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Macro Usa, indice dei prezzi alla produzione

di Marco Delugan
L’indice dei prezzi alla produzione è il più antico indicatore dell’inflazione elaborato negli Stati Uniti d’America. La prima pubblicazione risale al 1902. Si tratta in realtà di una famiglia di indici in cui i più importanti sono quello delle materie prime, quello dei prodotti intermedi, e quello dei prodotti finiti. Quello seguito con maggior attenzione dagli operatori dei mercati finanziari è l’indice dei prodotti finiti. Il rapporto sui prezzi alla produzione viene elaborato tutti i mesi dal Dipartimento del Lavoro.

Cos’è l’indice dei prezzi alla produzione

Consiste in un insieme di indici sull’andamento dei prezzi pagati da grossisti e imprese, a diversi stadi della produzione; una famiglia di indici che comprende quello delle materie prime; quello dei prodotti intermedi; e l’indice dei prodotti finiti.

Come viene elaborato

Ogni mese il Dipartimento del Lavoro riceve le risposte ai questionari spediti a 30mila aziende del paese sull’andamento del prezzo di 100mila prodotti. Solo beni, nel paniere che sta alla base dei calcoli non sono compresi servizi.

I dati più importanti presentati nel rapporto sui prezzi alla produzione

Come abbiamo appena visto, gli indici elaborati dal Dipartimento del Lavoro sono tre: materie prime, prodotti intermedi, prodotti finiti. L’indice più seguito è quello dei prodotti finiti, che rappresenta l’andamento dei prezzi pagati dai grossisti. Per evitare che variazioni straordinarie del tempo atmosferico provochino variazioni altrettanto straordinarie nei prezzi dei prodotti alimentari, o che questioni geopolitiche provochino improvvise mancanze di petrolio e impennate del suo prezzo, e tutto questo alteri la percezione del vero trend inflativo, viene calcolato anche l’indice “core”, che esclude alimentari ed energia, e rappresenta più da vicino il reale trend dell’inflazione all’ingrosso.

Indice dei prezzi alla produzione, importanza per il mercato: alta

L’inflazione è uno dei principali nemici dei mercati finanziari: deprime solitamente i corsi obbligazionari, alzandone i tassi di interesse; contribuisce ad abbassare le quotazioni azionarie; e, se troppo galoppante, a ridurre il valore del dollaro. E’ il primo indicatore sull’inflazione a venir pubblicato, anche per questo riceve una particolare attenzione. Letture diverse dalle attese possono avere effetti importanti sull’andamento dei mercati finanziari.

Effetto sulle obbligazioni
La crescita dei prezzi alla produzione può spingere al rialzo anche i prezzi al dettaglio. Non ci sono relazioni rigide, perché i fattori che incidono sui prezzi sono tantissimi, ma in capo a 6/9 mesi, di solito, alla crescita dei prezzi alla produzione segue quella dei prezzi al consumo. La crescita dei prezzi al consumo, a sua volta, riduce il valore reale dei rendimenti obbligazionari spingendo la vendita degli stessi, e la flessione del loro prezzo. Inflazione attuale e prospettica in crescita, soprattutto se superiori alle attese, possono quindi deprimere i prezzi delle obbligazioni e spingere verso l’alto i tassi di interesse. E viceversa, se l’inflazione risulta tale da non preoccupare, o è in linea con le attese. 

Effetto sulle azioni
Nella maggior parte dei casi, l’effetto dell’inflazione sulle azioni è lo stesso descritto per le obbligazioni. Nel caso dei prezzi alla produzione, in particolare, aumenti dei prezzi di materie prime e di prodotti intermedi pesano direttamente sui bilanci riducendo profitti e dividendi, e quindi deprimendo i prezzi delle azioni.

Effetto sul dollaro
La crescita dei prezzi alla produzione, soprattutto se superiore alle attese degli analisti, suona di solito come un campanello d’allarme per chi investe nei mercati valutari. L’inflazione, infatti, riduce il potere d’acquisto del dollaro e, quindi, il rendimento reale degli investimenti denominati in dollari. E questo, considerando invariate le altre condizioni dell’economia, porta alla vendita di dollari e all’acquisto di altre valute che possono essere diventate più interessanti. Si possono realizzare anche situazioni particolari, particolari incroci di tassi di inflazione, di crescita dell’economia, di politica monetaria tale per cui una moderata inflazione può essere favorevole alla crescita del valore del dollaro.

Frequenza: mensile

Fonte: Bureau of Labor Statistics, Dipartimento del Lavoro

Link: http://www.bls.gov/ppi/

Revisioni: Possibili revisioni dei dati mensili. Revisioni annuali vengono pubblicate in febbraio, e possono riguardare fino ai cinque anni precedenti il momento della pubblicazione.


Marco Delugan
marcodelugan@soldionline.it

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