è poco elastica, varia poco anche di fronte a variazioni consistenti del prezzo, la crescita di questa voce può non essere un segnale positivo per l’intera economia. Anche perché maggiori esborsi per la benzina possono costringere a ridurre la spesa per altri beni.

Vendite al dettaglio, importanza per il mercato: alta

Nel breve periodo è la domanda aggregata a determinare il livello della produzione, e l’ Advance Monthly Retail Sales è un indicatore importante del livello della domanda, anche se non comprende la spesa in servizi, e permette la stima di una parte significativa del prodotto interno lordo. I consumi, infatti, contano per circa il 70% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Una crescita delle vendite al dettaglio, specie se non prevista dal consensus, è solitamente accolta in modo favorevole dai mercati finanziari, con possibile crescita degli indici. Al contrario, una sua diminuzione può portare ad una flessione. Quasi sempre muove i mercati. L’”Advance Monthly Sales for Retail and Food Services”, è molto tempestivo: di solito viene pubblicato solo due settimane dopo la fine del mese.

Effetto sulle obbligazioni
Gli obbligazionisti non vedono di buon occhio l’inflazione, e le fasi di crescita economica potenzialmente inflative. L’inflazione, infatti, riduce il rendimento reale delle obbligazioni, e può spingere la banca centrale ad alzare il tasso di riferimento, tutti fattori che posso stingere al ribasso i prezzi. E incrementi dei consumi superiori alle attese, soprattutto quando l’economia è già da tempo in crescita, possono far presagire una prossima accelerazione dell’inflazione.

Effetto sulle azioni
Il mercato azionario di solito apprezza la crescita economica. Maggiori consumi possono voler dire maggiore attività, maggiore occupazione e ulteriore spesa. E l’aumento dei profitti aziendali, una delle cause fondamentali dell’andamento dei corsi azionari. A incrementi dei consumi superiori alle attese, quindi, può seguire la crescita delle quotazioni. A complicare il quadro, però, l’andamento dei tassi di interesse: una loro crescita può influire negativamente sul prezzo delle azioni. Il risultato dell’interazione di queste due “forze”, profitti e tassi di interesse, dipende dalla loro intensità.

Effetto sul dollaro
L’aumento dei tassi di interesse ha un effetto positivo sul dollaro, di solito, in quanto rende più conveniente l’investimento in obbligazioni, conti correnti, certificati di deposito e altri strumenti di investimento a reddito fisso. Una crescita inaspettata dei consumi, quindi, soprattutto se potenzialmente inflativa, e quindi foriera di un possibile incremento dei tassi, può farne crescere la quotazione. In questo caso, però, entra in gioca un’altra variabile. Se la crescita dei consumi dovesse far salire di molto le importazioni, questo potrebbe generare pressioni al ribasso. Per acquistare beni dall’estero, infatti, gli americani devono vendere dollari per ottenere altre valute, quelle adatte allo scambio desiderato.

Frequenza: mensile, e i dati riguardano il mese precedente

Fonte: U.S. Census Bureau

Linkhttp://www.census.gov/marts/www/marts.html


Revisioni: Possibili per i due mesi precedenti l'ultima lettura


Altri indicatori su consumi e fiducia consumatori:

Reddito personale e spesa

Indice sulla fiducia dei consumatori (Conference Board)

Indice sulla fiducia dei consumatori (Università del Michigan)

Tutti gli indici macroeconomici


Marco Delugan
marcodelugan@soldionline.it

 

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